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Babylon A.D., la recensione in anteprima

Di Gabriele Niola

Babylon A.D. Poster Italiano 2Regia: Mathieu Kassovitz
Cast: Vin Diesel, Michelle Yeoh, Melanie Thierry, Charlotte Rampling, Lambert Wilson, Mark Strong, Gérard Depardieu
Durata: 90 minuti
Anno: 2008

Sembra strano pensare che il Mathieu Kassovitz autore di quello straordinario pezzo di cinema puro che fu (ed è ancora L’Odio) sia anche l’autore di tutti i film seguenti a quello. Sembra strano perchè pur avendo dimostrato di conoscere e padroneggiare tutte le forme più importanti di messa in scena e di comunicazione cinematografica, lo stesso realizza film di quart’ordine con pretese da Palma D’Oro.

Per andare un minimo nello specifico Babylon A.D. è un film di fantascienza che non inventa nulla (e già…) e ripropone in serie i punti di forza di altri ottimi exploit del genere, guardando a modelli imprendibili come Blade Runner (sul serio, il film è palesemente modellato secondo le ossessioni di Ridley Scott) o anche più prendibili (ma comunque non raggiunti) come I Figli Degli Uomini per disegnare una parabola futuristico/religioso/filosofica.

Se però Vin Diesel poteva comunque essere un scelta azzeccata, al pari di Michelle Yeoh, è tutto il resto che non va, sono le pretese assurde che il film mette in campo a fronte di una sceneggiatura poverissima che non costruisce ma porta in tavola.
I fatti, gli eventi, le suggestioni e le idee non sono mai presentate come un punto di arrivo o una parte di un processo di significazione ma come blocchi a se stanti. Kassovitz sembra pretendere che sbattere qualche metafora sull’occhio e la visione possa fare il medesimo effetto che fa in Blade Runner, senza che ci debba essere dietro il minimo sforzo riflessivo o di costruzione.

Senza parlare del finale (a questo punto si potrebbe dire “ovviamente”) ridicolo a livelli incredibili, come sempre accade quando si tenta la grande filosofia e si sbaglia totalmente il film. Ma anche il resto della pellicola non regala mai un momento autentico, mai qualche scena intrigante e avvincente, mai un risvolto di un personaggio che si discosti dall’immagine che abbiamo di esso dalla locandina, ma i una visione problematica delle cose ma solo affermazioni fatte con una sicurezza totalmente fuori luogo.

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