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Come Dio Comanda, la recensione

Di Gabriele Niola

Regia: Gabriele Salvatores
Cast: Filippo Timi, Elio Germano, Alvaro Caleca, Angelica Leo, Fabio De Luigi
Durata: 103 minuti
Anno: 2008

L’idea non era niente male, quella cioè di guardare cose facilissime da giudicare senza giudicarle.
Raccontare delle disavventure di un padre e un figlio soli e neonazisti parteggiando umanamente con loro ma prendendone le dovute distanze ideologiche poteva davvero risolversi in qualcosa di mirabile se ben fatto. Invece una scrittura frettolosa e molto poco audace riducono il tutto ad un freddo racconto, ad un intreccio curato ma nel quale agiscono figure pallide.

Il lato terribilmente umano di figure deprecabili che fanno cose deprecabili con idee deprecabili è forse la cosa meno indagata e mostrata in assoluto al cinema, un tabù ancora.
Come dice il colonnello Kurtz dei militari vietcong “…quelli sono uomini che amano, che hanno delle mogli, dei figli e dei sogni. Eppure sono capaci di fare queste cose. Non vinceremo mai perchè non abbiamo il coraggio di comportarci così anche noi” e come lo stesso protagonista di Come Dio Comanda ribadisce quando spiega al figlio che non deve mai confessare a nessuno le sue idee para-naziste perchè “a quelli come noi basta un errore e sono fottuti per sempre” facendo riferimento alla scure della giustizia che si abbaterebbe su di loro dividendoli implacabilmente.
Sono momenti diversamente topici ma ugualmente emblematici dell’assunzione di un punto di vista diverso dal solito che permette di raccontare e partecipare a storie finora non raccontate, o meglio mai raccontate da quel punto di vista, parteggiando per quelle persone che solitamente (e con qualche ragione) disprezziamo.

Però Come Dio Comanda poi si perde dietro a facili metafore, fa un uso della musica che forse è il peggiore da decenni (eppure Salvatores è il regista di Marrakech Express…), mette in bocca ai suoi personaggi battute di una stupidità lancinante e li fa agire nella maniera più terra-terra con la quale si può comunicare una sensazione agli spettatori.
E così dobbiamo di nuovo dire di Salvatores che è l’eterna promessa non mantenuta del nostro cinema, che ha girato ancora un film impeccabile ma freddo, che gira intorno alla possibilità di essere buono ma non ha mai l’audacia di fare quel passo che completerebbe l’opera rendendola un vero bel film.

Tutto vuole essere realistico (i modi di fare dei giovani, il legame con il lavoro, i riferimenti all’attualità, la musica, gli ambienti ecc. ecc.) eppure sembra scollatissimo dalla realtà. I personaggi di Come Dio Comanda dovrebbero muoversi nel nostro mondo ma in realtà sembrano muoversi nell’idea che il cinema spesso ha del nostro mondo.
Unica sorpresa l’uso ottimo che viene fatto di Fabio De Luigi che fuori da un ruolo comico si dimostra una maschera drammatiaca fantastica.


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