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Due Partite, la recensione in anteprima

Di Gabriele Niola

Due partite Poster Italia Teaser 02Regia: Enzo Monteleone
Cast: Margherita Buy, Isabella Ferrari, Paola Cortellesi, Marina Massironi, Carolina Crescentini, Valeria Milillo, Claudia Pandolfi, Alba Rohrwacher
Anno: 2009

Forse non sono la persona più adatta a giudicare questo film di sole donne, scritto da una donna, che parla di donne oggi e donne ieri per tirare fuori una delle più grandi e complete apologie del genere femminile del loro ruolo, dei difetti e della loro eterna immutabilità (a differenza degli uomini).
Forse non sono la persona più adatta e per questo mi limiterò a trattarne il funzionamento su schermo, cioè la resa su pellicola di un film che nasce come un’opera teatrale e come tale viene tradotta per il cinema.

Il problema è che non solo il film ha un testo e ambientazioni teatrali (cose che non si potevano evitare) ma non riesce a liberarsi anche di una certa teatralità nella recitazione e nel modo di raccontare la storia. Attraverso due incontri nella medesima casa, uno nel 1966 e uno nel 1996, una volta tra quattro donne e la volta dopo tra le loro quattro figlie, si dà non solo un’idea di modi diversi di rapportarsi agli uomini ma anche di intendere la vita, l’autonomia, il rapporto con la maternità (che è l’unica costante) e la propria realizzazione. Tutte idee che stupiscono ben poco e cavalcano la percezione comune delle cose.
Ma poi ogni evento, ogni colpo di scena o svolta di trama è annunciata, proposta e mostrata come si fa a teatro, cosa che lungi dall’essere un modo raffinato di mettere in scena al cinema è segno di scarsità di idee. Tant’è che le uniche trovate di messa in scena sono i continui carrelli a girare che stanno invadendo il nostro cinema come un virus pestilenziale.

Proprio la scarsità di idee porta anche ad una colonna sonora in parte presa da altri film (almeno due brani lo sono, uno da Il Favoloso Mondo di Amelie e uno da Scandalo Al Sole). Usare una canzone pop è un conto, usare musica classica un altro e usare musica composta per un determinato altro film un altro ancora ed equivale a barare. Si bara perchè quel brano usato in un altro film gode di una serie di rinforzi (positivi o negativi) dati dal fatto che evoca delle sensazioni che quel film provocava e rievocandolo si rievocano anche quelle sensazioni senza fare nessun lavoro, semplicemente si gode dell’effetto che fece quel film. Scandalo al sole per la generazione del ’66 e Amelie Poulain per quella del 1996.

Nonostante tutto questo non posso comunque negare che, come ho detto all’inizio, forse non sono la persona più indicata per giudicare un film del genere che è fatto appositamente per cercare la benevolenza del pubblico femminile, mostrando difetti e pregi di un universo che nel complesso assolve senza remore e senza critiche.

Nel gioco dei confronti tra attrici escono stranamente sconfitte Marina Massironi (altrove molto brava) e Alba Rohrwacher (altrove bravissima) ed emergono con prepotenza Paola Cortellesi e Claudia Pandolfi. Se per la prima non è una sorpresa per la seconda molto.
Sottotono ma sempre validissima Margherita Buy, da dimenticare Isabella Ferrari e incolore Carolina Crescentini e Valeria Milillo.

Se sei rimasta delusa da questa recensione che speravi scritta da una donna e magari più centrata sui vestiti e sulle componenti di “essere donna oggi” puoi sempre cercarne altre qui.

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