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20 novembre 2009 • 11:43 • Scritto da Gabriele Niola

Ce n’è per tutti, la recensione in anteprima

Il tentativo di suicidio di un amico stimola diverse reazioni ma un sostanziale immobilismo che dovrebbe rivelare il vuoto dei nostri tempi. Per amanti del teatro, delle poesie e delle carrozze
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Ce Ne Per Tutti Poster ItaliaRegia: Luciano Melchionna
Cast: Lorenzo Balducci, Ambra Angiolini, Stefania Sandrelli, Micaela Ramazzotti, Giorgio Colangeli, Anna Falchi, Arnoldo Foà, Jordi Mollà, Elena Russo, Giselda Volodi
Durata: 96 minuti
Anno: 2009

Non è ben chiaro quale sia il significato del titolo di questa seconda opera cinematografica di Luciano Melchionna, attore e regista teatrale con l’hobby del cinema, o meglio del teatro in differita. La televisione che ingloba tutti? L’insoddisfazione che è sufficiente per tutti quanti? Oppure è il film che si propone di attaccare un po’ tutti?
Ecco sembrerebbe più la terza opzione che altro. Un vago attacco generico contro questi tempi.

Con un piglio teatrale che ha davvero pochissimo di filmico Melchionna scrive (con Luca De Bei) una storia corale incentrata su un ragazzo che, salito sul Colosseo, sembra volersi buttare. Sentita la notizia conoscenti e amici vogliono andare ad assistere, aiutare o vedere che sta succedendo ma per un motivo o per l’altro sembrano non arrivare mai. Ad arrivare è invece un programma televisivo ansioso di riprendere la tragedia e di incentrare la trasmissione sul suicida e la sua famiglia.
Se già il soggetto fa pensare al teatro i dialoghi e la caratterizzazione estrema dei personaggi levano ogni dubbio. Lo straniamento, la metafora abbastanza diretta e quel modo di comunicare con lo spettatore (non per immagini o per intreccio ma per frasi secche e sentenze) risultano ampiamente indigesti allo spettatore di cinema puro, ma anche andando oltre questa contaminazione che sa di cattiva traduzione semiotica rimane la sostanza di un’opera snob, un meccanismo che pretende di essere decodificato e che non prevede alcun livello di lettura immediato.

Melchionna e Bei guardano la società dall’alto come il loro protagonista, ne giudicano gli atteggiamenti, rimpiangono la fine delle possibilità di espressione per i poeti ma anche la fine di un mondo dai valori umanistici alti. Attricette, tronisti, presentatrici, donne frivole e donne insoddisfatte, uomini medi e via dicendo ce n’è per tutti (appunto) ma non per qualcuno che valga la pena attaccare.
E’ peggio l’ignorante vittima di un sistema, ingannato da chimere vaghe o l’intellettuale che si ritiene migliore e tenta di insegnargli come vivere senza neanche la decenza di mascherarlo, in un film che per toni, stile e aspirazioni non sarà mai visto da quelle persone che mette alla berlina? Possiamo, in pochi, puntare il dito e ridere dei molti senza farci vedere? Possiamo, ancora, fare un attacco alla tv del realismo e alla tv del dolore con il grottesco senza operare una seria riflessione su cosa quei meccanismi implichino? In un film prodotto da Anna Falchi!

Un film diretto a chi? Un film necessario? Quante persone lo vedranno e quante ne saranno colpite? A quante dirà qualcosa di importante? Qui le altre critiche

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54 commenti a “Ce n’è per tutti, la recensione in anteprima

  1. Ennesima boiata clamorosa italiana!
    Non vale nemmeno 0,50€ andare a vedere un’idiozia fatta di storie di personaggi accozzate l’una sull’altra!

  2. Ma è una mia impressione oppure la storia ricorda un pò quella di Un’americano a Roma???

    Il protagonista che si vuole buttare dal colosseo,i giornali che parlano con i parenti e i conoscenti del protagonista.
    Solo che quello era in versione commedia,qui in grottesco.

