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30 novembre 2009 • 16:17 • Scritto da Gabriele Niola

A Christmas Carol, la recensione in anteprima

Il vecchio canto di Natale di Dickens nella confezione più nuova e inventiva che si possa immaginare. Questo nuovo Canto di Natale è sperimentazione mascherata da cinema commerciale
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A Christmas Carol Poster ItaliaRegia: Robert Zemeckis
Cast: Gary Leonard Oldman, Colin Firth, Jim Carrey, Robin Wright Penn, Cary Ivan Simon Elwes, Bob Hoskins, Daryl Sabara, Sage Ryan, Ryan Ochoa, Bobbi Page, Ron Bottitta, Sammi Hanratty, Jacquie Barnbrook
Durata: 96 minuti
Anno: 2009

Sono sempre piacevolmente stupito dai giganteschi specchi per allodole di Robert Zemeckis, cioè dal modo con il quale compie una scelta a tavolino di precisione millimetrica riguardo la commerciabilità di questi suoi ultimi film. Si tratta di cinema realmente sperimentale, tecniche mai adottate da nessuno il cui esito non è mai chiaro quando si inizia a lavorarci e che in ogni film subiscono una profonda revisione a causa del miglioramento della tecnologia in ballo, e per ottenere ogni volta nuovi fondi per il prossimo film Zemeckis si assicura che il tema trattato sia così commerciale ma così commerciale da attirare gente al cinema solo con un nome e una locandina.

Così dopo la favola natalizia e l’epica celtica arriva un’altra favola di Natale stavolta dal titolo di comprovata fama, una certezza per le famiglie consolidata da un adattamento Disney e infarcita di nomi noti.
Nelle mani di Zemeckis il libro di Dickens viene trasposto al cinema con una ricchezza di immagini inedita e sebbene molte cose si siano già viste poichè già altri film e/o cartoni hanno adattato il racconto con una certa fedeltà la tecnica del performance capture e il 3D, utilizzati entrambi con una cognizione di causa ed un’intelligenza che non si vedono sempre, rendono l’esperienza coinvolgente ed emozionante.

In questo film Scrooge e i tre fantasmi hanno straordinarie movenze umane ma soprattutto sono gli ambienti in cui i personaggi agiscono ad essere ritratti con un’attenzione all’illuminazione e ai punti di inquadratura (molti dei quali impossibili in un film dal vero) che creano effetti inediti.
Ma forse più di tutti è su un vecchissimo trucco che Zemeckis poggia i suoi piedi, cioè sul sonoro. A Christmas Carol lavora tantissimo su un sonoro raffinato e di precisione inesorabile che lavora a braccetto con il 3D, tutta la splendida sequenza dell’apparizione dello spirito del socio incatenato nè è dimostrazione.

In America il film ha incassato poco ed è comprensibile, i toni sono molto cupi, le strizzate d’occhio al pubblico infantile poche e il ritmo non sempre sparato al massimo. A Christmas Carol è in sostanza un film più per adulti, capace in certi momenti di regalare momenti di coinvolgente riflessione sul modo con il quale guardiamo al nostro passato.
Ma è soprattutto la libertà espressiva che Zemeckis mette in campo ad impressionare, quando tutto ti è possibile cosa vuoi fare? Ecco le risposte che il regista dà in ogni momento hanno spesso il sapore del miglior cinema.
Tra cinema dal vero e animazione oggi si pongono questi film, esperimenti audaci che non è dato sapere a cosa porteranno ma che vale la pena andare a vedere in ogni caso.

Ennesimo adattamento di una storia vecchia e nota che oggi dice poco o sottile maniera per mostrare alle persone immagini e modi di fare cinema mai visti? Zemeckis fa cose uniche al mondo o tira colossali bidoni? Qui le altre critiche

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