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01 giugno 2009 • 12:01 • Scritto da Gabriele Niola

Coco Avant Chanel, la recensione

Gabrielle Chanel, detta Coco, balla in un locale di sera e di giorno fa la sartina. L'incontro con un uomo ricco e a suo modo interessato a lei le danno però la possibilità di annoiare il pubblico di una sala cinematografica
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Coco avant Chanel Poster FranciaRegia: Anna Fontaine
Cast: Audrey Tautou, Alessandro Nivola, Marie Gillain, Roch Leibovici, Benoît Poelvoorde, Emmanuelle Devos
Durata: 105 minuti
Anno: 2009

Potrei dire “no” a Coco Avant Chanel perchè è un biopic (e basterebbe!), potrei dire di “no” perchè è identico a La Vie En Rose, potrei dire di “no” perchè racconta una vita poco interessante cercando di farla sembrare appassionante o infine potrei dire di “no” perchè è semplicemente noioso e banale. Ma scelgo di dire “no” a Coco Avant Chanel perchè relega in un angolo gli sconvolgimenti portati nella società dalla stilista Chanel, dimostrando così di poterne e volerne parlare, ma di volersi concentrare invece sul già visto, già noto, già sentito.

Talmente sono tutte uguali queste vite normali romanzate per sembrare eccezionali che davvero si notano poche differenze tra la struttura di Coco Avant Chanel e quelle utilizzate per rendere “accattivanti” la vita di Miss Potter o quella di Edith Piaf.
Una donna cerca un uomo ma non riesce ad integrarsi nella struttura sociale del suo tempo che la vede subordinata ad un maschio dominante, vuole anche lavorare e alla fine nonostante riesca ad intrecciare una relazione insperata e passionale la vede naufragare tragicamente. A quel punto l’aspetta una vita di solitudine e soddisfazione professionale.

In sè la cosa sarebbe anche femminista, una donna più avanti del suo tempo che vuole affermare la propria indipendenza, ma se guardiamo questi progetti nel loro insieme è facile capire come in realtà non siano per nulla femministi, anzi. Si racconta sempre e solo di donne che si affermano unicamente in seguito a fallimenti nella vita privata. Per quanto ne sappiamo da questi film biografici le uniche donne capaci di affermarsi come e meglio degli uomini dovrebbero essere quelle che non riescono a trovare un buon marito. Il che è alquanto retrogrado.
Dunque fintamente appassionante, fintamente femminista e fintamente emblematico anche Coco Avant Chanel va ad ingrossare la lunga lista di film biografici assolutamente non necessari.

L’unica eccezione al piattume di tutta la pellicola è però la scena finale, non solo molto bella cinematograficamente (per come è giocata sul non visto e il riflesso, sul controcampo negato e sul netto stacco con il resto del film) ma anche estremamente significativa.
Dopo aver assistito ad un film praticamente in costume si passa attraverso un piccolo salto temporale che sembra un salto millenario per il cambio di vestiti. Le signore cominciano a vestire Chanel e da che sembrava l’800 (anche se erano i primi anni del ‘900) di colpo sembrano gli anni ’60 (anche se si tratta più o meno degli anni ’20 e ’30). Ma 5 minuti di vero cinema non bastano a salvare l’anima un intero film.

Meritava davvero un film Coco Chanel? E se si, perchè? Cosa andava mostrato della grande stilista? Quale doveva essere (o quale è) la chiave di lettura di un film su di lei? Qui le altre critiche

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