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Nient’altro che noi, la recensione in anteprima

Di Gabriele Niola

Regista: Angelo Antonucci
Attori: Andrea Lucente, Annica Rodolico, Gabriele Merlonghi, Daniel Bondì, Martina Menichini, Philipe Leroy, Francesca Rettondini
Anno: 2009

Si può fare un film contro il bullismo? In teoria si, in pratica no. Nel senso che si può fare ma bisogna fare attenzione perchè queste cose nel 90% dei casi vengono male. Tutta La Vita Davanti ad esempio era riuscito a parlare di un problema (diverso) come quello dei call center con grandissima levità, intelligenza e senso del racconto. Un vero caso.
Nient’altro che noi invece prende di petto la materia e racconta la storia di 4 ragazzi, uno dei quali nuovo arrivato in una scuola del centro di Roma, e del bullo della classe. Il bullo è, guarda caso, proveniente da una famiglia che lo trascura, in cui il padre si droga (perchè in cima a tutto c’è SEMPRE la droga) e compra le dosi dal medesimo spacciatore per il quale il figlio lavora. Ancora una volta è una mancanza a scatenare la devianza e quest’idea di mostrare gli elementi in superficie senza lasciar intuire una dimensione più profonda e complessa della problematica è purtroppo la cifra di tutto il film.

La scuola è impotente ma comunque eticamente dalla parte corretta e le vittime del bullismo sono simpatici, buoni, pieni di ideali, speranze nel futuro (mi è sembrato di sentire un “Che ne sarà di noi?” ma forse mi sono sbagliato) e dagli interessi altissimi (il violino!). Sembra un racconto semplificato buono a colpire genitori spaventati e nonni ansiogeni dove più sono sensibili.

Ma su tutto la cosa che più infastidisce è la realizzazione da serie televisiva del pomeriggio infrasettimanale di Rai 3. Non c’è cura per gli ambienti (ma cos’erano? Diverse stanze di una stessa casa?), per il montaggio (che tocca la punta più bassa nei passaggi da mezzo busto a primo piano), per il suono (si passa spesso da presa diretta a doppiaggio con un fastidio percepibile da chiunque), per la scrittura e la fotografia (vedi le sequenze in seppia per narrare lo stato d’animo del ragazzo e fare da contrappunto simbolico). Inutile poi parlare del product placement invasivo che associa ad ognuno una marca di vestito con la medesima spudoratezza con la quale in Pierino e Il Lupo ad ogni personaggio è associato uno strumento musicale.

La cosa più interessante di tutte è però come alla fine non volendolo il film riesca tracciare una parabola filmica inaspettata. La figura del bullo infatti è il male assoluto ed è condannata in ogni momento eppure, grazie al suo fare anticonformista, coerente con una vita bastarda e insofferente del buonismo che lo circonda (al pari dello spettatore) risulta il personaggio migliore.
Talmente sono ovattati, stereotipici e insulsi i personaggi positivi e le autorità (dogmatiche nel pensare e inutili nell’agire), che non si può non parteggiare con lo stronzo di turno anche quando è nell’esercizio delle sue funzioni di bullo. Lui, vessato dall’ideologia del film e dei protagonisti e dotato di un carattere se non altro fiero e verace, incarna alla fine la cosa più vicina ad un personaggio cinematografico che si può vedere nel film.

Può un film fare la differenza? Può questo film essere utile? E’ meglio curare l’aderenza del messaggio o la messa in scena? Qui gli altri pareri.

Cinema chiusi fino al 15 gennaio, QUI gli ultimi aggiornamenti.

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