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Segnali dal futuro, la recensione

Di Gabriele Niola

Segnali dal Futuro Poster ItaliaRegia: Alex Proyas
Cast: Nicolas Cage, Rose Judith Esther Byrne, Chandler Canterbury, Adrienne Pickering, D.G. Maloney, Lara Robinson, Danielle Carter
Durata: 115 minuti
Anno: 2009

Io i film di Alex Proyas li odio. Li odio perchè non sono veramente brutti, hanno sempre molte cose interessanti, riescono ad avvincere in una maniera non banale talvolta percorrendo strade raramente battute dal cinema che viene dall’America e creando sempre atmosfere che riescono ad accoglierti in un clima respingente da futuro distopico anche quando non si tratta di futuro. Ecco perchè li odio, perchè mi convincono di essere belli per poi tradirmi regolarmente. E Segnali dal futuro non fa eccezione.

Stavolta Proyas si fa contaminare da tutto il contaminabile. La storia comincia con quegli stilemi dell’orrore che Hollywood ha deciso di importare tra i mille partoriti dal j-horror e lo fa con gusto, sapendo poi deviare dal semplice film di paura quasi subito per andare a costruire lentamente un’atmosfera visivamente intrigante e angosciante, fatta di un uso spiazzante di colori sparati e luminosità eccessiva, caratteristiche solitamente legate alla tranquillità.
Segnali dal futuro inizia a raccontare la sua trama badando molto al meteo, alle temperature, al vento, ai colori delle foglie sugli alberi, le nuvole e tutto il resto con una cura per gli elementi accessori del racconto che paga e molto, culminando nella straordinaria sequenza del crollo aereo. Mai viste di simili, veramente un esempio di cinema forte, talmente forte da superare gli effetti speciali di quart’ordine da serie tv e il fuoco finto.

Ad un certo punto c’è anche uno zoom dallo spazio fino alla casa del protagonista che dipinge con toni realistici la terra, le città e le autostrade come fossero parte di un corpo vivente, tessuti, vene pulsanti e organi. Una metafora abbastanza abusata ma a memoria mia mai resa con così grande efficacia e stile. Insomma, un sacco di cose belle.

Proseguendo però nella sua transizione da horror a film apocalittico Proyas comincia a perdere la forza propulsiva appoggiandosi sempre di più ad esempi altri: La Guerra dei Mondi, Incontri Ravvicinati Del Terzo Tipo, The Blair Witch Project e ancora Deep Impact, il remake di Ultimatum Alla Terra e un finale da The Fountain ma ce ne sarebbe ancora di roba da elencare. Poche cose sono originali e quelle poche fanno rimpiangere i piccoli plagi. La trama precipita e il ridicolo è dietro l’angolo (incommentabile la sequenza finale nel bosco).

Nemmeno una chiusura forse imprevedibile all’inizio può riscattare l’ennesima parabola discendente di Proyas.

Film catastrofico o catastrofe di film? Qui le altre critiche

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