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Duetti dal festival del film: cinema di nicchia con Martyrs e JCVD

Di Gabriele Niola

Cinema di nicchia. Solo così si possono definire le due pellicole che oggi sono proiettate al Festival Del Film di Roma, entrambe nella sezione Altro Cinema, la più interessante per varietà, qualità ed originalità della proposta.
Uno, Martyrs, è il film più “disturbante” degli ultimi anni, un horror a tinte fortissime, uno splatter realizzato con senno che gli autori non temono a definire “un film che non piace a tutti!”, l’altro invece, JCVD, è uno degli eventi che il festival può vantare, la prima proiezione italiana dell’attesissimo e anticipatissimo film in cui Jean Claude Van Damme interpreta se stesso  in una storia di rapina e assedio che si configura come un bilancio sulla sua vita professionale e personale.

JCVD Immagini del Film 01

JCVD
Eccolo il vero evento del Festival Del Film 2008! La proiezione di JCVD.
Più in là delle metafore di Rocky Balboa e The Wrestler, il film su Van Damme è ironico e molto molto divertente, assolutamente indulgente con il suo protagonista (che ne esce come un grande attore e un grande uomo) e autocelebrativo in una maniera gustosamente indiretta. Eppure nonostante il divertimento non latiti si respira proprio l’aria del capolavoro mancato.

Peccato perchè il regista sembrava in grado di regalare di più, specialmente a giudicare dalla splendida scena d’apertura: un piano sequenza della realizzazione di un film di quelli tipici dell’attore belga, una cosa che sembra Ben Stiller che imita Effetto Notte.
Poi però l’ossessione per il racconto atemporale, una fotografia eccessivamente e troppo sovraesposta e la volontà di non esagerare (invece io quello volevo!) un po’ ammorbano il flm.

Non solo c’è una specie di videoconfessione che preme l’acceleratore sul patetico (e che è la vera componente vandammiana, cioè il trash!) ma soprattutto c’è un finale che scontenta proprio, perchè dall’avventura impossibile di un Van Damme reale preso in fatti di finzione (si raccontano cose mai accadute) tutti si aspettavano un finale di finzione.

Rimangono però 93 minuti di celebrazione indiretta in cui Van Damme è grottescamente riconosciuto e ammirato da tutti per cose stupidissime (bellissima la scena in cui gli chiedono di levare la sigaretta dalla bocca di un altra con un calcio) e per le quali viene incensato in modi così cretini da risultare assolutamente credibili, nei quali si fanno screzi a Steven Seagal e John Woo e nei quali c’è spazio per una facile commozione che potrebbe anche suscitare involontariamente il riso.

Martyrs Immagini del Film 08

MARTYRS
Arrivato al Festival del Film in una proiezione notturna Martyrs si guadagna il pubblico delle migliori occasioni, anche perchè il film ci arriva con la nomea di “disturbante”.

La visione conferma le aspettative di truculenta violenza e pornografica indagine del martirio della carne. Raccontando di una ragazza che ha subito e poi è scampata da un martirio in stile Hostel (ma più serio e girato meglio) che ora si reca a massacrare i suoi carnefici senza sapere a cosa andrà incontro, Martyrs cerca di fare un discorso sulla dipendenza dalla violenza, cioè sulla sindrome da martirio che ti spinge a infliggerti dolore se non lo fanno gli altri. Poi però il flim svolta e diventa qualcos’altro, in maniera inaspettata e che può non essere gradita da tutti. Io l’ho gradita. Nella parte finale aumentano le pretese della pellicola ma anche la qualità, il reparto di immaginifico migliora e anche i riferimenti.

Certo il gore rimane e molto. La gente se ne andava a frotte e si sprecavano in sala le grida di pietà (“No… Noooooo…”) alle violenze peggiori. Alla fine quando si sono accese le luci dietro di me ho visto un vigile del fuoco in divisa, di quelli che lavorano qui al Festival, che probabilmente essendo sera tardi si voleva vedere un filmetto. Stava immobile abbattuto sul sedile con la testa nelle mani.

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