Bollywood Day al Future Film Festival

Bollywood Day al Future Film Festival

Di Gabriele Niola

A Bologna arrivano gli indiani. Il Future Film Festival accoglie alcuni esponenti dei principali studi d’animazione di Bollywood per capire quale sia la direzione e quali siano le caratteristiche specifiche della produzione di cartoni indiani, un’industria che al momento non esporta e che solo nel 2009 sfornerà più di 12 lungometraggi.

Quello che già si sapeva
Bollywood produce più film di tutti in assoluto, solo nel 2008 sono stati 877 i lungometraggi prodotti contro i 473 di Hollywood. La stragrande maggioranza rimane tuttavia live action, cioè cinema dal vero.
In materia di animazione infatti l’India quasi non ha tradizione, negli anni ’70 era usata più che altro per i titoli di testa e solo dal 2000 si è cominciato gradualmente ad inserirla nei film. L’esplosione è arrivata però con il film Hanuman vero apripista per tutto quello che è venuto dopo.
A Bollywood la componente più importante dei film è la musica. Lo sfruttamento della colonna sonora partecipa per ben il 25% all’incasso globale di un film e si prende una delle fette più importanti del budget. Anche perchè proprio su di essa viene impostata la campagna di marketing.

Quello che si è capito
In India ci sono 270 studi di animazione e quasi tutti si occupano di progetti non indiani affidati in outsourcing a Bollywood poichè produrre costa meno. Questo ha fomentato una rapida crescita delle competenze che è presto sfociata in una produzione interna forte.
La maggior parte dei cartoni sono basati su personaggi a dir poco inesportabili, solitamente divinità locali ridotte a macchiette (una delle cose più di successo sono le avventure di Ganesh bambino, che sconfigge il male e indossa un orologio d’oro tipo Rolex!). Si tratta di lungometraggi per il cinema dotati di una qualità paragonabile all’animazione televisiva italiana nei casi del bidimensionale e della qualità delle cut scene dei videogiochi nel caso del 3D (e neanche dei videogiochi migliori).
Eppure il successo è mostruoso e in continua crescita, anche perchè il target è solo uno e molto molto preciso: i bambini. Gli adulti secondo i produttori ancora non sono pronti per l’animazione e sono molto affezionati al cinema dal vero. Solo gli americani come Pixar e Dreamworks, lentamente e con molta fatica stanno creando una mentalità in questo senso.
In India ci vogliono circa 18 mesi perchè 200 persone facciano un lungometraggio animato, ma casi clamorosi come The Trap (che forse sarà anche esportato) hanno richiesto 26 mesi con lavoratori sparsi in molte nazioni diverse e 7 milioni di dollari di budget (quando la media è di 2 milioni di dollari).
Ora l’idea è di allargare la produzione infantile a prodotti che non abbiano necessariamente come protagonisti dei indiani o comunque personaggi di quell’universo mitologico. Storie più universali per cominciare a tentare un’esportazione.

Quello che non si è capito
Le produzioni indiane stanno uscendo da Bollywood per approdare anche in Europa con cose come Ghatothkach, realizzato appositamente evitando di mettere al centro la mitologia indiana e qualsiasi forma di religiosità. Paesi come Francia e Germania lo hanno comprato ma non è chiaro in che forma.
Si tratta infatti di livelli qualitativi inaccettabili per gli standard cinematografici cui gli americani e i giapponesi ci hanno abituato. E sebbene il target si quello infantile il prodotto non spicca per nessuna qualità rispetto agli equivalenti americani. Anzi sembra in tutto e per tutto il cugino povero.
Non è nemmeno chiaro quali e quanti siano gli sforzi di adattare prodotti per noi poco interessanti al fine di conquistare altri mercati. E’ molto chiaro come l’obiettivo per loro rimanga sempre Bollywood (in India il pubblico va al cinema con una forza e una frequenza che non ha eguali) eppure l’idea di un’espansione rimane sempre.
Infine non è chiaro nemmeno quali siano gli stimoli e le novità che l’animazione indiana (che a sua discolpa va detto è molto giovane) possa portare all’animazione mondiale. Quello che si è visto non ha nulla da invidiare ai prodotti realizzati dalla RAI che vengono mandati il mattino presto su Rai3, il che è tutto dire.
Con il cinema dal vero l’India fatica ad esportare e sembra che l’animazione non sia diversa. Rimane da vedere se l’interesse che Hollywood matura per Bollywood si debba tradurre in un modo di diversificare le entrate facendo uscire quei film solo per il mercato indiano o se sia un modo di “tradurli” per il pubblico occidentale.

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