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Frontiers, la recensione

Di Gabriele Niola

Frontiers Poster ItaliaRegia: Xavier Gens
Cast: Karina Testa, Aurélien Wiik
Durata: 108 minuti
Anno: 2007

Xavier Gens già avevamo avuto modo di vederlo all’opera su Hitman, opera successiva a questo Frontiers ma arrivata da noi già l’anno scorso e curiosamente anticipatrice di quello che avremmo visto in questo film che, rispetto all’adattamento da videogioco, poteva essere più intrigante.

Invece Frontiers fa ciò che di peggio c’è in Francia ovvero lo scimmiottamento del cinema d’intrattenimento americano, una tendenza che ha radici antichissime e prestigiose nel cinema d’oltralpe ma che specialmente in tempi recenti (nel post-Besson) ha costituito la degenerazione della storica tradizione a metà tra poliziesco e noir francofona.

Ora anche l’horror subisce lentamente questa involuzione (per certi versi, c’è poi ancora gente come Alexandre Aja a tenere alta la bandiera) e Frontiers ne è l’esempio perfetto. Infatti con un passo frenetico senza che ce ne sia una vera e propria ragione e con delle velleità iniziali di polemica sociale eccessivamente sbandierate e mai approfondite, Gens rifà Non Aprite Quella Porta in uno scenario europeo riuscendo a perdere tutti gli elementi migliori dello stampino originale.

Al posto della famiglia di freak della profonda campagna, esseri umani non catalogati e perduti negli immensi spazi parzialmente sconosciuti e mal sorvegliati delle badlands statunitensi (che si nutrono però della televisione e del medesimo universo del resto della società civile), c’è una molto più banale famiglia nazista con nonno gerarca e figli imparentati tra loro alla ricerca della razza pura.

Neanche a dirlo le torture, le violenze e le situazioni paurose sono profuse a tonnellate e senza una precisa cognizione di come e perchè mettere paura (molte cose non hanno senso e molte scelte dei personaggi non si spiegano). L’importante, sembra, è mettere una paura generica ed immediata, paura della situazione contingente, del cattivo che arriva o degli esseri del buio e non una paura di qualcosa di maggiore, una paura che scavi dentro e che ti accompagni a casa.

Ancora una volta il peggior cinema francese guarda al miglior cinema di genere americano senza imparare assolutamente nulla.

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