Non dite che il Festival Del Film di Roma è troppo ripiegato sul cinema italiano, lo è come lo era prima (il numero di pellicole nostrane è praticamente lo stesso degli altri anni) e cioè come lo sono tutti i festival internazionali nei confronti del proprio cinema (e anche meno di Cannes stando all’organizzazione).
Non dite nemmeno che ci sono troppe stelle e glamour perchè di certo questo non ci sarà. Gli ospiti sono veramente molti ma nessun nome da svenimento anche perchè non c’è nemmeno nessun film da svenimento (si parla ovviamente solo per quelli noti, quelli che fanno clamore, gli sconosciuti potrebbero essere meravigliosi o anche no, come per ogni festival), cosa che già Muller aveva predetto quando si disse la stessa cosa di Venezia: “Vedrete che nessuno avrà cose migliori delle nostre, è questa fase di quest’anno che è andata così, con pochi film di richiamo” e così è stato sia per Toronto che per Roma.
E’ un’annata che va così, ma come a Venezia i meno noti si sono fatti davvero valere (e come!) anche a Roma potrebbe accadere il colpaccio regalandoci la serie di scoperte sensazionali cui ci ha abituato nelle passate edizioni.
Come si era già ipotizzato le cose migliori le offre la sezione Altro Cinema, vero piccolo faro autoriale, storico e sperimentale che rende questa manifestazione veramente degna dei soldi che prende. Hanno fatto bene a dedicargli una conferenza stampa a parte.
Il concorso principale invece non ha grossi noti se non Edoardo Winspeare, Maria Sole Tognazzi, Brando De Sica (si, il figlio di Christian) e Krystof Zanussi, il che è tutto dire. Qui l’elenco completo.
Fuori concorso poi risaltano Rocknrolla di Guy Ritchie, Tsui Hark con il suo Missing, The Duchess con Keira Knightely e Eight, il film collettivo che vanta nomi come Jane Campion o il primo film da regista di Gael Garcia Bernal.
Tra le cose parallele più curiose si segnala la volontà di proiettare prima di ogni film della sezione Alice Nella Città un corto restaurato della grande animazione italiana (Bozzetto, Pagot, Luzzati e Gianini e Leo Lionni) nonchè una serie di proiezioni del miglior cinema sovietico dei fratelli Mikalkhov.
Alla fine quello che a Gian Luigi Rondi più preme sottolineare della prima edizione del Festival Del Film di Roma che lo vede come direttore è che non ha visto nemmeno un film, fatto esplicativo dell’autonomia che ha lasciato ai direttori di ogni sezione, lui ha lavorato unicamente sullo scheletro e l’indirizzo generale del Festival e molto anche ci tiene a sottolineare come si proceda per “famiglie”, ci sarà infatti il primo film di Brando De Sica (su uno spettacolo teatrale del padre Christian), ci sarà un film di Maria Sole Tognazzi e la retrospettiva su Steno introdotta dai figli Carlo ed Enrico Vanzina.
Infine ultima necessaria citazione è per gli stati generali del cinema convocati da Rondi, tre giorni dedicati a tre temi uno dei quali è la pirateria, problema affrontato e discusso da tutti gli esponenti della filiera cinematografica coordinati da Luca Barbareschi. L’esito dice Rondi non sarà rivelato subito ma in una conferenza apposita qualche tempo dopo la fine del Festival.