  3. Mica per dire….non ho visto ancora il film e non ne sono un esperto, ma la recensione sembra prenderci tutti per il culo….dice che prende x i fondelli gli ignoranti tv-dipendendi e poi, dice “chi di noi non può sottrarsi?”….ci sta dando degli ignoranti o crede che siamo tutti grande fratello dipendenti?io lo vedrò sicuramente, ma di cretinate all’italiana tipo moccia e i vari “natali a”(che ultimamente grazie alla scissione boldi-de sica si sono pure moltiplicati) ce ne sono ogni anno, uno un pochettino più “profondo”, se si può catalogare cosi, non guasta mai…

  4. no io non dico che non possiamo sottrarci dico che non ha senso puntare il dito dall’alto verso il basso e ritenerci automaticamente migliori perchè leggiamo poesie invece di guardare la televisione. Per quanto esistano prodotti più bassi di altri non è equazione che il pubblico che ne fruisce sia peggiore.
    Soprattutto arrogarsi il diritto di insegnare, predicare o mostrare la via è un atteggiamento abbastanza fastidioso che lascia presupporre non solo che ci sa una strada migliore e una peggiore ben definite ma anche che il cinema debba fornire risposte e non domande.

  5. Messer Gabriele,
    “quel modo di comunicare con lo spettatore (non per immagini o per intreccio ma per frasi secche e sentenze) risultano ampiamente indigesti allo spettatore di cinema puro”
    …èh si…
    è meglio aspettare il cinepanettone in modo che lei e gli attenti lettori del suo blog (che neanche vedono le pellciole ma son pronti a sentenziare) riuscirete (ci si augura) a comprendere e gustare la “gutturalità” della battuta detta…o la maestria dello stacco sul deretano di turno che tanto ha reso famosa la nostra nazione.
    BUONA VISIONE E BUON NATALE.
    Gianluca

  6. …Ma evidentemente i deretani di Vanziniana memoria hanno una marcia in più forse perche “retti”da una sceneggiatura che per lei sarà più diretta e semplice…BUONA PASQUA!
    Devo spiegarmi meglio o pensa che il mio pensiero sia alla portata di tutti???

  7. rimane tuttavia oscura la motivazione per la quale mi venga attribuito un pensiero non mio, ovvero che il deretano vanziniano (che poi nella pratica vanziniano non è più da anni ma ad ogni modo ci siamo capiti) valga più del deretano melchionnano. Perchè forse sorretto da sceneggiature per me più dirette e semplici si dice, ma io non ho mai parlato di sceneggiature dirette e semplici in merito alle pellicole vacanziere e/o natalizie, semmai ho avuto a che ridire (e qui confermo!) sulla smaccata arroganza di una sceneggiatura (quella melchionnana) che fa di un film, opera audiovisuale per eccellenza del nostro tempo, un mero ricettacolo di sentenze sbattute in faccia al povero spettatore invece che cercare come anche il più becero dei mestieranti del cinema vuol fare di comunicare per immagini. Che siano deretani o ardite composizioni.

  8. “smaccata arroganza di una sceneggiatura (quella melchionnana) che fa di un film, opera audiovisuale per eccellenza del nostro tempo, un mero ricettacolo di sentenze sbattute in faccia al povero spettatore invece che cercare come anche il più becero dei mestieranti del cinema vuol fare di comunicare per immagini.”

    Questa l ho copiata e incollata perchè mi ha fatto rimanere a bocca aperta per 3 minuti 3 (grazie per l emozione inaspettata messer Niola…che bene o male credo sia assimilabile all effetto gatto spiaccicato in autostrada).
    Sa cosa…da domani mi darò al cinema…ho già il titolo della mia opera prima:
    “CALEIDOSCOPIO”
    …COLORE ,COLORE, COLORE…E TANTI SUONI …così forse riuscirò a rievocare lo stesso effetto che i Teletabbis hanno con gli infanti: RINCOGLIONIMENTO.
    ah…buon Ramadan!
    Gianlu

  9. Facciamo che la mail di risposta non è arrivata per un mio errore(senza esser tendenzioso)…quindi la ripropongo:

    “smaccata arroganza di una sceneggiatura (quella melchionnana) che fa di un film, opera audiovisuale per eccellenza del nostro tempo, un mero ricettacolo di sentenze sbattute in faccia al povero spettatore invece che cercare come anche il più becero dei mestieranti del cinema vuol fare di comunicare per immagini.”

    Questa affermazione,copiata ed incollata,mi ha lasciato con la mandibola cadente per 3 minuti3…Caro sig. Niola praticamente mi ha fatto lo stesso effetto del gatto spiaccicato in autostrada.

