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14 novembre 2009 • 18:06 • Scritto da Gabriele Farina

Chan mat – Claustrofobia, la recensione dal Torino Film Festival

Il genere non è proprio quello che preferisco e personalmente non mi sono divertito molto (leggi: per nulla), però devo ammettere che Chan mat – Claustrophobia è un film che lascia alcuni spunti di riflessione interessanti. La trama è molto scarna, molto semplice. Tom dirige un’azienda di marketing, Pearl lavora per lui. Tra i due […]
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Il genere non è proprio quello che preferisco e personalmente non mi sono divertito molto (leggi: per nulla), però devo ammettere che Chan mat – Claustrophobia è un film che lascia alcuni spunti di riflessione interessanti.

La trama è molto scarna, molto semplice. Tom dirige un’azienda di marketing, Pearl lavora per lui. Tra i due nasce una storia non precisa, non definita, ma che rischia di metter in crisi il matrimonio di Tom.
Intorno a loro ruotano altri quattro personaggi (tre colleghi ed un dottore) e stop… fine della vicenda.
Salvo dire ancora che Tom, per uscira dall’impasse non trova di meglio che allontanare Pearl dall’azienda.

chan-mat

Trama scarna, quindi, ritmo certamente non sostenuto. Ed allora da dove arriva l’interesse di questa pellicola?
Intanto la costruzione della storia.
Si parte da una sera in macchina con Tom, Pearl e i tre colleghi, e da lì si va a ritroso. Una settimana prima, dieci giorni prima, un mese prima… e così via fino ad un anno prima quando ci ritroviamo nella stessa macchina con gli stessi occupanti.
Il cerchio si chiude ed in un anno raccontato a ritroso finiamo per conoscere i particolari della vicenda, il rapporto tra i due, le curiose personalità degli altri tre protagonisti ed addirittura una storia passata che lega il dottore alla madre di Pearl.

Questo modo di costruire una vicenda non è certo nuovo. Ivy Ho lo rende in maniera discreta, senza particolari slanci innovativi.
Rimane però il merito di mostrarci una Hong Kong che conosciamo poco e scoprire che anche lì la crisi mondiale ha fatto la sua parte (sfondo che ritorna in diverse delle pellicole viste finora.

Il merito principale di Chan mat mi sembra comunque la caratterizzazione dei personaggi, alcuni dei quali sfiorano un macchiettismo che tuttavia non disturba.
E sono da apprezzare anche le ambientazioni cupe, da grande metropoli in cui nessuno sa quello che fa il proprio vicino.

Detto questo, credo che una riduzione teatrale possa dare risultati più interessanti del film che, in fin dei conti risulta noioso alquanto.
Chi si propone?

soloparolesparse

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