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Gambler, recensione dal Torino Film Festival

Di Gabriele Farina

Va bene, lo ammetto, mi affascina a tal punto Nicolas Wiending Refn da decidere di vedere anche Gambler, il documentario realizzato da Phie Ambo sul periodo senza dubbio più difficile del regista danese.

Ci racconta Refn (come sempre in sala) che la Ambo è amica di sua moglie (che poi non è sua moglie, ma questa è un’altra storia) e che si trovava a vivere a casa loro proprio nel periodo in cui Refn usciva dal terribile disastro finanziario di Fear X e per tentare di risolverlo si lanciava nella doppia produzione di Pusher 2 e Pusher 3.

gambler

Il documentario non lascia nulla al caso e racconta senza remore un momento molto difficile.
Sempre molto evidente il peso della situazione, la responsabilità che opprime Nicolas, costretto a fare un film bello, anzi due e a dover anche giustificarsi con tutti sui motivi per cui ha deciso di fare quei film.

Viene fuori un ritratto diel regista danese davvero intenso, la Ambo è brava a cogliere i particolari della vita quotidiana.
Le locandine che riempiono la casa, ad esempio. Molti di questi sono film italiani, a partire da Cannibal Holocust agli amati film di Sergio Sollima.
La capacità di Refn di gesire un difficile rapporto con gli attori non professionisti di Pusher 2, la sua abilità nel farli entrare nel ruolo e nel mediare nei confronti della stampa.

E poi ci sono le scelte registiche della Ambo a caratterizzare il suo lavoro.
Due elementi contrappuntano l’intero documentario.
Le pastiglie effervescenti (contro il mal di testa?) che continuamente vediamo tuffare e friggere in bicchieri pieni d’acqua, rappresentando perfettamente il periodo difficile del protagonista.
E poi i titoli dei giornali, che incontriamo fin dai titoli di testa, che segnano la parabola e firmano praticamente l’intero Gambler. Si parte dai trionfalistici toni per Pusher, si arriva ai titoloni che sanciscono la morte cinematografica ed economica di Refn, e si torna ai titoli entusiasti per l’uscita di Pusher 2 (per la serie: la stampa è uguale in tutto il mondo!).

Considerazione personale.
Ho molto apprezzato i momenti di gioco di Refn con la figlia (che in quel periodo aveva meno di un anno). Si vede il protagonista che la cambia, ci gioca insieme, la coccola, le chiede se vuole vedere un film con Bud Spencer!
L’impressione è che moglie e figlia siano stai fondamentali per dare la forza a Refn di venirne fuori… ma questa ho idea che sia una storia personale.

soloparolesparse


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