    Sà cosa?
    Da domani divento regista cinematografico e le dedicherò la mia opera prima:
    “CALEIDOSCOPIO”
    …COLORE,COLORE,COLORE…con qua e là, musichette piacevoli e lobotomizzanti…cercando di ricostruire l effetto che i TELETUBBIES hanno sugli infanti:IL RINCOGLIONIMENTO GLOBALE.

    Per non dimenticare:BUON RAMADAN!!!
    Gianluca

  10. Lieto di aver generato un siffatta reazione con un affermazione non più che ordinaria su quella che è l’essenza stessa dell’arte cinematografica.
    Sarò ben lieto di presenziare (se mi inviterete) all’anteprima di “Caleidoscopio” che confidò saprà stupirci tutti con una forza visiva degna di miglior causa.

    Non tema censure non ve ne sono, semmai qualche ritardo tra invio e pubblicazione dovuto alla coda di moderazione. Niente di occultante.

    Felice Hanukkah!

  11. Accidenti che macello!!! Gabriele capisco la tua durezza, ma non capisco l’ostinazione di Gianluca… ma che c’hai le quote del film che t’arrabbi cosi? anche critici più famosi mi sembra abbiano stroncato il film…
    In ogni caso prima di commentarlo andrò a guardarlo… in streaming 🙂

  12. siete un vero spasso.
    x gabriele: aaaah, potenza del dibattito che innalza il peso specifico della critica!
    x gianluca: ma alla fine vi scambierete il numero di telefono?
    facce sapè.
    vostrissima
    racci

  13. Cara Barbara,
    l ostinazione di Gianluca è dovuta al fatto che viviamo in un paese dove tutti sanno far tutto e sanno di tutto…il film…o i film in generale possono piacere o meno…ma allora mi spieghi il “tuo” punto di vista senza generalizzare e parlare di “spettatori di cinema puro” (che poi me dovete spiegà che vor di!) .
    Barbara se vuoi 5 euro per il mercoledi sera te le presto io…pe andà na vorta al cinema ..e pe nun vede:Titanic (anche se si sà…Titanic va visto al cinema!!!) 😉

  14. è sempre divertente leggere chi dice che “tutti sanno far tutto di tutto” quando pretende di saperne più di altri.
    Io se non altro faccio il mio lavoro, questionabile come quello di chiunque altro e ci mancherebbe, ma non mi immischio in altri ambiti pretendendo di saperne più degli altri, dò il mio parere e rispetto quelli degli altri. Se poi si viene ad alzare i flame, quello è un altro conto e non c’entra nulla con il reame delle discussioni.

  15. In realtà…è sempre divertente leggerti .PUNTO 😉
    Non ti preoccupare nessuno mai ti ruberà il tuo PART TIME.

  16. Purtroppo il film è proprio non riuscito. Angiolini e Ramazzotti hanno delle sequenze godibilissime, sono divertenti e “reggono” per quasi tutta la durata del film. Per il resto c’è molta confusione, la storia non emoziona, le scene della Falchi e la denuncia sulla tv spazzatura e parassita che vive sui sentimenti (dolori) della gente è a dir poco già vista e non aggiunge NIENTE di nuovo.
    E’ come un mega minestrone… se Melchionna avesse fatto un corto di 10 minuti per ogni personaggio probabilmente sarebbero quasi tutti interessanti e/o divertenti, invece in questo film corale regna sovrano un caos che non si rivela nè poetico nè comunicativo.
    La storia del protagonista è priva di mordente e ritmo, in più a Balducci e Sandrelli vengono fatte recitare delle battute ai limiti del banale e del naif con un linguaggio quasi “aulico” e d’Autore nell’accezione elitaria del termine.
    Alcuni attori vengono dal teatro e non si sono saputi sbarazzare di una recitazione sopra le righe che aggiunge distanza tra lo spettatore e la pellicola stessa.
    Io purtroppo lo sconsiglio e aggiungo “purtroppo” perchè il Melchionna regista di teatro lo trovo molto interessante e innovativo, il Melchionna cinematografico è la versione scolorita e parodistica di se stesso.

  17. Da “Nouvelle Vague”
    di Davide Verazzani

    C’è Gianluca, poeta disilluso e solitario che sale sul Colosseo una notte non tanto per dimostrare qualcosa al mondo, quanto perché questa sembra l’unica cosa sensata da fare. C’è sua nonna, che decide di trascorrere la notte al suo fianco. E ci sono i suoi amici, che una volta saputo del gesto di Gianluca cercano, come possono, di raggiungere il monumento per essergli vicini. Ma la tragedia è in agguato dietro l’angolo.

