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500 Giorni Insieme, la recensione in anteprima

Di Gabriele Niola

500 Giorni Insieme Poster ItaliaRegia: Marc Webb
Cast: Joseph Gordon Levitt, Zooey Deschanel, Geoffrey Arend, Patricia Belcher, Clark Gregg, Minka Kelly, Rachel Boston, Matthew Gray Gubler, Chloe Grace Moretz
Anno: 2009

E’ possibile scoprire lo snodo fondamentale di una storia d’amore andata male oppure sondarne i meccanismi più imperscrutabili grazie ad un’esposizione dei fatti che non proceda con il consueto ordine temporale ma che segua un ordine diverso, deciso arbitrariamente dal narratore?

Questo sembra chiedersi 500 Giorni Insieme, film indipendente americano che come dice il titolo stesso racconta 500 giorni nella vita del protagonista. 500 giornate non propriamente “insieme” (ma questi sono i guai della traduzione italiana), l’anno e mezzo circa sarebbe “of Summer” nel titolo originale ovvero con Summer, nome della ragazza amata che in italiano diventa Sole (una Zooey Deschanel che è sempre più il sex symbol degli hipster). 500 giorni ossessionato da lei, prima come coppia poi come zerbino e infine come apatico uomo distrutto dal dolore.
All’interno di questo anno e mezzo il regista fa continuamente avanti e indietro, prima racconta una parte, poi una più indietro, poi di nuovo più avanti, poi vicino alla fine e via dicendo, badando bene a precisare ad ogni salto in quale giorno (tra i 500 possibili) ci si trovi.

Marc Webb vuole raccontare di ordinaria sofferenza con sguardo diverso, non si tratta solo di un espediente furbetto, mischiare le carte per rendere apparentemente nuovo ciò che è vecchio, ma di un tentativo diverso perchè oltre a sfalzare i tempi Webb cerca di sfalzare anche i sentimenti.
Il suo racconto atemporale non solo non segue il flusso ordinario e logico degli eventi ma nemmeno quello sentimentale, infatti un ordine che non sia arbitrario davvero non è rintracciabile e così troviamo il protagonista prima innamoratissimo, poi di nuovo no, poi si, poi indeciso ecc. ecc.

Se l’esperimento riesca, se cioè questo modo di ricostruire una storia d’amore e sofferenza sia efficace o meno è difficile a dirsi, sicuramente però 500 Giorni Insieme trova un fascino tutto particolare nel gioco di rimandi, mostrando i momenti di dolore e subito dopo la costruzione di quelle vette di felicità senza le quali il protagonista non sarebbe potuto farsi così male. In questo modo anche situazioni e topoi usurati dal linguaggio filmico perchè visti e rivisti di continuo (la solitudine, l’apatia e via dicendo) trovano un senso nuovo.
Se ogni immagine ha senso in relazione a quella che la precede e quella che la segue qui la stessa drammaturgia di sempre ha significati diversi e anche se questi non sono poi così radicalmente innovativi poco importa perchè il percorso di ascesa, caduta e purificazione del protagonista nonostante non sia mostrato in quest’ordine risulta più convincente di tanti altri.

Ordinario o scombinato, un racconto deve necessariamente essere lineare per essere efficace? I sentimenti non meriterebbero un altro tipo di scansione per essere narrati? Qui le altre critiche

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