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Bastardi Senza Gloria, la recensione in anteprima

Di Gabriele Niola

Bastardi senza gloriaRegia: Quentin Tarantino
Cast: Brad Pitt, Mike Myers, Eli Roth, Diane Kruger, Benjamin Joseph Novak, Samm Levine, Daniel Brühl, Samuel Leroy Jackson, Mélanie Laurent, Jacky Ido, Martin Wuttke, Til Schweiger, Christoph Waltz
Durata: 161 minuti
Anno: 2009

Prima di tutto i dati e la fredda cronaca.
Bastardi Senza Gloria, com’è stato detto in lungo e in largo, non somiglia a Quel Maledetto Treno Blindato ma semmai più a Vogliamo Vivere per il tipo di trama, mentre nel modo in cui è girato somiglia più a Pulp Fiction che a Kill Bill o A Prova di Morte. Non che sia a livello di Pulp Fiction ma il modo di orchestrare le diverse storie (sebbene non atemporale), il modo in cui si alternano azione e dialoghi, il modo in cui propone la violenza (per accelerazioni e non esplosioni) e infine la maniera in cui Tarantino fa il suo cinema e non il cinema di qualcun altro è il medesimo.
Nulla di nuovo o di diverso dal solito. Bastardi Senza Gloria è un bel film di Tarantino, non il suo migliore nè una svolta nella sua carriera ma un suo bel film ambientato in Francia durante la seconda guerra mondiale e ispirato ad un “certo” cinema di guerra, non quello appunto di Castellari o Il Grande Uno Rosso ma più quello delle commedie.

Perchè come sempre alla fine Tarantino ha girato un’altra commedia che mischia tanti altri elementi e generi. Un film molto verboso e molto compassato che si prende tutto il tempo che vuole per proporre dei personaggi (mai approfonditi) estremamente cool, cesellati nel minimo particolare ma volutamente sfiorati e mai compatiti. Tarantino è forse l’unico oggi che riesce a non trasmettere calore per i personaggi (giusto qualche donna ogni tanto) ma unicamente per le situazioni.

Diviso in 5 capitoli il film racconta dell’operazione Kino, andando a spiegare nei diversi capitoli dove si origini il desiderio di vendetta di ognuna delle parti coinvolte grazie a delle scene che sono davvero piccoli gioielli. In certe parti si riesce quasi a percepire la goduria tutta tarantiniana di girare una scena così tipicamente cinematografica. Si percepisce come indugi per aumentare il piacere, come prepari il colpo di scena, come carichi il pathos per poi rilasciarlo nella maniera migliore. Ci gode davvero quell’uomo a fare film.
In particolare è bellissimo davvero il primo capitolo, quello che si chiude con una citazione di 28 Giorni Dopo. Una vera operetta tarantiniana senza citazioni particolari o troppi significati. Cinema scarnificato, quasi eastwoodiano se Eastwood facesse queste cose e se fosse così visceralmente innamorato del mezzo.

Per il resto invece essendo molto lungo il film soffre di una certa stanchezza verso il mezzo ma sopportabile, anche perchè poi il finale recupera.
Non è il capolavoro che ci aspettiamo sempre da Tarantino ma è gran bel cinema.

Ah! C’è una bionda che si deve vendicare (ed è l’unico sentimento che il film si propone di mostrare) e i piedi di una donna hanno un ruolo fondamentale. No perchè ad un certo punto mi ero quasi preoccupato…
Infine è molto strano come il film che ad un certo punto si vede, un film girato da poco nella germania nazista dall’UFA sia così palesemente anacronistico. Gira voce l’abbia fatto Eli Roth e non Quentin, il che sarebbe una spiegazione, ma lo stesso viene da chiedersi come abbia potuto accettare che la proiezione a cui gira il finale del film sia di un film così palesemente lontano dalle opere tedesche degli anni ’40. E’ quel genere di cose con le quali Tarantino va a nozze!

Tarantino autore popolare o molto di nicchia? I suoi ultimi film non sono andati nemmeno nella direzione dei più vecchi cercando un pubblico che non è grande ma anzi molto molto piccolo. Qui le altre recensioni

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