Avatar, la recensione in anteprima

Avatar, la recensione in anteprima

Di Gabriele Niola

Avatar Poster ItaliaRegia: James Cameron
Cast: Sigourney Weaver, Michelle Rodriguez, Giovanni Ribisi, Zoe Saldana, Laz Alonso, Sam Worthington, Joel Moore, Wes Studi, Stephen Lang, CCH Pounder, Matt Gerald, Dileep Rao
Durata: 160 minuti
Anno: 2009

Tanto se n’era parlato che si rischiava di arrivare carichi di aspettative ed essere delusi per principio. Anche perchè con quello che sembrava avessero promesso era difficile non essere delusi. Invece Avatar è un film come molti altri, dalla storia canonica, dallo svolgimento classico, dalla morale molto americana (si va bene che gli alieni sono gli indiani e sono meglio dei marine, ma alla fine se volete vincere dovete fare come gli americani) e dai colpi di scena molto prevedibili. Molti saranno delusi da questo e invece vedendo il film si ha l’impressione che forse proprio questa ordinarietà lo rende importante.

Perchè Avatar, lo sappiamo a memoria ormai, pur avendo una storia come altre già sentite è girato come nessuno mai è stato girato prima, con tecnologie mai viste prima usate con una continuità, una qualità e un’innovatività mai viste prima. Il massimo del nuovo per fare un film che non solo è il massimo del canonico ma anche il massimo del conosciuto. Dentro Avatar confluiscono Pocahontas, L’Ultimo dei Mohicani (hanno chiamato Wes “Magua” Studi a fare il capo degli alieni!), Balla coi Lupi, Blade Runner, l’11 settembre, il Vietnam, il western (gli alieni hanno un tema musicale da indiani, si danno nomi indiani e hanno anche un accento vagamente indiano), la fantascienza, l’ecologismo, Matrix, internet (Pandora praticamente funziona come la rete delle reti), l’animismo da Guerre Stellari e molto altro ancora senza però che si abbia l’impressione del furto o del plagio. Il più grande merito di James Cameron (parlando di contenuti) è di aver amalgamato con classe e molta bravura da grande narratore tanti tipi di storie, racconti, mitologie ed immagini diverse facendo confluire l’immaginario cinematografico americano del ‘900 in un film che dovrebbe essere il futuro.

La parte originale sta in come il film metta in scena la sua stessa realizzazione. Il marine comanda il corpo del suo Avatar come Sam Worthington comanda il personaggio digitale, cioè si parla di fare cose impossibili per un essere umano usando altri corpi in luoghi inimmaginabili. Il film si apre con l’occhio umano e si chiude con quello Na’Vi del medesimo personaggio, una cosa che fa venire in mente Blade Runner e che rimette l’accento sul concetto di visione. Quando i marine arrivano su Pandora rimangono stupiti da quello che vedono, un mondo incredibile e stupefacente, la nuova frontiera dell’umanità, allo stesso modo con cui lo spettatore rimane colpito e meravigliato da come Cameron riprenda quei luoghi inesistenti, realizzando immagini che cercano di essere la nuova frontiera del cinema.

Ma andando più all’essenza e in parole povere Avatar è un bel film perchè alla fine quando il cattivo perde (e non chiamatelo spoiler!) noi siamo sinceramente contenti e sollevati. Effetto mai facile da raggiungere. E tanto basta.
Certo ci sono molte cadute di stile, certo gli alieni non sono il massimo dell’originalità, certo il passaggio da uomo a corpo avatar è praticamente Stargate (terribile), certo ci sono topoi tutti hollywoodiani come il discorso motivazionale prima dello scontro finale, c’è lo scontro finale, c’è l’eroe solitario e l’amore proibito insomma tante cose che magari uno se le poteva anche risparmiare e che di certo non mi metterò a difendere perchè la forza di Cameron è che alla fine il film, in una parola, riesce. E se per altri film questo non è mai stato sufficiente, per Avatar che ha il compito di traghettare (speriamo) il mestiere di regista in un’altra era fatta di nuove potenzialità aggiunte alle solite, è sufficiente. Probabilmente non sarà il film della vostra vita ma è un bel film che porta a tutti un nuovo modo di fare cinema.

Ora la parte delle FAQ: il 3D funziona? Alla grande, senza oggetti che escono o altre cose barocche ma anche senza difetti, c’è profondità e ci sta bene. E’ utilizzato come parte del linguaggio filmico? Non mi sembra proprio. Il performance capture è innovativo e indistinguibile dagli attori dal vero? Si nel 90% dei casi, in certi punti gli occhi più attenti notano qualche movimento non perfetto ma per il resto il personaggio non suona mai fasullo. Cameron ha raggiunto quello che si proponeva? A livello tecnologico direi proprio di si, nulla mai è stato fatto di così grosso ambizioso e funzionante dall’inizio alla fine.

Rivoluzione o bufala? Bel film o solita americanata? Cameron ci ha preso in giro o ha vinto ancora? Qui le altre critiche

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