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21 dicembre 2009 • 15:27 • Scritto da Gabriele Niola

Arthur e la vendetta di Malthazard, la recensione in anteprima

Tornano le avventure tra realtà e mondo immaginario di Arthur nel secondo capitolo della trilogia animata di Luc Besson. Se ne sentiva il bisogno?
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Arthur e la vendetta di Malthazard Poster FranciaRegia: Luc Besson
Cast: Penny Balfour, Freddie Highmore, Mia Farrow, Robert Stanton
Durata: 104 minuti
Anno: 2009

In carriera Besson ha fatto di tutto, pure l’animazione. Arthur e la vendetta di Malthazard è addirittura il suo secondo lungometraggio animato (un terzo arriverà a chiudere la trilogia). Passare da Nikita e Leon ad un film che fonde animazione in CG e cinema dal vero con in mente unicamente il pubblico infantile ha un che di audace forse troppo audace, almeno a giudicare dai risultati.

Se Arthur e il popolo dei Minimei aveva almeno brillato per il risultato tecnico raggiunto all’epoca (era il 2006) questo secondo capitolo risulta ormai obsoleto, poco espressivo e abbastanza indietro rispetto a quanto si faccia anche in Europa. Il fotorealismo ricercato della CG (oepra dello studio francese BUF) è una paradigma oggi rigettato da chiunque, per non parlare poi dell’integrazione tra scene dal vero e animazione in CG, il cuore del prossimo capitolo che vedrà Malthazard definitivamente trasferito nel mondo reale.

Al di là delle componenti tecniche comunque c’è tutto un contorno di storie e personaggi assolutamente poco credibile, poco appassionante e fuori dal tempo. La ricerca di un animismo all’acqua di rose ottenuto attraverso la supposta fusione della domenica tra Arthur e la natura, la storia d’amore con la principessa dei Minimei e il rapporto con la famiglia sembrano uscire da una cattiva serie per la televisione mandata in onda da canali regionali all’inizio degli anni ’80. Rimarrebbe la descrizione del funzionamento del minimondo dei Minimei, tutto concentrato in pochi metri di giardino ma dotato di una complessità che vorrebbe scimmiottare quella della società umana (con tanto di minoranza etniche e subculture doppiate da noti rapper).
In Francia la serie ha successo in Italia, anche a giudicare dal posizionamento dell’uscita (30 dicembre), non sembrerebbe. Per fortuna.

Sta nascendo una forma d’animazione europea di cui questi cartoni sono l’embrione o sono esperimenti fallimentari? Qui le altre critiche

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