    Se c’è qualcosa che non difetta a Luciano Melchionna, regista teatrale di Latina al suo secondo lungometraggio dopo i fasti di Gas, non è né la fantasia né il coraggio. Adattando una piece teatrale di Luca De Bei (di cui si rintraccia l’impianto narrativo nella staticità di alcune scene e nei dialoghi a volte anti-realistici), Melchionna costruisce un intreccio che dal surreale vira al tragico, passando attraverso tratti di commedia, momenti esilaranti, situazioni al limite dell’irrazionale. Un puzzle che non sarebbe dispiaciuto al Dalì fustigatore di morali pedanti, e nemmeno al patafisico Boris Vian. Mettere alla berlina una società di massa che trasforma ogni cosa in evento mediatico, tritandolo e banalizzandolo fino a renderlo uguale a mille altri, è operazione rischiosa anche solo per una possibile mancanza di originalità; il regista supera di slancio ogni indugio grazie alla brillantezza e alla follia del suo sguardo; i colori si stemperano fino a saturarsi e diventare un drammatico quasi-bianco e nero, le immagini sono studiate a tavolino per rendere l’esperienza dello spettatore straniante : un’attrice che fuma di profilo colpita dalla luce esterna, i sotterranei di un’improbabile casa di cura in cui si agirano due altrettanto improbabili infermiere, un letto-alcova che gira su se stesso intorno alle fotografie che testimoniano solo l’ansia di esibizionismo, una trasmissione tv che è la summa del peggio possibile condotta da una iena cinica e volgare, sono solo alcuni esempi di situazioni in cui si incappa durante la visione.
    Lo sguardo di Melchionna non è mai compromissorio, piuttosto è dolente e partecipativo. Osserva i suoi personaggi arrabattarsi nelle vie di una Roma anch’essa assurda (meravigliosa la sequenza felliniana del la situazione circense che nasce sotto il Colosseo, metafora di un “circo” mediatico vampiresco e triviale) con la cura e l’amore di un padre che non può far altro che disperarsi sorridendo (o viceversa) delle assurdità dove ci siamo andati a cacciare, e parteggia apertamente per il giovane e bel Gianluca, perdente in partenza quanto solo un poeta, nel mondo di oggi, può essere e sapere di essere.
    Se un difetto va riscontrato in questo film, è forse proprio il troppo amore nei confronti della vicenda, che ha portato alle volte a esagerare i toni piuttosto che a sfumarli (viene da pensare, per esempio, a come sono presentati i genitori di Gianluca): ciò potrebbe comportare, nello spettatore medio, una difficoltà a comprendere appieno la tragicità della vicenda, e la forza metaforica di scene altrimenti semplicemente buffe al limite del ridicolo. Chi supera la titubanza iniziale, si imbatte invece in un pool di attori straordinari (con in testa una Sandrelli dolcissimamente afflitta, un’Ambra che sembra tornata la grezza di “Non è la Rai” e una Ramazzotti, clamorosamente imbruttita per esigenze di copione, che diventa sempre più brava a ogni film) e in uno sguardo originale e poetico sulle miserie dell’oggi. L’onirico, ma maledettamente reale, film di Melchionna vale più di cento film di denuncia sociale zeppi di luoghi comuni. Una risata ci seppellirà, sembra suggerire il regista laziale; ed è vero: si esce ridendo, ma con un magone interiore cui non si riesce a dare spiegazione. Eppure, la soluzione sarebbe semplice: come dice la Sandrelli/nonna di Gianluca, basta avere “le orecchie sul cuore”. Quanto cerume ce le ovatta, ahimè!
    Straconsigliato, con le dovute attenzioni.

