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Valhalla Rising – recensione dal Torino Film Festival

Di Gabriele Farina

Per tutta la proiezione mi sono chiesto se era il caso di scomodare Ingmar Bergman per un film come Valhalla Rising.
Scusate la blasfemia ma per alcune cose ritengo che probabilmente alcuni riferimenti si possono fare.
Sicuramente per i lunghi silenzi, lunghissimi, infiniti, a tratti esasperanti.
Poi per le grandi distese, il rapporto tra uomo e natura.

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Ma soprattutto per il simbolismo di cui tutto il film è intriso, dalla prima all’ultima inquadratura.
E naturalmente per le implicazioni fortemente religiose che è facile incontrare ad ogni angolo.
E vogliamo parlare del rapporto tra One Eye ed il bambino?

Incontriamo One Eye prigioniero di alcuni pagani che lo utilizzano come lottatore invincibile in una serie di combattimenti su cui si scommette.
Poi il guercio, che è anche muto, riesce a fuggire e ad allontanarsi seguito dal ragazzino che gli faceva da carceriere.
Insieme si imbattono in un gruppo di vichinghi cristiani pronti a salpare per la terra santa.
Il nuovo gruppo si imbarca su una bagnarola e finisce in una nebbia che dura settimane, quando ne escono si ritrovano in una terra sconosciuta (il nuovo mondo?) che per loro è una specie di inferno (e qui il riferimento lo facciamo all’Armata Brancaleone così stemperiamo la tensione).

Valhalla Rising è pieno zeppo di sensazioni, di simboli, di riferimenti.
Chi è One Eye?
Un uomo, un semi-dio?
O direttamente il Cristo in terra, visto che sembra sapere (scoprire passo passo) più degli altri, visto che parla per bocca del ragazzo.
E soprattutto visto che sembra in grado di trasformare l’acqua di mare in acqua dolce (ma potrebbe anche essere semplicemente il fiume) e che finisce per immolarsi per la salvezza del ragazzo (a sua volta simbolo dell’uomo nuovo?).

Potrei continuare per ore a scovare (ipotizzare?) simboli e significati e dubito fortemente che lo stesso Nicolas Winding Refn sappia esattamente tutto quello che ha messo in questo film.
E che ruolo hanno i sogni di sangue di One Eye? Sono solo sogni premonitori o ben altro?

Sicuramente siamo ad anni luce di distanza da Pusher, opera prima di Refn che del resto precede Valhalla di tredici anni.

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