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Max Payne: Recensione in Anteprima

Di Redazione

Si, al mondo moderno serve un vendicatore. Un giustiziere. Ma dovrebbe essere in giro a fermare i produttori intenzionati a produrre film basati su videogiochi, più che i criminali.

Max Payne non fa che confermare questa teoria. Nella maniera più dolorosa possibile.

Premetto che non sono un accanito stimatore della saga, ma come amante in generale di tutto quello che appartiene alla sfera videoludica mi son apprestato anche io a vestire i panni del letale Max.

Non era sicuramente il mio genere tra l’altro, ma le caratteristiche del gioco lo rendevano comunque allettante per ogni tipo di palato. Era il primo gioco che ricordi ad utilizzare in maniera efficace il cosidetto “Bullet Time“, cioè quell’effetto speciale diventato così caro a Hollywood con Matrix, nel quale tutto si muove a rallentatore e la visuale può essere spostata invece a velocità normale, e le scene di azione che avevano luogo durante il gioco diventavano veri capolavori, la storia poi, portata magistralmente avanti da una sorta di striscia a fumetti, era matura e intrigante.

Come già capitato con Hitman, uscito da poco al cinema con la sua trasposizione cinematografica, il materiale di base era presente. Come il carisma del protagonista, amato da tutti i numerosi fan della saga, e di numerosi co-primari. Rimaneva da costruire una buona storia, arricchirla di effetti speciali come solo oggi sanno fare e farcire di pistole e proiettili. Il risultato poteva non essere un capolavoro, ma già rimandare a casa con il sorriso e la voglia di giocare il gioco sarebbe stato un grande successo.

Quello che invece succede guardando il film è che ci si chiede quanto ancora durerà. Quanto ancora più patetica potranno far diventare quella che nelle mie mani era un’agghiacciante macchina di morte col cuore spezzato dalla tragica morte della moglie e della figlia (ehm… io ero solo macchina di morte… il cuore spezzato erano le scene di intermezzo).

Purtroppo se cerco di elencare le note positive del film poche cose mi vengono in mente: sicuramente la trasposizione visiva degli stati psicotropi in cui si vengono a trovare alcuni personaggi del film, e soprattutto il nuovo semi-nudo di Olga Kurylenko, che dopo Hitman e in attesa di Bond tenta di portarsi a letto anche Max.

Nota dolente per le sparatorie, troppo poche, troppo statiche (ma diavolo… l’avete giocato il gioco???!!!!????). E il “Bullet Time”? Ehm… usato (male) una sola volta per una delle scene più patetiche mai realizzate con questo effetto speciale.

Ricordo in passato, quando il cinema mi faceva sognare e poi compravo il videogioco e rimanevo deluso del bidone che mi avevano rifilato. -SARCASMO-  E’ bello constatare che ora succede il contrario. -SARCASMO-
Ma la domanda è: Chi ha imparato e chi invece si è perso per strada?

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