  18. Mio gusto?
    mi sembra che io abbia pubblicato un recensione che non è farina del mio sacco.
    Ma non ti preoccupare Gabriele…ti lascio fare il tuo “lavoro” anche perchè devo dire che ,visto gli altri commenti,mi sembra di star a giocare a “campana”…e invece me vado a fa na partita a Trivialpursuit…magari…Trivial cinema va!
    Sarò un pò snob???
    Pazienza.
    Buon divertimento…
    ops…ti è caduto il sassolino…

  19. Che tristezza mi avete messo ora.
    Finisce qui?
    Gianluca, scusa.. ma almeno difendi la tua posizione. Se tutti abbiamo capito perché a Gabriele il film non è piaciuto, nessuno ha capito perché tu lo difendi con tanta ostinazione.
    Che difendi? Cosa ti è piaciuto? Un’estetica? Un prodotto? Fornisci una motivazione almeno, sennò pare che per davvero c’hai le quote del film. O che Gabriele è quello che t’ha tamponato la macchina e poi è scappato via….
    Cosa rimproveri a Gabriele quando lo tacci di non professinismo? Il fatto che vive di un altro lavoro? O perché lo consideri un incompetente? E’ assaaaaai diverso.
    Magari i professionisti fossero tutti competenti. E magari tutti i competenti potessero vivere di quello che sanno fare. Per esempio, non ci sarebbero tanti bravi attori a spasso e tanti cani in auge. Ma questa è un’altra storia… Perdonate la divagazione.

    ma che davvero c’hai le quote del film? sennò non si capisce da che dipende questa tua ostinazione anche un po’ antipatica perchè non se caps e che cavolo. Un film può piacere oppure no, fa parte delle regole del gioco. Perdona la banalità.

  20. Cito dalla recensione di Gabriele:
    “Se già il soggetto fa pensare al teatro i dialoghi e la caratterizzazione estrema dei personaggi levano ogni dubbio. Lo straniamento, la metafora abbastanza diretta e quel modo di comunicare con lo spettatore (non per immagini o per intreccio ma per frasi secche e sentenze) risultano ampiamente indigesti allo spettatore di cinema puro, ma anche andando oltre questa contaminazione che sa di cattiva traduzione semiotica rimane la sostanza di un’opera snob, un meccanismo che pretende di essere decodificato e che non prevede alcun livello di lettura immediato.”

    Il caratterizzare i personaggi :
    Siamo sicuri?
    ti potrei presentare decine di conoscenti “grotteschi” più dei personaggi della pellicola

    “…Se già il soggetto fa pensare al teatro”….. “per immagini o per intreccio ma per frasi secche e dirette”…
    BEH….POVERO BERGMAN (E CON QUESTO NON VOGLIO FARE CONFRONTI TRA REGISTI!)

    Ho amato questo film,non è assolutamente,SECONDO ME,perfetto ( grazie Signore!!!)non ho parlato dei
    miei gusti ho solo attaccato una persona che scrive
    :-Possiamo, ancora, fare un attacco alla tv del realismo e alla tv del dolore con il grottesco senza operare una seria riflessione su cosa quei meccanismi implichino? In un film prodotto da Anna Falchi!

    MA COSA SIGNIFICA IRONIZZARE SULLA PRODUZIONE DI ANNA FALCHI?????Perchè? SE ANNA FALCHI C HA I SOLDI E VUOLE PRODURRE DEL BUON CINEMA W ANNA FALCHI,W LA CUCINOTTA e tutte quelle chepermettono di far lavorare e crescere un industria.
    Sinceramente Racci quello che mi è piaciuto o meno non mi va di raccontarlo in un Blog dove il moderatore reagisce solo se stuzzicato e non dice nulla a gente c he infama il cinema …e neanche ha visto il film.QUESTO ERA IL CONCETTO.
    e…SE QUESTO MI FA SEMBRARE SNOB: SNOB TUTTA LA VITA ;)!!!

  21. @Gianluca (quello che è salito sul Colosseo, evidentemente), non ho capito che risposta dai nel commento 38 a Gabriele che al commento 37 ti dice “io non capisco perchè se giudichi la bontà di un recensore dalla sua aderenza al tuo gusto continui a stare qua…”

    La recensione “professionista” che pubblichi non sarà farina del tuo sacco, ma è appunto aderente al tuo gusto… invece che nei commenti avresti potuto segnalarla qui http://www.screenweek.it/film/22192-Ce-nè-per-tutti/recensioni dove ne trovi altre di probabilmente aderenti al tuo gusto, come altri sono più vicini alla posizione di Gabriele.

