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L’Era Glaciale 3, la recensione in anteprima

Di Gabriele Niola

L'Era Glaciale 3 : l'Alba dei Dinosauri Poster ItaliaRegia: Carlos Saldanha
Cast: John Leguizamo, Queen Latifah, Denis Leary, Ray Romano, Chris Wedge
Anno: 2009

Si sentiva bisogno di un terzo episodio? Probabilmente no, ma la cassa continua a dire “Si” e a giudicare dagli incassi nei diversi paesi in cui è già uscito è stata un’ottima decisione. Ottima come quasi tutte le decisioni commerciali della Blu Sky, casa di produzione che con la serie L’Era Glaciale è arrivata a poter competere con i grandi. Almeno commercialmente.

Questo terzo episodio racconta di Manny e Ellie che aspettano la nascita della figlia, di Diego che sente di non avere più lo smalto di una volta e si chiede se forse questa vita familiare non gli faccia male e Sid che vuole anche lui mettere su famiglia. E proprio in un maldestro tentativo di fare questo il bradipo scopre tre uova di dinosauro che adotta scatenando le nuove avventure che porteranno tutta la banda nel sottosuolo dove c’è una sorta di mondo perduto, un Eden caldo e pieno di vegetazione e animali preistorici.
Nulla di nuovo, compresa la finta sorpresa di un nuovo elemento aggiunto alla compagnia: Buck (in originale doppiato da Simon Pegg). Ad onor del vero però Buck è la nota più positiva del film.

Rimasto troppo tempo da solo contro i dinosauri del mondo perduto è diventato completamente matto sebbene sia anche espertissimo dei pericoli locali. Lui è l’unico che li può guidare anche se sembra il meno affidabile. La sua ossessione principale è un gigantesco dinsauro bianco che gli ha cavato un occhio (difatti ora porta una benda) e a cui lui ha staccato un dente ricavandoci ora un coltello.
Buck porta un po’ di sana assurdità, non tanto con le gag slapstick e gli improvvisi cambi di fronte ma con la totale insensatezza e la mancanza di motivazioni del suo agire. Il riferimento mobydickiano è sufficientemente chiaro ma anche poco invasivo o fuori luogo. Effettivamente è reso bene il concetto alla base dell’opera (anzi del suo propagarsi postmoderno in altre opere) cioè l’ossessione e l’impossibilità di esistere senza la propria ossessione.

Certo non si sentiva davvero il bisogno di L’Era Glaciale 3 e la presenza positiva di Buck è una magra consolazione a fronte di una desolazione totale del resto del film. Inutile dire che il “tema” della maternità è il solito pretesto che a non so più chi può sembrare un punto a favore della pellicola.
L’uso del 3D è invisibile, come si conviene in questo primo periodo, ma talmente invisibile che davvero non se ne sente nemmeno il beneficio. Vederlo in due dimensioni non fa alcuna differenza.

Serie per il cinema o continui sequel? Fino a dove si può arrivare nello sfruttare un franchise senza sfociare nella pura serialità episodica? Qui le altre critiche


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