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Legami di Sangue, la recensione in anteprima

Legami di Sangue, la recensione in anteprima

Di Gabriele Niola

Legami di sangue Poster ItaliaRegia: Paola Columba
Cast: Giovanni Capalbo, Cristina Cellini, Andrea Dugoni
Durata: 92 minuti
Anno: 2009

L’idea non era malvagia: realizzare un film su un contesto squallido, con una trama forte, un intreccio sentimentale familiare e personaggi in cerca di riscatto o semplicemente di un domani migliore (che poi è facile data la vita che fanno) e farlo andando a fondo nello squallore, non lesinando in dettagli, ambienti, volti e contesti.
Tutto in Legami di Sangue è veramente squallido anche le cose che non dovrebbero esserlo (la figura del notaio, la bella del paese ecc. ecc.), ad un certo punto si sente quasi una fitta alla bocca dello stomaco. Peccato che però poi manchi il film.

Si racconta una storia di ordinaria rincorsa del benessere da parte di una famiglia di contadini molisani di rara indigenza. Un fratello coltiva quel poco di terra che il padre ha lasciato loro, un altro è appena uscito di galera dopo aver tentato una carriera da imbonitore nelle televisioni regionali, un altro è un menomato mentale e l’unica sorella aiuta in casa e si prende cura dello scemo.
Al centro c’è l’eredità, la terra, la possibilità di farla fruttare e il litigio per averne il controllo.

Nonostante la buona idea e il buon progetto poi la realizzazione è estremamente povera, ma non a livello di budget (quello poco conta) bensì a livello di idee e abilità. Il film è scritto abbastanza male e in molti punti involontariamente ridicolo, dipana la sua trama con una certa difficoltà e non riesce mai a coinvolgere nonostante ce ne sarebbero gli estremi. Solo il finale rocambolesco desta dal sonno.

E, lo ripeto, è un peccato perchè raramente si è vista una simile ferma volontà di immergersi in quella realtà di disperazione che si vuole ritrarre. Ma poco si può fare quando il film è anche molto mal recitato, non c’è credibilità nelle inflessioni e nemmeno nei movimenti (per non dire delle sequenze più d’azione nel finale…) e i comparti tecnici che dovrebbero aiutare come quello del montaggio in realtà peggiorano la situazione. Paola Columba viene dal teatro e da qualche cortometraggio, forse la mancanza di esperienza nel maneggiare la tecnica si è fatta sentire.

Film del genere vanno sostenuti perchè fiere produzioni indipendenti basate su un’idea, oppure vanno comunque condannate perchè altrimenti facciamo passare l’idea che si può fare un film senza capacità tecniche? Qui le altre recensioni

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