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Un nuovo trailer, 10 scene inedite e quattro interviste in arrivo da Diverso da Chi?

Di Federico

Diverso da chi Poster Italia

Uscirà venerdì nei cinema italiani in circa 300 copie Diverso da Chi?, divertente commedia con Luca Argentero, Claudia Gerini e Filippo Nigro protagonisti.

Diretto dall’esordiente Umberto Carteni, il film, da noi recensito in anteprima, andrà a portare in sala le contraddizioni della politica italiana su uno spaccato sociale importante e sempre più presente come quello omosessuale.

Aspettando l’uscita in sala, potete godervi oggi il nuovo trailer del film, ben 10 scene inedite, una nota scritta direttamente dal regista e 4 interviste, fatte ai 4 protagonisti della pellicola e rilasciate direttamente dall’ufficio stampa!

Note di Regia Umberto Carteni:

Il film “Diverso da chi?” rappresenta uno spaccato della nostra società e della sua sempre più rapida maturazione. Si entra dalla porta della quotidianità e si arriva sin dentro l’anima dei protagonisti.

L’omosessualità qui non è più percepita come universo estraneo e sospetto, ma come aspetto assolutamente connaturato alla società e, anzi, arricchente.

Il protagonista ci offre l’occasione di percorrere il travaglio dell’accettazione della propria identità sessuale, che muta, una prima volta, con la scoperta della propria omosessualità e, poi, una seconda, quando si trova a vivere le pulsioni dell’attrazione per una donna.

I personaggi principali della storia, a loro volta, si trovano a dover affrontare i terremoti dei sentimenti e a dover subire il corso degli eventi.

L’elite della politica soccombe sotto le spinte di una comunità che esprime la necessità, a volte spregiudicata, del “nuovo”. Si annullano le vecchie regole e riescono finalmente ad emergere, dal piatto grigiore, i soggetti della vita vissuta. Questo lo si vede accadere, senza indugiare su un racconto nel racconto. E così, una storia straordinaria e normale, offre allo spettatore uno specchio per valutare le proprie convinzioni di fronte alle vite degli altri. Solo uscendo dagli schemi si può conquistare la comprensione della complessità della vita e, a volte, basta guardare con occhi non imparziali, per scorgere quello che c’è di vero e profondo nella normalità delle nostre giornate.

Le emozioni dei personaggi sono la via su cui si dipana, con intensità, l’attualità dei temi proposti. I paradossi danno leggerezza ed ironia, senza cadere nel grottesco. È un film che farà certamente discutere. L’interpretazione, mette in luce gli aspetti psicologici dei personaggi. La messa in scena del quotidiano è spesso ricca di comicità. La leggerezza è il codice della comunicazione. Lo stile del film è leggero e candido, ma capace di non tradire l’intelligenza delle cose, restando pur sempre una commedia.

In Diverso da chi? abbiamo cercato uno stile nuovo di fare commedia. Per questo la scelta della “calligrafia” del film è indirizzata verso la raffinatezza non di maniera; i personaggi si muovono in ambienti che gli corrispondono e anche la fotografia non concede nulla alle “mode”. Abbiamo voluto avvolgere il pubblico in un’atmosfera di armonia, dando valore ai dettagli, come ad esempio la colonna sonora che, con il soul americano degli anni ‘60/’70, riconduce al periodo di grande fermento sociale e culturale: le proposte dei giovani, le rivolte dei neri, delle donne, la grande spinta verso l’abbattimento delle barriere… e forse è bene chiedersi se c’è ancora qualcosa per cui lottare.

Realizzare questo film ha voluto dire aprire un dialogo con il sentire del pubblico. Senza pretendere di incidere sulle coscienze, ma con l’ambizione di comunicare e mettere in risalto le realtà che ancora non vivono in piena luce.

Intervista ad Umberto Riccioni Carteni:

Cosa racconta il film?

Diverso da chi? racconta una storia piena di garbo e tocca con grande delicatezza dei temi che sono, ancora oggi, percepiti con un po’ di paura, come la politica e l’omosessualità. Vorrei ringraziare il cast per il lavoro eccezionale che ha svolto dando al film un tocco speciale.

Questo è il tuo primo lungometraggio.

