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Basta che funzioni, la recensione

Di Gabriele Niola

Basta che funzioni poster ItaliaRegia: Woody Allen
Cast: Evan Rachel Wood, Henry Cavill, Kristen Johnston, Patricia Clarkson, Larry David, Ed Begley Jr., Michael McKean
Durata: 92 minuti
Anno: 2009

Divertente come ad ogni film di Allen che esce ci si affatichi a parlare del fatto che “Woody mette il suo pessimismo nel film” come se il personaggio protagonista fosse davvero Woody Allen o un suo avatar e quello che dice sia realmente il punto di vista del regista.
Il personaggio alleniano (quello nevrotico, ateo, caustico e disincantato che è al centro dell’80% dei suoi film fin dall’inizio e che solitamente è interpretato dal regista mentre in questo caso tocca a Larry David) ha ovviamente dei punti in comune con il regista e condivide alcune delle sue idee ma in nessun modo ne è lo specchio, è solo un personaggio messo in scena come altri. Tanto che di film in film prende posizioni diverse e fa cose diverse.

In questo caso il protagonista è tra i più pessimisti, molesti e superbi di sempre, al contrario però Basta Che Funzioni è tra i film più ottimisti e solari, nonostante il ritorno a Manhattan.
Chi conosce bene Allen infatti sa che se c’è un punto saldo nel suo cinema, accanto alla transitorietà di ogni rapporto e alla casualità che domina gli eventi, è anche la volontà di ritrarre il romanticismo e in un certo senso di crederci (sebbene in una sua versione a scadenza breve). Questo in Basta Che Funzioni è tirato al massimo assieme ad un meccanismo comico come al solito verbale (le gag fisiche entrano in campo solo quando Woody recita) particolarmente riuscito che rende il film solidissimo e come al solito, dilettuosamente piacevole come un massaggio alla corteccia celebrale, un’opera che accarezza lo sguardo con i suoi colori pastosi e le sue luci calde negli interni e plumbee negli esterni e che non pretende null’altro se non essere piacevole senza venirvi incontro.

Basta Che Funzioni si mette in evidenza poi anche per come rompa la quarta parete. Perchè se i film del regista non hanno mai disprezzato l’espediente della conversazione con il pubblico mai questa idea era stata così esplicita e così uno strumento per definire il personaggio.
In Io e Annie, per dire, Allen parla con il pubblico e compie dei dialoghi impossibili con i passanti per spiegare dei concetti e mostrare le insicurezza di Alvy, in questo caso invece Larry David sa di essere un personaggio, mostra di essere conscio di tutto il meccanismo della sala e del pubblico ma invece che uscire dal film come il protagonista di La Rosa Purpurea del Cairo ci rimane e la sua consapevolezza influisce caratterizzandolo come “dotato di una visione d’insieme più ampia degli altri”.
Girando sempre il medesimo film Woody, come al solito, ha fatto qualcosa di bello come non gli avevamo mai visto fare.

A Woody Allen fa bene o fa male la sua amata Manhattan? Dopo 4 film in giro per l’Europa torna nella grande mela con successo? Qui le altre critiche

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