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Wall-E, la recensione in anteprima

Di Gabriele Niola

Wall-E Poster ItaliaRegia: Andrew Stanton
Cast: Sigourney Weaver, John Ratzenberger, Kathy Najimy, Fred Willard, Jeff Garlin, Kim Kopf, Garrett Palmer, Elisa Knight, Ben Burtt
Durata: 97 minuti
Anno: 2008

Come ogni anno ormai la Pixar ci riconcilia con i fondamentali del cinema. Questa volta con Wall-E, film attesissimo e anticipatissimo ma così forte da essere perfettamente godibile anche oltre le scene dei trailer viste e riviste. Solo lo studio di Lasseter riesce a restituire valore a cose basilari e abusatissime come l’abbraccio (come anche in Ratatouille aveva fatto con un semplice e banale flashback), solo la Pixar riesce ad emozionare autenticamente con il più scontato dei lieto fine, come fosse un film degli anni ’30.

Di diverso rispetto al solito c’è lo scenario fantascientifico, Wall-E è ufficialmente un film di fantascienza distopico grato con in mente unicamente un referente: 2001: Odissea Nello Spazio. E’ un’altra “odissea d’amore” raccontata da Andrew Stanton dopo quella straordinaria (e davvero inarrivabile) di Alla Ricerca di Nemo, solo che stavolta invece che lo sterminato oceano c’è lo spazio infinito e la forma non è quella del road movie.
Come si è detto è un film di fantascienza distopica, forse l’unico di tutta storia del cinema nel quale sono i robot a salvare la razza umana da se stessa, l’unico in cui i robot hanno tutta una loro storia, con i buoni e i cattivi, i loro obiettivi e i loro valori e gli umani fanno da sfondo, da trama secondaria.

Alla Pixar credono nella tecnologia (e come potrebbero non farlo) e lo dimostrano con un film che è un inno al romanticismo tecnologico, in cui Wall-E recita la parte del mondo analogico (anche se si basa su circuiti quindi su tecnologia digitale) e Eve è la controparte digitale, sono loro i due poli opposti che si attraggono come nel più classico film romantico.

E la cosa più bella è il modo in cui per tutta la pellicola è il video (ossia il cinema) l’unico propagatore di conoscenza, il sistema principale per raccontare e conoscere il mondo, anche se spesso menzognero. E’ attraverso un video che Eve rivede i suoi ricordi e vive in diretta un flashback che le mostra la realtà delle cose, è attraverso un VHS di Hello, Dolly! (e un iPod) che Wall-E conosce l’affetto, è attraverso un video che il capitano della nave conosce la terra e prende la decisione cardine del film e sempre attraverso un video, con effetti speciali da cinema anni ’20, truffa i computer.

Ma Wall-E ha anche la semplicità di stupire con il solo piacere visivo nella scena da cineteca della danza spaziale con l’estintore, anch’essa già vista più volte nei trailer ma di una bellezza eterna.

La Pixar è davvero il cinema come macchina dei sogni, che ti fa credere l’incredibile e anche a volte l’incoerente, perchè ci vuoi credere e per farlo chiedi solo che quella storia ti sia raccontata bene.  E poi puoi anche credere le cose più banali e abusate come “l’amore (tra robot) può cambiare il mondo”.

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