Si. Per molti anni ho fatto l’aiuto regista e, in seguito, ho diretto alcune pubblicità. La differenza è senz’altro notevole, ma, in ognuna di queste circostanze ho sempre assecondato la mia “voglia di set”. Chiaramente con Diverso da chi? mi sono confrontato con una storia completa e ho dovuto gestire tutti i meccanismi che la muovono dal punto di vista narrativo. Questa è stata la difficoltà più grande. Però devo dire, per il resto, mi ritrovo a fare il lavoro che ho sempre fatto: stare sul set, lavorare con gli attori, con la macchina da presa. Con lo stesso entusiasmo.

Cosa ti ha avvicinato alla storia?

Ogni volta che leggo un copione o una sceneggiatura cerco qualche motivazione o qualche esperienza che mi avvicini a quella realtà. Diverso da chi? toccando il tema dell’omosessualità, mi ha riportato ad un’esperienza del mio passato: mia madre se n’è andata da casa quando eravamo piccoli e ci ha cresciuti un amico di nostro padre. Lui era gay…

Ecco, il film mi ha fatto tornare un po’ indietro nei ricordi e mi è piaciuto raccontare una vicenda a me molto vicina. Questo molto probabilmente è stato un po’ il richiamo, l’interesse che ho avuto in questo copione.

Dici sempre che sul set ti diverti molto. Anche quando provi con gli attori?

Il momento delle prove con il cast rappresenta la parte più creativa di tutto il percorso. Trovare delle motivazioni, delle azioni, delle invenzioni insieme agli attori è l’essenza stessa della commedia, quel guizzo che consente di fare un film che sia divertente, carino e che, al tempo stesso, abbia una sua anima e una sua identità.

La commedia è un genere che senti di prediligere?

In realtà no, però stranamente ho iniziato a fare pubblicità lavorando con testimonial e spot di genere comico e forse sono stato etichettato come il regista di pubblicità di commedia. Non so ancora se sia il mio genere, però, di sicuro, mi diverto molto.

Sulla scelta dei tre protagonisti: c’è qualcosa di particolare che hai visto in loro, da cui hai capito che erano tagliati per la parte?

Claudia ha molta esperienza, é tagliata per la commedia. È brillante e al tempo stesso intensa ed emozionante. Un’attrice completa. Sono contentissimo del rapporto professionale che ho instaurato con lei. La stessa cosa la posso dire per Luca: è un ragazzo delizioso che ha un grande appeal sul pubblico e sa farsi voler bene. Guardandolo mi viene in mente quella frase di Scorsese “Se vedi un uomo di mezza età per strada che riempie di botte una bambina fino a farle uscire il sangue e il tuo primo pensiero è: chissà che gli ha fatto quella stronzetta, allora, lui è il protagonista, perché tu stai subito dalla sua parte.” Ecco io credo che Luca abbia questo dono. Anche con Filippo mi sono trovato molto bene: è un attore con tanta esperienza, che ha lavorato con grandi registi e sono felice di aver lavorato con lui.

Come definiresti il look del film?

Il look del film, a mio giudizio, è elegante. Ha una bella luce, è ben fotografato, i costumi sono bellissimi. Devo dire che sono molto contento dell’insieme.

Intervista Luca Argentero:

Di cosa parla il film?

La tematica del film è molto ben spiegata nel titolo Diverso da chi? Un enorme punto di domanda per parlare di differenze e diversità che nell’immaginario collettivo sono molto attuali. Nello specifico, il film maschera una pungente satira politica con questa sorta di ménage à trois che s’instaura tra Piero, Remo, che è il suo compagno, e Adele, interpretati rispettivamente da me, Filippo Nigro e Claudia Gerini. Piero e Adele verranno a strettissimo contatto per motivazioni di lavoro e da lì nasceranno scene ed equivoci estremamente divertenti.

Come descriveresti il tuo personaggio?

Per connotare adeguatamente il personaggio di Piero sono servite lunghe discussioni in fase di preparazione del film. Una grossa mano è arrivata dai costumi. Credo infatti che dagli abiti di Piero si evinca buona parte delle sue caratteristiche. Piero è una persona colta e affermata. Presidente dell’Arcigay, ha una cattedra all’università ed è politicamente impegnato. Un uomo realizzato e socialmente integrato. Inoltre porta avanti le sue diversità come un valore aggiunto alla comunità in cui vive. Ha un modo molto aperto di vedere la vita, la società, il lavoro e la politica. Questa è stata la sua vera conquista.

