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Venezia: Antoine Fuqua racconta la sua Brooklyn

Di Marco Triolo

Nonostante la giornata sia stata dominata dalla presenza al Lido di George Clooney, questa mattina si è tenuta un’altra importante conferenza stampa, ancora una volta per un film fuori concorso. Trattasi di Brookly’s Finest, di cui ho già ampiamente parlato qui.

La conferenza ha visto la partecipazione del regista Antoine Fuqua e degli attori Wesley Snipes e Shannon Kane (mentre Ethan Hawke, pur presente a Venezia, se l’è svignata, pare per fare un giro in aereo!). Ed è stata molto più interessante di quella con Clooney, se non altro perché si è effettivamente parlato del film! Un film che ha diverse chiavi di lettura, un’opera complessa nata in circostanze anche difficili, che le dichiarazioni del regista e degli interpreti non fanno che rendere ancora più interessante.

Tanto per cominciare, la pellicola è stata girata per davvero a Brooklyn, uno dei luoghi più difficili d’America: il quartiere di New York è anche “un personaggio, con la sua specifica parlata, il suo specifico equilibrio politico tra la gente e la polizia”. L’intenzione di Fuqua era perciò quella di essere “pericolosamente” vicino ai luoghi veri, essere parte della comunità al punto da assumere la gente del posto come comparse. Questa situazione precaria (“a Brooklyn ci sono cecchini sui tetti, e un senso costante di violenza, come se potesse scoppiare da un momento all’altro”) ha apportato un ulteriore livello di realismo, perché spingeva gli stessi attori a non recitare.

La stessa presenza nel cast di Wesley Snipes, da poco uscito di prigione come il suo personaggio, Caz, contribuisce a creare un’aura di realismo: “Il mio personaggio in questo film è molto diverso da Nino, il protagonista di New Jack City. Nino era un mostro, un cattivo, mentre Caz è un bravo ragazzo. Si è solo trovato a vivere una vita da cui non è più riuscito a fuggire, ma ora vuole mollare tutto, uscire dal giro”. “Nino” era anche il nomignolo con cui la gente di Brooklyn chiamava Snipes durante le riprese. L’attore e Fuqua hanno spiegato che le comparse non ascoltavano la polizia, ma solo loro due. Quando c’era una situazione di crisi, come ad esempio una discussione, era Snipes che si occupava di raffreddare gli animi. Della sua esperienza in carcere per evasione fiscale, Snipes parla senza problemi e rivela che ormai si è lasciato tutto alle spalle. Anzi, riesce a scherzare dicendo che se non altro la vita dietro le sbarre gli ha fornito un sacco di materiale per questo film!

Brooklyn’s Finest è una storia di poliziotti, e Fuqua ha voluto chiarire senza mezzi termini il tema del film: “il mio film parla delle pressioni vissute dai poliziotti, che si ritrovano senza supporto, anche finanziario, e spesso sono costretti a vivere vicino alle stesse persone che sono addestrati ad odiare e a mettere in galera. Parlo di questa pressione e delle scelte che vengono prese in queste condizioni”. Il finale, in cui le storie dei tre poliziotti convergono per puro caso nello stesso luogo, riflette la visione che ha Fuqua della vita: “la vita è assurda, operistica”, afferma. E rivela di aver mostrato il film a Sidney Lumet, uno dei suoi idoli. Lumet ha dato la sua benedizione: dovrà pure valere qualcosa, no?

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