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Venezia: quattro chiacchiere con Ethan Hawke!

Di Marco Triolo

Abbiamo avuto l’occasione di partecipare a una mini conferenza stampa con Ethan Hawke e, per alcuni minuti, Antoine Fuqua, ovvero l’interprete e il regista dell’ottimo Brooklyn’s Finest. La conferenza è iniziata con le scuse di Hawke, arrivato al festival con un giorno di ritardo a causa di problemi con il volo. Visto l’amore dimostrato per il Festival di Venezia nelle dichiarazioni che seguono, noi gli crediamo. E ora, spazio a Mr. Hawke…

Come si è preparato al ruolo, ha passato qualche giorno con poliziotti o si è rifatto a esperienze in altri ruoli?

Il grande vantaggio è che io e Antoine Fuqua abbiamo già lavorato insieme prima, e sullo stesso argomento, quindi non partivamo da zero. E la bellezza del poliziesco è che è l’unico genere che ti permette di fare film sulla gente vera. Fare un film che intrattenga e allo stesso tempo parli di argomenti politici come la povertà o il crimine è eccitante come opportunità, per un cineasta. Quando stavamo facendo Training Day lo studio pensava che Antoine fosse pazzo perché insisteva a girare in vere location, come South Central L.A., Watts. La gente non capiva perché sarebbe stato importante e quando è uscito tutti parlavano di quanto vero e autentico fosse il film. E’ la stessa cosa che ha reso grande Il braccio violento della legge, tanti anni fa, cioè il fatto di essersi davvero tuffato in New York. Sapevamo che dovevamo fare lo stesso. E Antoine sa come farlo: conosce la gente, conosce la polizia, ha dei collegamenti, ma soprattutto la conoscenza, la passione e il cuore per farlo.

Spesso sceglie personaggi di poliziotti. In base a cosa sceglie i ruoli?

Quando scegli una parte, dev’esserci in essa qualcosa che ti parla. Questo personaggio mi ha toccato molto, è sempre ai ferri corti col suo ego, con il suo orgoglio, era profondo per me. E poi conta anche chi manda lo script. Se lo script me lo manda Antoine, so che se è serio sul fare il film, è serio davvero. E lo farà seriamente. E’ tutto l’insieme. Non c’è niente di peggio che cercare di fare del tuo meglio quando la gente non fa del suo meglio. E’ una cosa terribile.

Quali sono i suoi scrittori preferiti?

Non so, cambiano sempre. Ora sono in Italia e mi va di scegliere un autore italiano: Italo Calvino, diciamo che è il mio preferito.

Una domanda per Antoine Fuqua: Nietzche diceva “chiunque combatta i mostri deve stare attento a non diventare un mostro, e se guardi troppo a lungo nell’abisso, l’abisso guarda dentro te”. Quanto di questo detto può valere per i personaggi di questo film?

Sono d’accordo. Anch’io penso che bisogna stare attenti ai mostri che si inseguono, e queste persone sono quotidianamente soggette a questo. I poliziotti ogni giorno guardano negli occhi il peggio dell’umanità e prima o poi ci sarà un prezzo da pagare. E bisogna decidere da che parte della linea stare, e questa non è una decisione semplice perché dipende dal momento della vita in cui la prendi. Sal ha perso la logica, la ragione, è perso e pensa che quella sia l’unica decisione che può prendere. Sin dall’inizio dunque la logica viene buttata dalla finestra e quindi già dalla scena d’apertura finisce per essere un mostro. Con Ethan ne abbiamo discusso molto, abbiamo parlato anche di Cuore di tenebra, ad esempio.

(Fuqua è costretto a lasciarci a causa di impegni precedenti)

L’ultima volta che è stato qui ha presentato un film da regista. Dopo ha fatto molti film. Dunque l’esperienza di fare un film da regista è stata energizzante?

L’esperienza di fare L’amore giovane è stata incredibilmente energizzante. Ho iniziato a fare l’attore a 13 anni e per tutta la mia carriera ho sempre cercato di energizzarmi facendo altre cose, perché adoro ancora immensamente recitare, ma so che ho bisogno di altre cose nella vita per farlo bene. Ogni volta che finisco di girare, me ne vado pensando che non girerò mai più nulla, ma torno ad innamorarmi della recitazione. Succede sempre.

Ho lavorato con un gruppo di bravi registi nella mia vita, Antoine è uno, Richard Linklater è un altro, Andrew Niccol è un altro. Non c’è niente che mi renda più felice di costruire rapporti con queste persone. Credo anche che queste tirino fuori il meglio di me. Non sono sicuro che avrei potuto fare lo stesso ruolo in Brookly’s Finest per un altro regista. Il modo in cui Antoine crede in me, proprio per il nostro lavoro in Training Day, ha fatto sì che questo film prendesse vita in me.

Come è stato lavorare con un mostro sacro come Sidney Lumet? E quanto sono simili secondo lei il personaggio di Hank in Onora il padre e la madre e il Sal di Brooklyn’s Finest?

Sidney Lumet è un grande regista. Si differenzia molto dagli altri per un semplice particolare: prova molto più di tutti gli altri registi per cui ho lavorato. Quindi nel momento in cui vai a girare sai già cosa farai. Il film è pronto ancora prima di iniziare a girare, davvero, e la ragione per cui gira così velocemente – è famoso per questo – è che tutta l’esplorazione del personaggio è stata già fatta nelle prove. La maggior parte dei giovani registi lavora in modo molto diverso, nel senso che “filmano le prove”. Vai sul set e inizi a girare e girare, si gira un sacco di materiale, diverse versioni e poi si va a creare il film al montaggio. Sidney crea il film e il montaggio nella sua mente. Non gira nemmeno un primo piano di tutta la scena, gira solo il primo piano di un particolare dialogo, perché sa che tipo di dialogo vuole. Nessuno lavora più così, è molto “old school”. E poi sa tantissimo di recitazione, è stato all’Actor’s Studio, ha studiato con Lee Strasberg.

