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Zohan, la recensione in anteprima

Zohan, la recensione in anteprima

Di Gabriele Niola

Zohan Poster 1 ItalianoRegia: Dennis Dugan
Cast: Adam Sandler, John Turturro, Emmanuelle Chriqui, Mariah Carey
Durata: 113 minuti
Anno: 2008

Un film di Adam Sandler non si giudica per il valore cinematografico, quello è sempre stato pari a zero e dall’interesse e le risorse che vengono profuse in quel senso ho idea che sarà sempre zero, ma si giudica per il puro gusto della risata.
Il problema però è che per molti anni non si è più nemmeno riso nei film del comico salito alla ribalta con il Saturday Night Live.

Dai tempi di Un Tipo Imprevedibile o Billy Madison non si è più visto un film di Sandler carico di quella forza “distruttiva” e immediatamente comica che lo aveva sempre caratterizzato. Proprio per questo non si può non accogliere con favore Zohan, perchè è quanto di più vicino a quel periodo si riesca a vedere.

Il film gioca su una comicità efficace e tutta centrata sul conflitto israelopalestinese. Adam Sandler non va per il sottile nel prendere in giro la guerra infinita e questo è uno degli elementi che sicuramente più contribuiscono alla risata che a tratti suona proibita e politicamente scorretta, quindi ancora più liberatoria. Ad ogni modo non bisogna illudersi alla fine non manca qualche considerazione buonista/pacifista e un equilibrio tra le parti (e quando mai mancano…).

Il film si fregia della collaborazione alla sceneggiatura di Judd Apatow, nuovo deus ex machina della commedia americana (anche se secondo molti si tratta di un nuovo abile friggitore d’aria) e soprattutto della presenza di un fantastico John Turturro che nonostante il suo status non disdegna per nulla di interpretare alcune tra le gag più cretine (e più divertenti) che si possano vedere con risultati d’eccellenza.

Certo come si è anticipato il film a livello cinematografico è pari a zero. A dirigere c’è Dennis Dugan già regista di Piccola Peste, Un Tipo Imprevedibile e recentemente di Io Vi Dichiaro Marito e Marito, una mano inesistente e una professionalità al minimo sindacale.
Si respira però in tante gag la volontà di battere percorsi nuovi (certo in molte altre no, come in tutte quelle dei rapporti sessuali con le vecchie) anche grazie al tema (la guerra israelopalestinese) che non è stato mai affrontato, almeno in Occidente, in maniera talmente diretta. E chi cerca la risata grassa non rimarrà deluso.

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