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Michael Mann verso il massimo coinvolgimento: “Farei anche un film in 3D!”

Di Gabriele Niola

Nemico Pubblico Deep Bale foto dal film 1
Vi siete mai chiesti se per fare film precisi, rigorosi e accurati occorra essere precisi, rigorosi e accurati anche nella vita? Una risposta definitiva non può esserci ma dall’incontro con Michael Mann si esce con l’idea che probabilmente la cosa aiuta.
Il regista di L’Ultimo dei Mohicani, Collateral e ora Nemico Pubblico è un uomo sulla sessantina che prende rigorosamente appunti sulle domande che gli vengono fatte, che risponde con dovizia, che ricorda date, luoghi e eventi e che alle volte, rispondendo ad una domanda, se ne ha occasione, ne approfitta per precisare alcune cose dette in precedenza.
Inoltre, come molti grandi registi, non ha minimamente intenzione di fare film di un certo tipo o di cercare di perseguire certe dinamiche fisse (pur facendolo nella pratica) ma si concentra su particolari incredibili, spesso trascurati dagli spettatori. Perchè per Michael Mann è così che si fa un capolavoro.

A detta del regista la cosa che più gli ha interessato di questo film è come si bruci in fretta la storia dei protagonisti e soprattutto voleva a tutti i costi mettere il pubblico all’interno dell’esperienza. All’interno di quei corpi, di quell’epoca, di quegli spazi. Se c’è una cosa che ritornerà continuamente in tutte le frasi di Mann è proprio quest’idea dell’immedesimazione, di andare a capire e scavare cosa provasse quell’uomo in quel momento attraverso la ricostruzione di quella particolare contingenza storico-geografica. La punta di diamante di tutto questo processo, chiaramente, è stato l’uso del digitale non finalizzato.

Io parto sempre dal contesto. Le 9.17 del 1934 com’è? Come ci si può sentire quel momento? Come si può essere reali e specifici? Parto dai dettagli e occorre essere davvero precisi perchè se no non sentirai mai di essere davvero John Dillinger in quel momento, di notte con la pioggia, con quel tipo di illuminazione ecc. ecc. In un secondo momento poi questo processo si sposta su quello che pensano, perchè allora di certo non pensavano quello che pensiamo noi oggi. Prendere gli atteggiamenti del presente e metterlo ai personaggi del passato non ha senso. Per esempio come vedevano il fato allora? Di sicuro erano molto fatalisti, del tipo: “Quella pallottola ha il tuo nome sopra” oppure “Quando arriva li tuo momento arriva il tuo momento”. Si tratta pur sempre di un gruppo di grandi rapinatori in grado di pianificare tutto con grande precisione, i migliori d’America, eppure non facevano piani che andassero oltre la settimana seguente, non avevano proprio il senso della pianificazione“.

Inutile dire che per arrivare a tutto questo hanno girato nei veri luoghi frequentati dal bandito, hanno avuto accesso agli oggetti che gli sono appartenuti, hanno girato in quelle foreste, su quei muri, con quei mitra e via dicendo, tutto per portare da una parte gli attori verso una certa immersione e dall’altra gli spettatori stessi. E proprio per gli spettatori il film è in digitale.

Questo film doveva essere girato in pellicola poi all’ultimo abbiamo fatto un test con la pioggia, una macchina anni ’30 e della gente in costume. Abbiamo girato una medesima scena in entrambe le maniere. Alla fine la parte girata in pellicola sembrava un film d’epoca mentre quella in digitale sembrava davvero oggi!” e alla domanda se cercando tutta quest’immedesimazione gradirebbe fare un film in 3D la risposta è sorprendente “Si mi interessa molto il 3D, più il pubblico è immerso meglio è“.

Non da meno l’esperienza è stata immersiva anche per gli attori: “L’obiettivo era anche portare gli attori in un’esperienza realistica, sia Johnny che Christian sono rimasti affascinati da poter guidare una macchina degli ani ’30 nel 2009, è una cosa che fa davvero strano, non ha trasmissione, sospensioni ecc. ecc. ma è bellissima tutta insieme ed è costruita davvero bene. Guidandola per un momento ti immagini in quell’epoca. Ecco così abbiamo lavorato perchè tutto fosse reale“.


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