Quantum Of Solace, la recensione in anteprima

Pubblicato il 06 novembre 2008 di Gabriele Niola

Regia: Marc Forster
Cast: Daniel Craig, Olga Kurylenko, Judith “Judi” Olivia Dench, Jeffrey Wright, Giancarlo Giannini, Jesper Christensen, Gemma Arterton, Mathieu Amalric
Durata: 106 minuti
Anno: 2008

Ok. Non è Casino Royale.
Ora che abbiamo appurato che Marc Forster non è riuscito a imitare la rigorosa esaltazione a cui Martin Campbell e Paul Haggis avevano portato 007 nel precedente film possiamo passare a dire che Quantum Of Solace ha i suoi punti di interesse e soprattutto è un film divertente.

Lo dico perchè in fondo, a parte tutte le storie sulla psicologia di Bond ecc. ecc., i film della serie devono essere divertenti, devono scatenare desiderio di imitazione (“Gli uomini vorrebbero essere come lui, le donne vogliono cambiarlo!”) e (per usare LA più abusata delle espressioni) devono far sognare.
In questo senso Quantum Of Solace raggiunge il suo scopo, è un film colmo d’azione diretta in maniera poco convenzionale, cosa che a tratti è una boccata d’aria fresca (la parte sulle impalcature o sugli aerei con la macchina da presa che segue gli spari) ma in altri punti risulta un po’ pesante a causa di un montaggio che vale poco e rende alcune scene confuse.
Esemplare è la scena iniziale dove l’azione si scatena di colpo e in maniera anticonvenzionale in uno scenario convenzionalissimo (l’inseguimento automobilistico), seguita poi da un’altra sequenza molto bella come quella per i tetti di Siena.

Poi certo Paul Haggis l’ha scritto per modo di dire visto che era preso con lo sciopero degli autori e il resto l’ha dovuto fare Marc Forster, abile a disegnare i sentimenti e i rapporti (bellissimo quello approfondito con M) ma meno a raccontare intrighi affascinanti.

Però Daniel Craig che fa tutto senza controfigura, l’intrigo più disperato del solito (ad un certo punto 007 si ritrova abbandonato anche dall’MI6) e alcune immagini veramente vincenti come quella vista e rivista di loro due in abito da sera sdrumati in mezzo al deserto (foto centrale), alla fine convincono.
Anche il grande e ovvio richiamo a Goldfinger che si vede ad un certo punto mi è piaciuto, è bello e impressionante come dovrebbe essere.

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