    Ci sono ancora molti che credono al potere delle recensioni, ma non siamo più ai primi del ‘900 in un mondo di analfabeti incapaci di giudizio critico che necessitano del critico che li indirizzi verso questo o quel capolavoro, la cosa peggiore che può capitare oggi ad un film è di essere ignorato, indifferente. Suscitare delle reazioni è già un risultato, poi le recensioni e i commenti sono qui per discuterne, perché ognuno si faccia una sua opinione andando a vedere il film ed anzi sono spesso più i commenti negativi a spingere il tipo di pubblico potenzialmente interessato a questi titoli che quelli positivi. Oggi si va al cinema spinti da altre motivazioni, non certo da una critica, al limite per poter rispondere ad una critica.

    Non sei d’accordo con Gabriele, bene, c’è l’hai detto e poteva finire lì. Non vuoi spiegarci il perché, è anche questo un tuo diritto. Solo che non puoi agitarti se questo fa nascere il legittimo sospetto che tu sia qui non perché hai visto il film e vuoi confrontare la tua opinione con altri che possono essere più o meno d’accordo con te ma solo per prendertela con una persona, dopo un po’ diventano sistematicamente più persone, che non la pensa come te. Per esperienza ormai acquisita sappiamo che nei casi in cui c’è questo accanimento contro una recensione alla fine salta fuori che chi scrive è imparentato col film, sarà mica anche questo il caso?

    Quanto al moderatore che “reagisce solo se stuzzicato” qui il moderatore non entra in gioco semplicemente perché al momento non c’è niente da moderare. Le uniche cose che vengono moderate sono lo spam e le aggressioni personali che superano un limite autodefinito tra le parti. Qui non c’è nessuno che si arroga il diritto di decidere cosa è cinema e cosa no, figuriamoci se si interviene sulla libera espressione di chi recensisce o semplicemente commenta un film, che non è certo “infamare il cinema” solo perché l’hai detto te!

  22. ..insomma gabriele, sto film l’hai visto o no??
    forse gianluca era deputato al controllo degli accrediti stampa e ha notato che il tuo non era stato ritirato? 😉
    sono d’accordo con te invece gianluca quando consideri fuori luogo l’ironia usata da gabriele circa la produzione di anna falchi. Anzi, magari gabriele ce lo può anche spiegare meglio cosa voleva dire, dato che ha lanciato un bel sassolone.
    Ma se poi, gianluca, non ti va di motivare in un blog quello che pensi del film, scusa che ci stai a fare qui?
    non è che sapere che il film ti è piaciuto, così, a prescindere dal perché, ci cambia la vita. Lo stesso vale per chi pensa che fare il critico equivaga solo a rendere pubblici i propri gusti.
    A me piacciono i tortellini . Questo non mi rende un critico della gastronomia, né arricchisce chi legge, credo.

  23. Brad.dd sono completamente d’accordo con te.
    Il sospetto che Gianluca fosse lo stesso salito sul Colosseo era venuto anche a me.
    ciao

  24. @racci,
    il semplice sapere che ti piacciono i tortellini non ci arricchisce, ma ci fa conoscere meglio. Conoscendoci meglio potremmo anche scoprire una correlazione tra gastronomia e gusti cinematografici e magari salta fuori che se ci piace lo stesso tortellino possiamo trovare divertente lo stesso cinepanettone, come vedi il cortocircuito qualcuno l’ha già fatto 😉

    Anche il semplici “ci piace” ha una rilevanza, vallo a dire a Facebook che non conta, ci sta costruendo su un impero che si confronterà con Google. E’ chiaro che al critico si chiede uno sforzo in più ma molti si fermano alla pagina che riassume i giudizi della critica con il sorriso e quando segui un critico o un commentatore puoi anche affidarsi al semplice pollice verso per sapere cosa ne pensa. Tutto ha un valore, sempre più relativo ed opinabile, basta non attribuirgliene più di quel che merita.

    Quanto all’ironia fuori luogo ok, è un po’ snob, ma da qui a dire che infanga il cinema eddai 😉

  25. Caro Brad,il mio copia incolla di una critica (che è in netta contrapposizione a quella copiata ed incollata da un altro Gabrie) é stata messa qui per provocare eportare un parallelismo tra bianco e nero:ironia Brad.

    Pienamente d acoordo con te per il discorso “critico dei critici”…peccato che ti contraddici subito dopo:
    -“Suscitare delle reazioni è già un risultato, poi le recensioni e i commenti sono qui per discuterne, perché ognuno si faccia una sua opinione andando a vedere il film ”

    ….periodo successivo:

    -“accanimento contro una recensione alla fine salta fuori che chi scrive è imparentato col film, sarà mica anche questo il caso?”
    il termine”Moderatore”forse non era adatto hai ragione…corretto è “tenutario del Blog”.