Come ti trovi con il genere commedia?

Le sceneggiature di Fabio Bonifacci, con cui personalmente ho già avuto modo di confrontarmi (Lezioni di Cioccolato di Claudio Cupellini) sono di base molto divertenti. Le battute sono scritte bene, le situazioni sono spassose e in scena cerchiamo sempre di migliorarle. L’obiettivo è quello di adattarle allo spazio scenico, alla nostra fisicità, tutti elementi che possono senza dubbio portare un notevole arricchimento. È stato un piacere lavorare con persone come Claudia, che ha grande talento e un’impareggiabile dimestichezza con i tempi comici, e Filippo che è un ottimo attore. Anche con Umberto Carteni che da giovane regista porta con sé tutto l’entusiasmo degli esordi. Siamo stati i primi a divertirci sul set e questo è, a mio avviso, un ottimo termometro della reale bontà del lavoro svolto.

I punti di forza del film?

Uno dei punti di forza di questo film è quello di cercare di far ridere in modo naturale, senza dare gomitate allo spettatore e mantenendo una certa eleganza. Inoltre c’è senza dubbio l’aspetto sentimentale della commedia che nasconde però, una feroce satira politica. All’inizio, in fase di lettura, c’erano ancora delle parti che sembravano difficili da sviluppare. Invece, quando ci siamo trovati sul set, le cose hanno iniziato a funzionare spontaneamente.

Intervista Claudia Gerini:

Come definiresti il film?

Diverso da chi? secondo me è una commedia sentimentale sofisticata che gioca sui diversi aspetti dell’animo umano e sui diversi percorsi che ognuno di noi compie per arrivare ad essere sé stessi. In questo contesto la politica serve più che altro da sfondo e le dinamiche dei giochi di potere sono viste da un punto di vista comico. Il tema dell’omosessualità, invece, è trattato in modo brillante, anche se veritiero. La cosa che mi è piaciuta subito, leggendo il copione, è proprio il fatto che non si parla di un omosessuale che improvvisamente si scopre etero, ma di un omosessuale che incontra un’altra anima, un altro corpo, un’altra chimica, che, in qualche modo, lo sconvolge e lo attrae.

Come descriveresti il tuo personaggio?

Adele è una donna totalmente diversa da me. Nel film la chiamano “la furia centrista” perché fa politica da quando ha tredici anni. E forse questo è l’unico punto di contatto tra noi: il fatto che anch’io lavoro da quando ho tredici anni. Adele è una cattolica apparentemente bigotta che non riesce superare l’empasse sentimentale in cui è piombata dopo un divorzio tormentato. È una donna piena di tabù che resta bloccata sia nella vita professionale che in quella privata. Piero rappresenterà per lei un punto di svolta, una piccola grande rivoluzione.

Ti piace cimentarti nella commedia?

In questo caso mi piaceva l’idea di cimentarmi in una smart comedy, una commedia sentimentale sofisticata, capace di farti pensare, sorridere ed emozionare. Soprattutto mi interessava fare questa commedia degli equivoci, che racconta la storia dal punto di vista delle due vittime. Anche l’idea di interpretare il ruolo di un politico mi affascinava moltissimo.

Come ti sei trovata a lavorare con Umberto Carteni?

Diverso da chi? è il primo lungometraggio di Umberto, per cui ha riversato in questo progetto un entusiasmo e una passione quasi infantili, nel senso buono del termine, perché contagiosi e divertenti. È un regista molto libero e sicuro di sé che sceglie di trovare due o tre soluzioni alla chiusura di una scena. È molto interessato alle vicende umane e romantiche ed ha uno spiccato senso dell’umorismo. Inoltre ha quel buon gusto che serve per far ridere e quindi si rivela molto adatto al genere commedia.

Quali pensi che siano i punti di forza del film?

Diverso da chi? è un film divertente e pieno di sorprese, adatto a chi desidera trascorrere una serata buffa e romantica. Parla di amore, di cambiamenti, di vizi (italiani). Tocca con ironia temi delicati come l’omosessualità senza scadere nei clichés. Penso che questo film sia interessante proprio perché non dà giudizi e lascia libertà di interpretazione allo spettatore.

Come è stato lavorare con Luca e Filippo?

