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Tetro – Segreti di famiglia, recensione dal Torino Film Festival

Di Gabriele Farina

Si comincia con una standing ovation ed un applauso che dura diversi minuti. Entrambi indirizzati a Francis Ford Coppola, in sala per ricevere il Premio Gran Torino, assegnato alla sua casa di produzione, l’American Zoetrope.
In realtà avevamo cominciato ben prima visto che il sottoscritto si è sorbito più di due ore di coda per essere certo di essere presente alla serata.

Poi il buon Francis ci racconta qualcosa su Segreti di famiglia (in uscita domani in Italia).
Ci racconta di come la sua carriera abbia viaggiato al contrario, partendo dalle grandi produzioni delle Major e dandogli la possibilità di realizzare quelli che lui chiama film personali solo ora che può sganciarsi dalle produzioni hollywoodiane di grido.

tetro

E questo Segreti di famiglia (Tetro il titolo originale  – e prima o poi qualcuno mi spiegherà che necessità ci sia di cambiare alcuni titoli) è una vicenda fortemente personale, la storia di una famiglia e della disgregazione della stessa.
Benjamin Tetrocini sbarca in Argentina con la nave su cui è cameriere e ne approfitta per andare a trovare suo fratello maggiore, Angelo.
Questi una decina di anni prima aveva abbandonato la famiglia recidendo ogni contatto e cambiando addirittura nome: ora si fa chiamare Tetro.
Naturalmente Tetro non prende bene l’arrivo del fratello minore e lo accoglie solo perchè glielo chiede la fidanzata Miranda (una splendida Maribel Verdú).
Poi le cose migliorano ma capita che Bennie scopra una valigia con un sacco di scritti di Tetro. C’è dentro tutta la storia della sua famiglia, i rapporti tesi col padre (grandissimo e onnipotente direttore d’orchestra) e l’inizio della storia oscura che ha portato Tetro a fuggire… manca solo il finale dell’opera, vale a dire il vero motivo della fuga.

I rapporti si fanno tesi, Bennie riprende la storia di Tetro e gli da una conclusione, pensando in questo modo di salvare il fratello dalla perdizione. Ma il segreto nascosto è più grande della capacità di assorbimento del ragazzo.

Coppola ci regala un dramma forte, oscuro, ricco di mistero e ci svela passo dopo passo la verità.
E ce lo regala in uno splendente bianco e nero, condito da musiche estremamente intime.
Alcune inquadrature sono dei veri e propri dipinti, dei quadri, delle fotografie che ben figurerebbero in qualunque mostra. Evidente l’attenzione che l’autore ha posto nello scegliere i particolari presenti nell’immagine, le strade, la condivisione tra corpi, ambienti ed oggetti.
(A proposito… ricordatemi di prendere un paio di stampe per il salotto).

Ma questo intimo bianco e nero viene squarciato da alcuni flashback fortemente colorati. Sono i momenti in cui Tetro ricorda il passato. L’incidente in cui è morta la madre, gli incontri/scontri con il padre, il colore è il modo in cui l’autore ci centellina il segreto nascosto dietro la vicenda. E lo fa creando una tensione vermanete notevole, c’è passione nell’attesa della verità.

Verità che viene fuori man mano che Bennie legge gli scritti di Tetro, vero centro della vicenda.
La scrittura dovrebbe essere per Tetro il modo per liberarsi dai fantasmi del passato, ma non raggiunge l’obiettivo perchè non racconta il finale e il suo lavoro finisce in una valigia.
Poi sembra che di nuovo la scrittura sia salvifica quando Bennie riprende in mano il lavoro e prova a metter lui il punto alla storia. Ma è di nuovo un fallimento perchè il finale reale è diverso (e molto più drammatico) di quello inventato dal ragazzo.
Ed a questo proposito è molto ad effetto il pre-finale del film, momento in cui Tetro racconta il famoso segreto proprio mentre sul palco si stanno svolgendo le stesse scene raccontate dal dramma inscenato da Bennie.
Ma se proprio devo trovare qualcosa di non buono in questo film diciamo che la rivelazione non sconvolge perchè lo spettatore ci arriva con buon anticipo sulla storia (ma del resto non è un thriller).

Mi prendo ancora qualche riga per segnalarvi l’interpretazione di Vincent Gallo, eccezionale nell’esprimere una rabbia covata per anni e dalla quale il personaggio è incapace di liberarsi.
Sembra nato incazzato, quello sguardo che è tetro non solo nel nome, uno sguardo che taglia, che colpisce, che ti fa sentire colpevole.
Ed a questo punto complimenti anche a Alden Ehrenreich (Bennie) che riesce ad assumere quello stesso sguardo nel momento in cui il suo personaggio prende consapevolezza della verità e gli risulta insostenibile.

Chiudo il cerchio tornando a Francis Ford Coppola, così come lui chiude il cerchio di Tetro mostrando una scena finale con Benjamin bloccato in mezzo alla strada incapace di staccare gli occhi dai fari delle macchine che gli vanno incontro, dopo averlo aperto con una falena che cozza continuamente contro una lampadina, incapace di staccarsi dalla luce.
Geniale, poetico, intimo e personale Francis.

soloparolesparse


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