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Beverly Hills Chihuahua, la recensione

Di Gabriele Niola

Beverly Hills Chihuahua Poster ItaliaRegia: Raja Gosnell
Cast: Drew Blyth Barrymore, Jamie Lee Curtis, Andy Garcia, Edward James Olmos, George Lopez, Piper Perabo, Cheech Marin, Paul Rodriguez, Loretta Devine
Durata: 91 minuti
Anno: 2008

Esistono solo 3 categorie umane che possono apprezzare Beverly Hills Chihuahua: bambini, amanti dei cani (ma devono essere proprio fanatici) e amanti degli effetti speciali.
Se poi queste tre caratteristiche confluissero in un solo individuo, egli potrebbe trovarsi di fronte al film della sua vita.

Per tutti gli altri invece Beverly Hills Chihuahua è il solito melenso film all’americana che impianta una trama banalmente d’azione (c’è un poliziotto che ha perso lavoro e fiducia in sè in uno scontro con la sua nemesi e che ha un’occasione di riscatto) sul più classico canovaccio screwball (maschio e femmina diversi fra loro che litigano continuamente dando vita a situazioni da commedia leggera). Solo che con i cani al posto degli umani. Cani che parlano ovviamente. Ma gli uomini non li sentono. Però loro parlano.

Lo spunto di trama stavolta sono i Chihuahua del titolo, razza molto di moda a Beverly Hills ma in realtà di origine popolar-messicana (e infatti molto del film si svolge in Messico). Il film come sempre vorrebbe bersagliare quel modo di vivere ad alto livello e viziato mettendolo a confronto con una dimensione panica della vita, quella dei cani di strada, della necessità di sopravvivere e del bisogno d’amore. In realtà il risultato è una totale apologia dei miliardari eccentrici che si perdono molte cose della vita, ma che in fondo sono talmente aperti e comprensivi da sapersi subito adattare a qualsiasi situazione.
Ed è questa la chiave del successo: appassionare senza creare problemi.

Letteralmente stupefacente il livello di dettaglio delle modifiche al computer sul labiale degli animali. il film è un tripudio di ritocco digitale, con anche interi personaggi (un topo e un’iguana) creati al computer la cui interazione e il cui confronto con gli animali veri (ammaestrati) è assolutamente indolore. In alcune sequenze (le più rischiose) gli stessi animali reali sono stati sostituiti da controfigure digitali senza che un occhio profano possa accorgersene. Veramente stupefacente.

Voci illustri per i cani come Drew Barrymore, Placido Domingo e Andy Garcia (ma da noi fortunatamente c’è solo Luca Argentero e doppia un umano) e grande successo.
Un evergreen direi.

Questa recensione ti scontenta? Ti sembra il solito recensore frustrato e invidoso della bravura di quei cani? Puoi cantargliele scrivendone una vera o segnalando veri maestri della critica qui.

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