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Un 3D Day al Future Film Festival per capire lo stato della tecnologia

Di Gabriele Niola

Il Future Film Festival di Bologna è riuscito nell’impresa di riunire per la prima volta in un solo evento i rappresentanti più importanti di tutta la catena cinematografica. Produttori, distributori ed esercenti si sono riuniti per una serie di conferenze e dibattiti in tema di cinema tridimensionale, un evento talmente importante che anche i grandi nomi dell’ANEC (società che riunisce tutti i distributori) prendevano appunti.

Si respirava un’aria di entusiasmo, tante idee, proposte e possibilità, molte delle quali per quanto intriganti probabilmente non veranno mai il buio della sala perchè così vanno le cose agli inizi: si propone molto per ottenere qualcosa.
L’obiettivo ad ogni modo era capire il 3D, lo stato dell’adozione della tecnologia di proiezione da parte delle sale, la quantità di film in arrivo e le possibilità che offre. Ad oggi sono 42 le sale sul territorio e dovrebbero diventare 60 per l’arrivo di Mostri contro Alieni a Pasqua. 60 sale su 600 in cui verrà distribuito il film, cioè solo il 10%.
Le restanti 540 lo proietteranno in 2D e a tal proposito i distributori hanno molto insistito sulla necessità che non si ripeta ciò che è accaduto con Viaggio al centro della Terra 3D, cioè che molti esercenti incauti non abbiano avvertito quando si trattava di una proiezione normale inducendo gli spettatori a credere di stare di fronte al 3D anche se non indossavano gli occhialini. Una pubblicità decisamente negativa dati gli inevitabili commenti di delusione.

I FILM
Molto si è parlato dei tanti film che arriveranno e lo si è fatto per cercare di dare l’idea che il 3D non è di passaggio anche se poi tutti i film di cui si parla appartengono più o meno alla medesima categoria o sono indirizzati al medesimo target. Non ci sono per il momento film intimisti previsti in 3D per intenderci.
La Disney solamente ne ha programma 15 lungometraggi tridimensionali, animati e non, per i prossimi anni e gli altri studi non sono da meno, tutti con in mente un target giovanile. Anche per questo sono stati giudicati assurdi gli esperimenti come la trasmissione dell’opera nei cinema. Assurdi nel risultato ma non nell’idea.

I CONTENUTI ALTERNATIVI
Quella dei contenuti alternativi è un’idea che gira molto e che ha a che vedere con il 3D fino ad un certo punto. In realtà ha più a che vedere con la proiezione digitale che rende possibile la visione in sala di qualsiasi cosa e non più solo ciò che è in pellicola. Il digitale rende proiettabili concerti, partite di calcio o qualsiasi altra cosa compresi eventi in diretta.
Esperimenti come U2-3D o Hannah Montana, concerti ripresi in 3D e mandati poi in sala, sono stati un successo e sono un tipico esempio di “contenuto alternativo”, cioè di un tipo di spettacolo per il cinema che non è un film e che può attirare altro pubblico in altri orari. Si tratta di un modo per le sale di aumentare gli introiti e massimizzare il lavoro (al momento il reddito è quasi tutto nelle sere del weekend).

CHI PAGA
E proprio le sale sono la parte più problematica. Delle 42 già pronte al 3D quasi tutte sono al nord o al centro (solo Puglia e Campania fanno una minima eccezione). Roma non ha nemmeno una. Una cosa molto strana e particolare che è dovuta secondo distributori ed esercenti alla totale assenza di contributi. Lo stato non partecipa in alcun modo alla modernizzazione e le sale ci guadagnano relativamente dall’ammodernarsi. Un biglietto per uno spettacolo 3D costa un euro di più e teoricamente il 3D non è piratabile, dunque dovrebbe convenire ma la spesa per il proiettore digitale e poi la plug-in tridimensionale rimane altissima.
In più per il particolare sistema italiano costruire un nuovo cinema non è semplice e richiede autorizzazioni e leggi regionali lunghe da ottenere. Questo trattiene investitori stranieri (ma anche italiani) dall’investire da noi rispetto che in un altro paese.

I PRIMI RISULTATI
Tutti coloro i quali hanno potuto già far uscire dei film in 3D (principalmente Disney e Warner) confermano che tale tecnologie non solo attrae pubblico, ma lo convince anche. Dove si può scegliere tra vedere un medesimo film in 2D o in 3D il pubblico 7 volte su 10 sceglie di pagare un euro di più e quando esce è talmente soddisfatto da instaurare un passaparola virtuoso che consente ai film in 3D di perdere meno di settimana in settimana rispetto agli altri (un -8% in confronto alla media di -35%).

3D VUOL DIRE DIGITALE
In conclusione l’idea fondamentale intorno alla quale tutti quanti sono sembrati convergere è che non è tanto il 3D il cinema del futuro, quanto il digitale. Grazie al 3D, al suo fascino, al suo appeal e ai guadagni in più che può portare le sale possono passare al digitale con più facilità, avendo un guadagno a breve che giustifichi la grossa spesa.
Gli investimenti in materia di tridimensionale possono essere fondamentali e possono portare ad un nuovo cinema ma anche qualora non lo facessero comunque consentiranno l’ingresso in molte nuove sale di proiettori digitali. Proiettori che ricevono file evitando le spese di stampo e trasporto delle pellicole, proiettori che possono trasmettere altre cose oltre ai film, proiettori che cambiano (forse) il significato di “sala cinematografica” allargandolo e che (magari) possono combattere più efficacemente quella pirateria che nasce dalla ripresa dei film in sala (che poi è il 90% del totale).

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