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Watchmen: ritratti di un mito – parte 5

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Oggi doppia razione di immagini, siore e siori. Abbiamo lasciato in sospeso un discorso, ieri, riguardo alla meticolosa ricerca fatta dallo staff al lavoro sui costumi e gli abiti di scena di Watchmen. Qui sopra potete vedere quello che si suppone essere il costume designer Michael Wilkinson. “Si suppone”, perché il libro non ne riporta il nome e su IMDB non c’è la sua foto. Ma giochiamo che era lui.

Alla sua sinistra, vedete i costumi della gang Knot Top, un gruppo di “guerrieri della notte” che si aggirano per le strade della New York di Alan Moore e Dave Gibbons, e che si prenderanno non poche batoste dai nostri eroi. La foto in sé non nasconde segreti particolarmente sconvolgenti, più che altro serviva per introdurre la prossima.

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A sinistra abbiamo una figlia dei fiori, a destra un hippie. Tanto per darvi le dimensioni del lavoro occorso per realizzare Watchmen. Zack Snyder ha voluto inserire talmente tanti dettagli, anche in poche e brevi inquadrature, da rendere necessario un lavoro incredibile per caratterizzare comparse che poi magari sarebbero finite sul pavimento della sala montaggio.

Ma parliamo un po’ del movimento hippie: la subcultura hippie – di cui i figli dei fiori sono una parte – si originò nei primi anni sessanta in America, come eredità della beat generation. I beatnik che si trasferivano nel quartiere Haight-Ashbury di San Francisco venivano chiamati hipsters, ovvero “persone che si godono la vita”; dall’abbreviazione del termine nasce appunto la parola “hippie”.

Lo zenith della cultura hippie si ebbe tra il 1967 e il 1973, in particolare durante la Summer of Love del ’67 – che si sviluppò proprio nel quartiere di Haight-Ashbury – e il festival di Woodstock del ’69. Dal ’74 in poi, a causa della tragedia al festival di Altamont – dove durante la performance dei Rolling Stones perse la vita una diciottenne, accoltellata dalla security degli Hells Angels – e degli omicidi di Charles Manson, il movimento perse in vigore. Senza contare che, dagli anni settanta, i mega-concerti come Woodstock e Wight divennero una norma, inglobando di fatto la sottocultura nel mainstream.

Tuttavia la rivoluzione sessuale, il pacifismo, l’uso di droghe leggere e il salutismo alimentare, tutti concetti e abitudini ormai radicati e quasi scontati nella società di oggi, sono proprio eredità del movimento nato nella Summer of Love.

Suggerire tutto questo in un film che parla di guerra fredda, della morte del sogno americano e dell’abuso di potere da parte delle autorità fornisce un livello di lettura ed un contrasto appropriati all’interno del film, che si delinea sempre più come una parabola distorta ma significativa dell’America moderna. Snyder lo sa bene, come lo sapevano Moore e Gibbons.

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