Mi sono trovata molto bene sia con Luca che con Filippo, due personalità molto diverse. Luca l’ho trovato un attore generoso, molto attento e meticoloso nella sua preparazione, con un carattere molto compatibile con il mio. Anche Filippo è un attore molto rigoroso, pieno di sfumature, di attenzioni ed è per questo che mi è piaciuto molto lavorare con lui. Siamo un bel trio!

Intervista Filippo Nigro:

Come descriveresti il tuo personaggio

Remo è un personaggio interessante. È un critico culinario che scrive guide di ristoranti. Viaggia molto ed è frustrato perché non riesce a passare tanto tempo con il suo uomo. E’ innamorato di Piero ed é fedele. È il lato femminile della coppia. Interpretando un gay, la sfida era quella di creare qualcosa che non fosse riconducibile a un cliché, ma neanche nettamente diverso da come posso apparire io. Sono stato particolarmente attento, per esempio, al modo in cui Remo cammina e muove le braccia. Me lo immaginavo, fin dalla prima lettura, un personaggio molto attento all’eleganza esteriore e al portamento. Cosa che poi ha coinciso con l’idea che aveva anche il costumista, Roberto Chiocchi.

Ci parli del film?

Senz’altro Diverso da chi? è un film che tocca temi attuali come l’omosessualità, i giochi politici, i DICO con toni da commedia divertente e sofisticata. Ma in fondo si tratta di un triangolo, di due storie d’amore intrecciate. Fin dalla prima lettura il personaggio di Remo mi ha particolarmente colpito; mi stimolava l’idea e la possibilità di cimentarmi con questo ruolo, pensavo a come l’avrei fatto. Ed era un buon segnale.

Come ti sei trovato a lavorare con Umberto Carteni?

Con Umberto mi sono trovato bene. È il suo primo lungometraggio, ma credo che abbia un certo gusto per commedie come questa. Soprattutto ha orecchio per i tempi comici, è attento e ti ascolta sulla battuta. A volte capita che ti danno buona una battuta e tu, come attore, non sei convinto come spesso può capitare ad un attore a causa di insicurezze varie. E a volte la tua incertezza può coincidere con quella del regista. Lui è molto attento e ti ascolta molto.

Come è stato lavorare con Luca e Claudia?

Claudia è stata una partner eccellente, sempre interessata a far funzionare la scena, attenta alla battuta dell’altro e non solo al suo personaggio. Questa è, a mio avviso, una grande dote. Anche con Luca mi sono trovato benissimo, abbiamo avuto fin dall’inizio un buon feeling. Devo ammettere che i nostri personaggi, per come erano scritti, ci hanno aiutato.

I punti di forza del film?

È una commedia divertente ed elegante in cui il gusto per la battuta si sposa con una certa irriverenza nei confronti delle dinamiche socio-politiche italiane. Noi ci siamo divertiti molto a farla.

Intervista Francesco Pannafino:

Come descriveresti il tuo personaggio

Galeazzo è il sindaco in carica. Ha idee abbastanza reazionarie, tra le quali spicca la sua voglia di ergere dei muri nella città per dividere la gente per bene dai delinquenti. Mi sono divertito ad interpretarlo perché è assolutamente sopra le righe. Un vero fanfarone. Mi è piaciuto anche l’elemento di satira che percorre tutto il film e che ci fa pensare ai personaggi politici che conosciamo molto bene. Lui, comunque, è un capopopolo. Riesce a trascinare le folle di fronte ai problemi che tutti sappiamo: l’immigrazione clandestina, i disoccupati, gli emarginati.

Di cosa parla il film?

È una bella commedia. I temi sono affrontati con morbidezza e con intelligenza. Inoltre Fabio Bonifacci, con cui ho già lavorato in due precedenti film, è un grande sceneggiatore e i suoi copioni offrono ampio materiale umano e sociale da cui attingere.

Come ti sei trovato a lavorare con Umberto Carteni?

Con Umberto mi sono trovato bene, perché è una persona educata, che conosce il suo mestiere e sa lavorare bene con gli attori. Si accorge subito dei disagi in cui un attore può incappare e riesce a gestire bene il set, in ogni momento. Tra l’altro Trieste è una città che adoro, soprattutto nel periodo delle riprese; ci sono dei colori e delle atmosfere irripetibili, per cui sono doppiamente contento: per il film, per la parte e per aver avuto l’opportunità di girare a Trieste.

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