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Le roi de l’evasion, recensione dal Torino Film Festival

Di Gabriele Farina

La proiezione è anticipata dalla solita introduzione del direttore Gianni Amelio, felice di annunciarci “l’unica commedia in concorso” e felice di averla perchè il genere sembra essere snobbato dai festival.
Ora… per essere una commedia Le roi de l’evasion fa ridere proprio pochino, è il caso di dirlo, ma andiamo con ordine.

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Armand è un venditore di trattori quarantenne, decisamente sovrappeso, gay, single e evidentemente annoiato del proprio quotidiano.
Un giorno, per puro caso, salva dalle grinfie di quattro balordi la figlia sedicenne del suo concorrente.
La ragazzina, Curly, non può fare a meno di innamorarsi di lui. Armand non sa bene cosa gli sta succedendo ma decide di scappare con lei e provare la nuova avventura.
Tutto il paese è alla loro caccia (ognuno per un motivo diverso) e si corre un sacco per i boschi della Francia del sud.

Alain Guiraudie è al suo terzo film ed il risultato è una buona commedia che però mi da l’impressione di voler puntare più in alto di quello che poi riesce a fare.
Dicevo che non si ride, non troppo almeno.
Ci sono alcuni sketch che diventano un tormentone e si ripetono dall’inizio alla fine, e questi sono divertenti, inutile negarlo.
C’è la figura (prima mitologica e poi ben presente) del vecchio gay (ma non solo) settantenne con un membro enorme, c’è la storiella della radice supereccitante che provoca strane reazioni in chi se ne ciba trasformandolo in una sorta di stallone inarrestabile. C’è anche la figura del commissario che pedina all’inverosimile il buon Armand piombandogli alle spalle in qualunque occasione.
Sono situazioni divertenti… ma tutto qui!

In realtà Le roi de l’evasion è una commedia fortemente francese per quanto riguarda lo stile ed il tipo di comicità, ma per conquistare il resto del mondo ci vuole forse altro.

Come dite?
Vi sembra che tutti gli sketch siano a tema sessuale?
Non sbagliate… nel film c’è un sacco di sesso.
Sesso tra gay, sesso, tra etero, sesso tra anziani, sesso raccontato ed anche sesso mostrato… tutto il sesso di cui avete bisogno.

Ed effettivamente tutto questo sesso è soprendente, una cosa che non ti aspetti in un film del genere.
E per di più è sesso considerato spesso tabù. Ci sono scene di sesso tra gay di mezza età, c’è una scena di sesso tra un settantenne e l’obeso Armand, ci sono soprattutto i reiterati incontri sessuali tra Armand e la giovane Curly (quindi sostanzialmente tra un ciccione gay quarantenne ed una ragzzina).
Tutta roba che (sia detto per inciso) mi fa dubitare della futura distribuzione del film nel nostro Paese.
Ma mostrare tutto questo è senza dubbio un merito da accreditare a Guiraudie, capce di sdoganare antichi tabù e farci vedere finalmente rapporti espliciti tra persone normali, che siano anziane, giovani o sovrappeso. Niente bellocci, niente modelle, solo uomini e donne.

Sesso a parte che altro possiamo trovare nella pellicola?
C’è la fuga dei due amanti, per Armand un modo per cambiare, per scappare dalla sua vita, per mettersi alla prova.
Un simbolo della libertà perduta per colpa della routine.
Anche per Curly è un modo per scappare, per allontanarsi dalla famiglia, per crescere.

Poi?
Qualche battuta ed un incubo assolutamente fuori luogo.
E naturalmente la grande orgia gay finale. Una via di mezzo tra il ritorno alla normalità (normalità della diversità, naturalmente) ed una rivoluzione nei termini del quotidiano.

Una veloce considerazione anche su Ludovic Berthillot (Armand), molto espressivo con quel suo volto simpatico e dotato di una preparazione atletica non comune per un uomo della sua stazza. Riesce a dare al personaggio un’aura di bonarietà spesso disillusa dagli eventi. Si trova in situazioni difficili e non si stupisce mai, come se tutto fosse normale (o forse inevitabile).

In definitiva, consigliato?
In fin dei conti direi di si… a meno che non vi scandalizziate a vedere un sacco di corpi non certo belli (ragazzina a parte) che si aggrovigliano nudi.

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