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08 maggio 2009 • 15:18 • Scritto da

Voci da capitano: Alessandro Rossi

Dopo aver letto tutte le curiosità che c’erano da scoprire su Natale Ciravolo, voce del Capitano Kirk, è il turno di dare spazio al doppiatore italiano di Jean-Luc Picard, ringraziando ancora una volta il preziosissimo contributo dello STIC che ci ha fornito copia del numero del 28 aprile 2006 della ISTM (Inside Star Trek Magazine) […]
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Alessandro Rossi 01

Dopo aver letto tutte le curiosità che c’erano da scoprire su Natale Ciravolo, voce del Capitano Kirk, è il turno di dare spazio al doppiatore italiano di Jean-Luc Picard, ringraziando ancora una volta il preziosissimo contributo dello STIC che ci ha fornito copia del numero del 28 aprile 2006 della ISTM (Inside Star Trek Magazine) scritto da Gabriella Cordone.

Alessandro Rossi nasce a Roma 47 anni fa. Inizia il lavoro di attore a teatro, con le primissime parti a 15 anni. Ha lavorato con la Compagnia romana del Politecnico Teatro, col Teatro Stabile di Bolzano e col Teatro di Roma. Tra i suoi lavori: “Pierino e il Lupo” e “Ode a Napoleone Bonaparte” di A. Shoenberg.

Inizia poi l’attività di doppiatore e tra gli attori famosi a cui ha donato la sua inconfondibile voce ci sono Arnold Schwarzenegger, Liam Neeson, Samuel L. Jackson, Dolph Lundgren, Micheal Clarke Duncan e Ving Rhames.

Per noi appassionati di Star Trek resta però l’impareggiabile voce italiana di Patrick Stewart, il capitano Picard di Star Trek:The Next Generation.

Da qualche anno Rossi è la voce incontrastata dei trailer cinematografici, anche se la sua attività di doppiatore si è molto ridotta a favore della direzione del doppiaggio e dell’adattamento dei dialoghi dei film che dirige.

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Potresti descrivere in che cosa consiste il lavoro di doppiatore? E per coloro che volessero seguire la tua stessa strada, che consigli daresti?

Il lavoro del doppiatore è innanzitutto il lavoro di un attore. Un attore che si specializza in una particolare attività, che è quella di dare la voce ad altri attori stranieri. Già questo credo che faccia giustizia delle tante inesattezze (scempiaggini?) che circolano riguardo al lavoro nel doppiaggio. Tanto per dirne un paio: non è vero che per doppiare serve la bella voce; non è vero che la vera, grande difficoltà del doppiaggio sia andare a sinc. Per fare il doppiaggio bisogna saper recitare. Voci ne servono di belle, brutte e così così, mentre per quello che riguarda il sinc, beh… è solo una questione di allenamento: è come imparare ad andare in bicicletta! Le prime volte cadi, ma una volta che hai imparato… Perciò, che consiglio posso dare? Siate attori, e nell’orizzonte della vostra professione ci sarà il teatro, il cinema, la televisione e, se ne avrete voglia, anche il doppiaggio. O soprattutto il doppiaggio, come per me.

Negli ultimi anni i computer hanno “invaso” il mondo. È successo anche nel mondo del doppiaggio? C’è stata qualche “rivoluzione tecnica” nel modo di lavorare?

Il computer è uno splendido compagno di lavoro. Non tanto per l’attore al leggio, quanto per il direttore di doppiaggio. Pensate che bello avere a portata di mouse copione originale del film su cui si sta lavorando, vocabolari vari da consultare senza sprechi di tempo, tutta la rete a disposizione per fugare qualsiasi dubbio…

Senza contare che i programmi di gestione dei file audio consentono degli standard di lavoro sempre più elevati e accurati. Insomma: viva i computer anche nel doppiaggio!

Alessandro Rossi 03

Parliamo di Star Trek. Hai dato la voce al capitano Picard, uno dei personaggi più amati in assoluto dagli appassionati. Come ti sei sentito in questo ruolo? E come sei arrivato ad esserne la voce italiana?

Picard è uno dei personaggi che ho più amato. Perché Patrick Stewart è un attore straordinario (non c’è niente da fare: se doppi un bravo attore è molto più bello) e perché il personaggio è estremamente stimolante: complesso, poliedrico, pieno di sfumature.

Come ci sono arrivato? Grazie a Manlio de Angelis, uno dei più grandi direttori di doppiaggio degli ultimi venti anni che ha avuto la bontà (o la felice intuizione) di affidarmi il personaggio di Picard.

Che differenze ci sono (se ci sono) tra il doppiaggio di un telefilm di fantascienza e quello di prodotti di altro genere?

Nessuna. Il doppiaggio non si divide per generi (film di fantascienza, gialli, azione, film romantici ecc.) conosce solo due grandi categorie: il doppiaggio fatto bene e il doppiaggio fatto male. Io mi sforzo di farlo bene, anche se non è detto che ci riesca sempre.

L’attenzione degli appassionati di Star Trek per il “nostro prodotto”, ci porta ad essere particolarmente pignoli, con le supervisioni ai dialoghi per via dei termini tecnici. Sicuramente ti sei ritrovato spesso con copioni pieni di correzioni! Pensi che questa “supervisione” sia stata positiva?

Assolutamente sì. Credo che sia stato un contributo utilissimo. Star Trek è una “saga” articolata, complessa. Spesso il dialoghista adattatore dei dialoghi non poteva avere la conoscenza approfondita dei personaggi e delle situazioni, e quindi la presenza di una supervisione puntuale e soprattutto competente è stata di grande aiuto.

Il tuo curriculum è lunghissimo, e non solo come voce di grandi attori, ma anche come direttore di doppiaggio, adattatore, attore di teatro, TV… C’è una cosa di cui sei particolarmente orgoglioso? Un attore a cui sei particolarmente legato come doppiaggio? Un film che ricordi per qualche motivo speciale?

Senz’altro l’esperienza a cui sono più legato è il doppiaggio di Schindler’s List. Il doppiaggio del film mi ha coinvolto in modo profondo, e doppiare Liam Neeson in quella occasione è stato bellissimo e molto impegnativo.

Direi che Liam Neeson è l’attore a cui mi sento in generale più legato fra tutti gli attori che ho doppiato.

Se non fossi entrato nel mondo del doppiaggio, che lavoro pensi avresti fatto?

Che domandaccia! Tempo fa riflettevo sul fatto che un attore è sempre (o quasi) un “qualcos’altro mancato”. Forse perché nessuno può sapere all’inizio se riuscirà davvero a diventare un attore professionista, o forse perché la spinta a diventare attori corrisponde a una parte profonda di noi stessi costretta a dividere le proprie aspirazioni con una parte più “normale” che desidera magari diventare qualcosa di più “normale”… che so: notaio, avvocato, macellaio… L’altro me (se avesse prevalso) avrebbe voluto diventare uno storico, inteso come studioso di Storia, e quindi chissà… insegnante o scrittore.

Hai qualche hobby o passione?

Hobby: gli scacchi. Passione: la lettura e il canto.

Infine… parlando di hobby e passioni… hai mai visto una convention di appassionati di Star Trek? Ti piacerebbe partecipare?

Non l’ho mai vista. Se ne avessi l’occasione, perché no?

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