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Tutta Colpa di Giuda, la recensione in anteprima

Di Gabriele Niola

tutta colpa di Giuda Poster ItaliaRegia: Davide Ferrario
Cast: Kasia Smutniak, Fabio Troiano, Gianluca Gobbi, Luciana Littizzetto, Cristiano Godano
Durata: 102 minuti
Anno: 2009

Davide Ferrario gira una commedia con musica come afferma nel sottotitolo e dotata di quegli spunti vagamente anarchici che spesso hanno tempestato i suoi film.
Si racconta di una regista teatrale (Kasia Smutniak che conferma di essere un’attrice vera, più vera di tante più quotate) chiamata ad organizzare uno spettacolo con i detenuti di una sezione sperimentale (per libertà concesse) del carcere di Torino. Siccome a regolare tali attività sono preti e suore il tema scelto è la Passione. Non troppo avvezza alla religione la regista comincia a stabilire un rapporto con i detenuti e a leggere il vangelo. Quello che esce fuori è una versione musicale e gioiosa della passione dove Gesù non è sottoposto a processo o giudizio e quindi non è crocefisso, anche perchè nessun detenuto vuole fare la parte dell’infame Giuda. La Chiesa non gradirà.

Leggere la trama del film purtroppo è molto meglio che guardarlo, perchè dall’idea che è alla base scaturiscono molte suggestioni interessanti e si intuisce un discorso sulla religione, il modo di intenderla e il modo con il quale penetra nelle nostre vite che poi ha poco sviluppo nel film.
Anche dal punto di vista visivo Ferrario, che solitamente ci ha abituato a ottime idee, sembra ripiegarsi su scelte e soluzioni povere. Non riesce a rendere la vitalità di un musical e nemmeno a mostrare la clausura carceraria (se non nella primissima inquadratura).
E la novità (??) del digitale per penetrare la realtà attraverso interviste e domande schiette (?????) ai carcerati non è utile in questo senso.

La regista ossessionata dal comprendere davvero la Passione per metterla in scena, i carcerati (reali), la loro sete di libertà e i loro ragionamenti semplici condizionati dalla situazione (“Non ho capito, ma se è contro il carcere mi sta bene“), la Chiesa a indottrinare e aiutarli e la figura molto particolare del direttore, tutti concorrono a dare l’idea che la religione è la vera prigione perchè molto più castrante di quanto poi non sia il carcere reale.
Per Ferrario la religione è la vera prigione perchè vincola atteggiamenti, idee, supposizioni, ragionamenti e possibilità. Anche il direttore del carcere contrariamente al suo stereotipo è possibilista, media, tratta e in fondo non crede troppo nell’istituzione carceraria, mentre preti e suore non ammettono possibilità di fuga.

Ma tutto questo è reso su schermo senza la minima raffinatezza espressiva, senza sfumare ma sbattendo in faccia allo spettatore le peggiori convenzioni.
A mancare non è la solita apprezzabile libertà di messa in scena che si prende il regista, specialmente nel finale, quello che manca è invece una forma cinematografica in grado di portare praticamente sullo schermo quelle idee che la trama suggerisce.
Tutta Colpa di Giuda è un brutto film che dice cose interessanti.

Quanto conta la realizzazione di fronte ad un’idea ed una trama simili? Può bastare il far capire le proprie intenzioni? Qui gli altri pareri.

Cinema chiusi fino al 3 dicembre, QUI gli ultimi aggiornamenti.

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