Non trovo Hank e Sal due personaggi simili: Hank è un uomo senza spina dorsale, Sal ha tanti problemi ma di sicuro ha spina dorsale. Piuttosto condividono un senso di colpa e rimorso con cui convivono. Questo è vero.

Parliamo dell’Ethan Hawke più romantico: Before Sunset e Before Sunrise secondo lei sono stati tra i punti più alti della sua carriera? E si rende conto dell’impatto che questi film hanno avuto sulla gente?

Sì quei film sono molto speciali per me. Sono co-sceneggiatore dei due, e credo che ogni tanto ci sia la possibilità di fare un film che sia molto sperimentale ma che funzioni. Il secondo è girato in tempo reale, è una cosa molto rara nel cinema. Hanno un’aria di improvvisazione e li ho fatti con persone che amo molto, quindi sono speciali per me e mi rende felice che possano essere speciali anche per altre persone.

Fuqua ha detto che avete girato in location spesso “pericolose”, a contatto con la vera gente di Brooklyn. Può parlarci della sua esperienza a Brooklyn?

Abbiamo girato anche Training Day in luoghi simili, ma la differenza stavolta è che avevo fatto Training Day, un film che è estremamente popolare in quell’area. Ciò mi ha dato l’opportunità di incontrare persone e avvicinarmi a loro. La gente era molto aperta con me, gli piacevo subito anche se non mi conoscevano, mi parlavano. Era un tempo molto interessante per girare in uno dei distretti più pericolosi d’America. Obama correva per la presidenza. Era un momento molto difficile. C’era anche stato l’episodio di Sean Bell, un giovane afroamericano ucciso dalla polizia la notte del suo addio al celibato – gli hanno sparato una cinquantina di volte. Ho incontrato molte persone che non avevano nessuna speranza nella vita, e la cosa ha avuto un grande impatto su di me. E’ una delle cose che amo davvero del genere poliziesco. Se fai un film di zombie non puoi raccontare storie di persone vere!

Negli ultimi anni ha lavorato tantissimo a teatro. E’ un buon allenamento per un attore?

Sì, il teatro è grandioso. Indipendentemente da quello che ne dice la gente, è molto più difficile che recitare davanti a una telecamera. E’ più umile: devi truccarti da solo, devi essere a teatro in orario, nessuno ti porta il caffè. Devi rifare continuamente le stesse cose, nessuno ti illumina perfettamente o ti inquadra in modo tale da nascondere la tua cattiva recitazione. Quindi è un grandissimo allenamento e lo amo per questo. So che mi rende un attore migliore. E poi la mia storyline in questo film è molto simile a quella di Macbeth. All’inizio Sal non riesce a lavare il sangue dalle sue mani, e credo che il tema principale sia l’avidità. Lui pensa di farlo per dei buoni motivi, ma alla fine va troppo in là e finisce per morire. A Macbeth andava tutto bene, finché non ha iniziato a uccidere la gente…

Ci sarà un terzo episodio nella saga di Before Sunrise/Before Sunset?

Sarei sorpreso se non facessimo un altro film. La domanda è quando e come, e c’è un problema con le aspettative. All’inizio nessuno le aveva, mentre adesso incontrare le aspettative del pubblico sarà difficile. Ma abbiamo un paio di idee…

Il personaggio del poliziotto corrotto è tipico della cinematografia americana. Ha citato Il braccio violento della legge, ma si è ispirato anche ad altri personaggi del cinema poliziesco anni ’70?

Assolutamente. Sono cresciuto con quei personaggi. Serpico e Il braccio violento della legge rappresentano un’epoca in cui i film d’azione non erano solo film d’azione, ma anche “character drama”. Quelli sono i film che amo, ecco perché amo Training Day ed ecco perché volevo fare questo film. E per questo ho anche voluto lavorare con Sidney Lumet.

Lei da tempo ha lasciato la vita da “animale da tappeto rosso”. Non rimpiange questo aspetto frivolo della sua vita da star?

Ho un sacco di rimpianti. Probabilmente nessuno di questi ha a che fare con la percezione pubblica di ciò che è frivolo e ciò che non lo è. George Clooney vive la sua vita come meglio crede. Per lui funziona, ma ciò che è interessante nell’invecchiare è che impari ad essere te stesso. Non sono George Clooney, sono io. E quando sei giovane a volte provi diverse personalità. Tutti lo fanno. Ma se da giovane la gente si limita a scattarti foto, a volte col tempo le cose peggiorano. Inoltre, non sono più bello come una volta! La prima volta che sono venuto a Venezia è stato vent’anni fa. Non posso credere che fosse il 1989, quando sono venuto qui con L’attimo fuggente. E mi sono seduto nella stessa poltrona dell’altra volta! Perciò è dura per me non sentire un enorme senso di gratitudine per avere ancora la possibilità di partecipare a questa cosa che adoro, cioè la celebrazione del cinema.

A questo punto Ethan scherza con la traduttrice, dicendo che per anni, quando la gente gli chiedeva se sapeva l’italiano, lui rispondeva “l’attimo fuggente!”.

E questo è tutto gente. Spero che abbiate apprezzato come ho apprezzato io. Ethan Hawke si è raccontato senza filtri, ed è stato bellissimo!


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