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Passaggio in India (1984)

Passaggio in India (1984)

Di Roberto

Passaggio in India (A Passage to India, GB1984 – Drammatico; 163′) di David Lean con Judy Davis, Peggy Ashcroft, Victor Banerjee, James Fox, Alec Guinness, Nigel Havers, Richard Wilson.

In India per trovare il figlio e fidanzato, l’anziana Mrs. Moore e la giovane Adela fanno la conoscenza di un gentile dottore locale che, dopo una gita alle caverne, viene accusato dall’inglesina di averla violentata; e negli anni ’20 per un indiano colonizzato non sarà facile dimostrare la propria innocenza.

Perfetta riduzione (a opera di Lean, anche montatore) del capolavoro di E.M. Forster che analizza l’impossibilità di instaurare rapporti umani sereni e duraturi, in condizioni di sfruttamento, tra persone appartenenti a mondi totalmente diversi. Preannunciata da segni e simboli di morte (il cadavere nel Gange, la visita notturna alla moschea, lo stordimento di Mrs. Moore nella prima grotta, il silenzio incantatorio della natura), la tragedia di una donna ridicola si compie nella splendida prima parte in cui prevale l’ottundimento dei sensi, mentre il brano processuale si anima di una straordinaria tensione civile da cui emerge l’insanabile divario fra le due culture e tutto il disorientamento dell’Occidente a contatto col misterioso e intimo Oriente, per cui alla fine sembra quasi che la civiltà inglese sia la reincarnazione moderna (che ha perso, cioè, i contatti con le semplici tradizione e con la natura) di quella indiana, primitivamente positiva e unica a essere capace, col tempo, di vincere i propri pregiudizi e saper perdonare. Nella sua lunghezza, la narrazione è paradossalmente molto ellittica proprio per dare il senso dell’incomprensibile e dello sfuggente (non si saprà mai cosa effettivamente ha fatto Adela nella grotta). Interpreti eccellenti, con una piccola riserva per un Guinness poco indiano nel ruolo del filosofo: ma era l’attore preferito del regista.

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