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Death Race, la recensione in anteprima

Di Gabriele Niola

Death Race poster USARegia: Paul W.S. Anderson
Cast: Jason Statham, Tyrese Darnell Gibson, Ian McShane, Joan Allen, Natalie Martinez
Durata: 105 minuti
Anno: 2008

Dimenticate Anno 2000, La Corsa Della Morte, il piccolo film culto del 1975 (dietro a cui si nasconde Roger Corman come anche in questo moderno) da cui è tratto Death Race. I due film hanno veramente poco in comune. Si potrebbe dire che la versione di Paul Anderson acquieta e ammorbidisce tutti i toni eccessivi dell’altro film (dalla demenzialità al kitsch, alla violenza, al sesso) nella direzione di un film molto più inquadrato sui soliti binari.

Ciò che rimane è la trama, la storia di un futuro vicino in cui la corsa mortale in automobili è uno sport seguitissimo in televisione. In Death Race però a correre sono i detenuti delle carceri (privatizzate) con l’obiettivo della liberazione. Rimane anche il personaggio di Frankenstein, il corridore amato dal pubblico che ha sempre il volto mascherato perchè sfigurato dagli incidenti e che in realtà non è una sola persona è stato nel tempo incarnato da diversi piloti ad ogni incidente mortale.

Dunque dimenticando ogni possibile legame con il film degli anni ’70 e volendo andare a vedere Death Race per quello che è (un film moderno e per il grande pubblico di corse e violenza con le automobili modificate per avere armi) ci si può anche divertire. Infatti dopo una serie di exploit veramente blandi Paul Anderson questa volta azzecca il ritmo e le trovate, limita al minimo i dialoghi stupidissimi, filma con la necessaria rapidità e agilità le corse in auto e trova un protagonista con la faccia sempre convincente da disperato: Jason Statham.

Contro ogni previsione quindi questa versione edulcorata e massificata (e sessualmente repressa dati i mille ammiccamenti sessuali che non si concretizzano mai per lo spettatore) di quello che era un prodotto di rottura trova lo stesso una sua godibilità. Death Race comincia in fretta e finisce in fretta come un vero film di serie B (inteso nell’accezione migliore), si concentra nella sola azione lasciando che sia quella a determinare i personaggi e fa leva sull’espediente dell’evasione dal carcere che funziona sempre.
Un prodotto molto commerciale ma anche molto godibile.

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