    Racci l ho spiegato più volte…(posso segnalare i messaggi in cui ho segnalato il tutto con più o meno ironia) sono entrato in questo blog per il modo di approcciare una pellicola.
    il film mi è piaciuto molto…ma mi ha mosso l indigniazione verso questo modo di scrivere di Gabriele…se non l avete ancora capito me spiace…ma relativamente.

  26. @Gianluca,
    il tenutario non vede contraddizione nella sua tenuta e si domanda come faccia a vedercela il maestro d’ironia: uno può dire ciò che vuole, ma il suo comportamento può indurre legittimi sospetti negli altri sul motivo per cui lo fa. Non puoi prendertela, con poca ironia, se il sospetto nasce in persone che di te conoscono poco. Sappiamo che (forse) ti chiami come il protagonista del film e le tue argomentazioni ci convincono relativamente visto che alla fine si riducono all’aver contrapposto “I PROFESSIONISTI” al “PART-TIME”.

    Ti spinge l’indignazione, perfetto, di solito è un sentimento tale da suscitare un accanimento e questo lo riconosco, ma non è certo il primo film che Gabriele tratta così, sia qui che nei suoi tanti altri part-time, quindi che ci possiamo fare se ci resta questo piccolo sospetto? Sai, l’ultima volta che qualcuno si è accanito così tanto era per il doppiaggio del Trio Medusa in Astroboy, però alla fine li abbiamo capiti, erano del fan club 😉

    Avere un legittimo sospetto non vuol però dire non riconoscere ad un vero e sincero cavaliere del merito cinematografico la legittimità della sua sfida!

  27. Il punto della storia di Anna Falchi è che non accetto una simile critica all’acqua di rose da chi è stata dentro ed ha beneficiato di quei meccanismi. Il che non significa che Anna Falchi non possa fare critica e/o autocritica o anche criticare parti del sistema televisivo che ritiene non la riguardino e via dicendo, significa solo che da una persona che fino a ieri faceva quelle cose che ora condanna pretendo un ragionamento più complesso, che prenda in esame le cose diversamente da come fanno le persone esterne perchè sei stata parte in causa e non puoi fare finta di nulla salendo su un altro carro. Semplicemente è poco credibile

    Le caratterizzazioni possono anche essere più estreme nella vita reale ma quelle sono puramente teatrali mi sembra che concordiamo tutti su questo, anche chi parla bene del film. Quelle più tutto il resto delle scelte di messa in scena, appunto teatrali, cozzano contro il fatto che si tratta di un film. Di cinematografico c’è davvero molto poco e quel poco sembra fuori tempo massimo, cose che si facevano decenni fa e già erano discutibili.
    Il paragone con Bergman poi non ha nessun senso, lui lavorava anche a teatro e alcuni dei suoi film avevano elementi teatrali ma a differenza di quello che succede qua non si aveva l’impressione della cattiva traduzione semiotica, anzi. Si trattava di piccole perle di contaminazione, modi fuori dai canoni dell’epoca di portare significati e idee solitamente viste a teatro anche in un contesto cinematografico senza che stonino con il resto. Non solo erano operazioni raffinatissime ma anche sporadiche per un regista tra i più attaccati al linguaggio del cinema in assoluto.

    Anche Matteo Garrone (per parlare di contemporanei) ha dei debiti più forti verso il teatro che verso il resto della produzione cinematografica ma la sua forza è che non si vede, che adatta nel senso pieno del termine quelle soluzioni, quelle idee o quelle cose che ritiene valevoli del teatro al mezzo filmico. I suoi film non sanno mai di teatro.
    Qui invece c’è il copia incolla della messa in scena, filmare il teatro al di fuori del palcoscenico, senza nemmeno la consapevolezza e l’accettazione di fare la cosa dichiaratamente (come faceva per certi versi von Trier con Dogville).
    E’ solo brutto cinema dal sapore teatrale.

    Poco comprensibile invece l’attacco al moderatore e/o tenutario del blog che comparirebbe solo se stuzzicato e non dice nulla a chi infama il cinema. Non si capisce se si rivolga a me o qualcun altro e che cosa questa persona avrebbe dovuto fare in quale situazione.

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