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Verso le radici del mito di Bond, un viaggio nella Londra di Fleming

Di Gabriele Niola


Londra porta i segni della fortuna artistica di James Bond su di sè, come Roma porta i segni del neorealismo e Berlino o Monaco quelli del nuovo cinema tedesco.

A partire dai Pinewood Studios, la versione londinese di Cinecittà dove, come negli studi romani, non sono stati realizzati solo quasi tutti i film inglesi ma anche gran parte di quelli americani e internazionali. E’ lì che sono stati girati per dire Batman di Tim Burton, Elephant Man di David Lynch, Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick e Superman di Richard Donner. E dove al momento stanno girando Prince of Persia, in prima persona ho potuto scorgere il set da lontano (chiaramente era proibitissimo fotografarlo).

All’interno degli immensi Pinewood Studios fatti di capannoni e grandi spazi all’aperto c’è una gigantesca costruzione che è la zona 007, cioè il luogo esclusivo dove si realizzano le parti al chiuso e in studio di tutti i film di James Bond.
Ma la cosa impressionante non è tanto quella struttura che in fondo, per quanto grande e imponente, è semplicemente un caseggiato riservato ai film della serie. La cosa impressionante è come i film di Bond abbiano sfruttato ogni metro quadrato dei Pinewood studios.

In origine la tenuta era proprietà di un nobile facoltoso e alcune parti come la zona di rappresentanza e i giardini sono stati mantenuti come erano, dunque basta immaginare un caseggiato nobile inglese per avere un’idea di una parte di questi studios. Parte tenuta come un parco delle nostre città, con ponticelli, ruscelli e piccole aree verdi costeggiate da barriere naturali formate da alberi e cespugli.
Camminando lungo quei viali ci è stato illustrato come “Qua abbiamo girato due scene di Si Vive Solo Due Volte” “Qua è stata fatta la scena di quando Sean Connery si copre con il paracadute per amoreggiare” “Ricordate quando nel deserto Bond si affaccia dalle rocce in Il Mondo Non Basta? Beh quelle rocce erano queste qua, le altre scene però erano deserto vero“. Più o meno questo era il tono della visita guidata, un continuo mostare angoli e anfratti minuscoli utilizzati per piccole scene di mille film della serie.

E non basta. La zona con i capanoni è collegata da piccole stradine alla stregua di un paesino mittleuropeo, con l’unica differenza che ogni locanda e ogni casa è in realtà un gigantesco capannone. Su quelle stesse strade (chiamate pittorescamente Goldfinger Av., Octopussy Street…), proprio quelle che sono usate per spostarsi di studio in studio, sono state girate moltissime scene celebri come l’incidente con l’Aston Martin o la sparatoria di Goldfinger.

Cioè il cinema di Bond è debordato dal suo studio riservato in tutti i Pinewood Studios colonizzando ogni metro quadrato alle volte anche solo per scene minuscole. Piccoli controcampi o transizioni.
Ma ancora di più il mito stesso di 007 esce dai Pinewood Studios permeando Londra, nonostante raramente abbiamo visto la città nei film della serie.

L’intero War Museum, in mezzo alla città è sequestrato per una mostra monografica sulla figura di Ian Fleming, che ne illustra le similitudini e le distanze con il personaggio che ha creato e molti luoghi della città sono noti per essere stati frequentati da lui, come ci ricorda Lucy Fleming in un incontro al Brown Hotel.

Lucy Fleming è la nipote di Ian Fleming e il Brown Hotel l’albergo più vecchio di tutta la città. Là dentro Fleming era solito non solo soggiornare ma anche bere tè nell’antichissima sala da tè nonchè scrivere parte dei romanzi. E proprio lì Lucy ha raccontato il personaggio dello zio, ha dato pareri sui film della saga e mostrato come la famiglia Fleming (ad ogni modo poco coinvolta nella stesura dei moderni film) veda le trasposizioni cinematografiche dei film dello zio.

Un misto di fanatismo, aneddotica e culto della personalità. Lucy Fleming ha conosciuto poco lo zio e comunque da giovane. Lo stesso ne conserva un ricordo chiaro che tuttavia sembra inevitabilmente contaminato dalla figura di James Bond, creata da Fleming a partire da se stesso. Una proprio versione invincibile e desiderabile. Un curioso miscuglio che Lucy Fleming sembra non distinguere più se non a parole.

L’idea alla fine è proprio che nonostante Londra sia poco presente nella vita del Bond cinematografico, nonostante sia poco presente davanti allo schermo, in realtà ha una presenza nascosta invisibile dietro la macchina da presa, al momento della creazione. I luoghi della città e gli studi della città sono stati sfruttati in lungo e in largo per scrivere e girare la saga di 007. E nonostante visivamente non possano ricordare nulla di 007, in realtà i film di James Bond la permeano in profondità.

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