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La bella gente, recensione dal Torino Film Festival

Di Gabriele Farina

Pochi mesi fa invocavo un film che permettesse ad Antonio Catania di esprimersi al meglio affidandogli un ruolo da protagonista.
Non immaginavo che proprio in quei giorni stessero girando La bella gente per la regia di Ivano de Matteo.

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Alfredo e Susanna sono una coppia di mezza età della buona borghesia romana.
Lui architetto, lei psicologa, vivono in un discreto agio e spesso passano le vacanze nella loro bella casa sul lago.
Proprio qui però Susanna assiste ad una furente lite tra una prostituta ragazzina ed il suo protettore. La scena la sconvolge al punto da convincere il marito a rapire la ragazza per provare a salvarla dalla strada.
Naturalmente l’approccio è difficile e lo sbagliano in pieno, presto però riescono a conquistare la fiducia della ragazza che Susanna coccola come una figlia.
Poi capita però che arrivi il figlio della coppia, accompagnato dalla fidanzata viziata, i due litigano e Giulio (il figlio appunto) finisca per innamorarsi di Nadja (la prostituta ragazzina).
Veder entrare in maniera così forte nella propria vita Nadja sconvolge Susanna, gelosa, che fa una brusca marcia indietro tornando sui suoi passi.

La commedia è ben diretta e ben scritta, alto il ritmo e interessante la storia, resa ironica pur nella sua drammaticità, Ivano de Matteo ha fatto un buon lavoro, non c’è che dire.
Ma il film deve la sua forza alle capacità attoriali di un cast veramente ottimo.

Antonio Catania, dopo qualche balbettio iniziale, prende possesso del ruolo e lo farcisce con le sue espressioni disarmanti, sempre sul filo della battuta anche per stemperare le situazioni più difficili.
La parte del leone la fa però senza dubbio Monica Guerritore, intensa come mai in un ruolo che riesce a rendere veramente forte. Tutto ruota intorno a lei, che crea la situazione e poi la smonta seguendo le sue sensazioni e le sue gelosie. Una psicologa che vorrebbe far del bene e rischia di incasinare tutto. Assolutamente credibile per tutto il film.

Poi a me piace sempre più questo Elio Germano ormai capace con grande personalità di interpretare ruoli diversi. Qui è Giulio, istrionico, esagerato nei modi ma l’unico che cerca di essere coerente in una situazione complicata (non ci riuscirà… non esultate).

E brava è anche la giovane e molto elegante Vittoria Larchenko in un ruolo non certo facile in cui riesce ad esprimersi con personalità.

Ed ancora i tre personaggi di contorno che sono quasi tre macchiette per l’esagerazione dei loro comportamenti. Giorgio Gobbi, Iaia Forte e Myriam Catania sono rispettivamente una coppia di amici benestanti (ma evidentemente burini di origine) e la fidanzata di Giulio, pariolina presuntuosa e viziata.

Mi sono dilungato sui protagonisti perchè sono davvero il cuore del film che tuttavia non risparmia riflessioni sulla situazione sociale. Sono riflessioni amare perchè il finale è la fine del sogno, il crollo di un tentativo di ribellarsi al male e di salvare un’innocente.
Nessuna chiusa mi sembra più adatta della riflessione del regista riportata nel catalogo del Torino Film Festival. De Matteo si domanda se può una coppia agiata riuscire ad accogliere una ragazza come Nadja, con i problemi di Nadja. La risposta, in questo caso, è decisamente no!
Un “no” rappresentato in maniera definitiva dalla porta di casa che si chiude dietro i protagonisti nell’ultima sequenza del film.

Da vedere.

soloparolesparse

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