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Ponyo Sulla Scogliera, la recensione in anteprima

Di Gabriele Niola

Ponyo sulla scogliera Poster ItaliaRegia: Hayao Miyazaki
Cast: Yuria Nara, Hiroki Doi
Durata: 110 minuti
Anno: 2008

Si dice che non ha un pubblico chiaro. Che i suoi film sono per bambini ma hanno contenuti troppo adulti e che però siano troppo infantili per gli adulti. La verità è che non è vero che i film di Miyazaki non sono adatti al nostro pubblico, ma che il nostro pubblico (adulto e infantile) si rifiuta di lasciarsi piegare dalla mancanza di certezze e punti fermi di questo cinema straordinario che spiazza e commuove.

Ponyo Sulla Scogliera è ancora un capolavoro di Miyazaki (forse “minore” ma sempre capolavoro), uno dei pochi grandissimi artisti dei nostri anni.

Stilisticamente è molto legato al precedente Il Castello Errante di Howl, è un’altra storia di ricerca amorosa e con esso condivide un discorso sul mutare che (come tutto nei film del grandissimo) non è mai un percorso lineare ma fatto di accelerazioni e retromarce apparentemente inspiegabili eppure sempre legate ai sentimenti (l’unica certezza nel suo mondo).
In Howl la protagonista per magia diventava vecchia di colpo ma sembrava ringiovanire e re-invecchiare di continuo lungo il film (in armonia con il suo amore si potrebbe intuire). In questo film invece la pesciolina Ponyo diventa umana poi un po’ più pesce poi un po’ più umana a seconda dell’effetto della sua magia, così come suo padre si tiene giovane come può.

Un tema questo del mutare di continuo inedito nel cinema di Miyazaki , il quale alla sua veneranda età comincia ad esplorare dimensioni nuove senza dimenticare i fondamentali. Il rapporto con la natura, il mare animato, le donne sentimentali irose e imprevedibili, il bene e il male che non esistono in sè ma solo fusi insieme (mai vista una madre così sentimentale e sconsiderata allo stesso tempo!) e su tutto un modo di fare cinema diverso da chiunque altro.
Perchè Hayao Miyazaki è l’unico a raggiungere gli obiettivi dei propri film non attraverso i protagonisti ma attraverso i comprimari. Spesso sono addirittura le mille minuscole creature che popolano il suo mondo a rivelarsi fondamentali per l’empatia dello spettatore, attraverso quelle medesime tecniche con le quali ci lega ai suoi protagonisti.

Nonostante non siamo di fronte all’astrazione perfetta e sentimentale di La Città Incantata ma più dalle parti della riflessività di Howl, in Ponyo Sulla Scogliera ci sono alcuni momenti che non possono essere definiti in altro modo se non come “straordinari”!
Ci sono cucchiai infilati in bocca che si illuminano di gioia grandi occhi, gesti minuscoli che attirano tutta l’attenzione dello spettatore e una sequenza di litigio e riappacificazione amorosa a distanza attraverso il codice morse (simile quasi alla serenata aerea di Porco Rosso) che racconta i sentimenti umani meglio di mille altri film messi insieme.

La modernità è rifiutata in toto stavolta, anche nel disegno, volutamente bozzettistico (ma non stilizzato), negli sfondi e nell’animazione “apparentemente” stentata.
I riferimenti per la storia invece sono tutti alla Sirenetta (di Andersen non di Disney) e sono abbastanza espliciti: Ponyo rischia di diventare schiuma del mare se tutto va male, ma come sempre nella filosofia miyazakiana se tutto va male non sarà poi così un dramma.

Film minore o opera che solo tra qualche anno riusciremo a capire a fondo? Siamo di fronte ad un Miyazaki vero o ad un’opera senile? Qui tutti i pareri.

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