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Quella Pandora vista da Ravenna

Quella Pandora vista da Ravenna

Di Giovanni Francesco Solone

Prima esperienza in 3D al Cinemacity di Ravenna, un esperimento per il quale occorre ringraziare ScreenWeek che mi ha scelto come suo inviato per la città di Ravenna (appunto), una volta tanto ho potuto giocare in casa 🙂

James Cameron sforna il suo secondo kolossal dopo quel Titanic appartenente all’ormai lontano 1997. Spendo qualche parola sull’esperienza 3D, rivolgendo chiaramente attenzione al cinema dove ho potuto prendere visione della pellicola. Evito il 3D nel quotidiano per la scomodità del “doppio occhiale” (devo sovrapporre gli occhiali polarizzati ai miei da vista) e –soprattuttoperché non ha nulla da invidiare al 2D. Se il film vale la spesa del biglietto vuol dire che è un film di qualità, non ha bisogno di “trucchetti” per piacere, magari può essere un semplice “plus” al valore del film stesso, penso però che questa mia idea sia condivisa da parecchi spettatori, sono alla ricerca di conferme (l’area commenti è li per voi). Per questa particolare pellicola penso che il 3D sia invece necessario, solo così riuscirete a rimanere a bocca aperta per gli splendidi colori, le ambientazioni, quei piccoli grandi dettagli che in modalità “piatta” si perderebbero inesorabilmente …

James Cameron ha fatto centro dove tanti hanno fallito precedentemente. Tanto per rendere l’idea: Ravenna conta 157.000 abitanti (centinaio più, centinaio meno) ed il Cinemacity ha (da poco tempo) allestito due delle sue sale con il 3D a totale disposizione dei cittadini desiderosi di diventare protagonisti delle pellicole. Arrivare alle casse e sentirsi dire “Mi dispiace, i biglietti per gli spettacoli (tutti) sono prenotati per questi due giorni” (riferendosi a venerdì e sabato) è già un successo, a prescindere da quello che penserà la gente una volta uscita dal cinema. Io e Ilaria abbiamo quindi preso parte allo spettacolo delle 20.30 di ieri sera (questo perché anche gli spettacoli precedenti erano già pieni solo grazie alle prenotazioni). Sala chiaramente piena, tutti in silenzio religioso, ancora più di quello che ci si aspetta di trovare in un luogo sacro forse, per la prima volta nessun bambino ha osato fiatare.

Avatar è un capolavoro sotto tanti punti di vista, primo fra tutti –come dicevo un paragrafo e mezzo fa– l’ottima resa grafica, quelle ambientazioni tanto lontane dalle realtà ma tanto vicine all’immaginario comune di natura incontaminata e libertà totale, quelle creature strane e affascinanti che compongono il popolo dei Na’Vi, quel rapporto così profondo con ciò che ci circonda, il rispetto per ciò che ci viene concesso con l’obbligo morale di non maltrattare niente e nessuno che dovrebbe essere regola primaria per ciascun essere vivente. L’esatto opposto di ciò che l’umano fa oggigiorno. Il messaggio di Cameron è limpido, lo si capisce dalle prime battute. L’uomo è l’unico essere che uccide per puro piacere, questo è un dato di fatto. Avatar basa la sua trama proprio sul desiderio di conquista dell’essere vivente “più intelligente“, la forza militare bruta che può conquistare qualunque cosa, senza compromesso alcuno. Evidentemente non è così che gira il mondo per Jake Sully (all’anagrafe: Sam Worthington), ex-marine divenuto invalido e fratello gemello dello scienziato RDA che avrebbe dovuto avvicinare l’uomo al popolo Na’Vi, morto poco prima di cominciare la nuova avventura sul pianeta Pandora.

Non voglio e non posso anticiparvi null’altro, tanti dei lettori potrebbero non ancora essere riusciti a vedere la pellicola e non sarò certo io a “rovinargli la sorpresa” … posso solo dire che nonostante una trama assolutamente scontata (prevedibile fin troppo prima del dovuto) e ispirazioni a capolavori precedenti come Matrix (spero avrete collegato la simbiosi mentale tra l’umano e l’avatar) o Jurassic Park (creature fantastiche e natura incontaminata), il progetto 880 non delude e lascia un buon sapore in bocca all’uscita dalla sala.

Difficilmente riesco a dare supporto alla critica feroce contro questa realizzazione, di certo non si può però promuovere a pienissimi voti l’impegno e l’indiscussa bravura di Cameron. Una sorta di via di mezzo che soddisfa tutti, addetti ai lavori o semplici appassionati, gente che non ha mai visto un film in 3D e bambini che desiderano sognare ad occhi aperti, con quel barlume di speranza che un domani possa esserci e che possa andare d’accordo con la natura che per il momento si sta limitando –davvero– a restituire solo una parte del dolore che fino ad ora l’uomo le ha inflitto nel corso degli anni.

Concludo questa mia recensione con un consiglio che ben conoscono tutti quelli che solitamente mi leggono su Gioxx’s Wall (questo perché stavolta la pubblicazione viene replicata anche sul blog di ScreenWeek): vivamente consigliata la visione cinematografica, “obbligatoria quella in 3D” azzarderei …

Avatar senza 3D è come una Sacher senza cioccolato, una Ferrari senza ruote, una campagna PPC senza landing page 😀 (dplastino@Twitter)

Tanto per far felici alcuni di voi, riporto anche l’indirizzo della galleria ufficiale del film Avatar su Flickr, superfluo dire che potreste trarne sfondi assolutamente spettacolari, vero?

flickr.com/photos/officialavatarmovie

Buon divertimento a tutti coloro che andranno al cinema, ancora grazie a Davide e Silvia di ScreenWeek per l’opportunità 🙂

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