Venezia: il ritorno di Kathryn Bigelow

Pubblicato il 04 settembre 2008 di peter

 Sono più di 800 le bombe disinnescate dal sergente Will James (Jeremy Renner), specialista di una squadra di artificieri dell’esercito americano che opera nel cuore dell’Iraq. A giudicare dai suoi metodi James è un po’ fuori di testa: non ha paura di morire… anzi quasi prova piacere a guardare in faccia la morte ogni giorno. Per lui la guerra è una vera droga. Se lo chiedono anche i suoi due sottoposti, Sanborn ed Eldridge (Anthony Mackie e Brian Geraghty), mentre James continua a lanciarsi inesorabilmente in un gioco mortale di guerriglia urbana.

Questa è la trama di Hurt Locker, nuovo lungometraggio di Kathryn Bigelow (Point Break; Strange Days) che riesce a mostrare la situazione infernale nelle strade di Baghdad, entrando anche nella psiche dei soldati americani… alcuni dei quali, dopo aver messo piede al fronte, forse non hanno più intenzione di tornare a casa.  

 

Signora Bigelow, come mai un film con una tematica così forte quanto attuale?
Io sono contro questo conflitto ma qui mi sono voluta concentrare sulla storia di uomini, uno in particolare, che armato di una sola pinza è pronto a mettere a repentaglio, ogni giorno, la sua vita. E non vuole un’altra esistenza, non può immaginarsi a fare qualcosa di diverso. Quando sono venuta a conoscenza di queste vere vicende, ho capito che questo era il mio nuovo film, la mia nuova storia da raccontare.

Come si è sentita a girare un film di guerra con tutti questi uomini intorno?
Benissimo sono tutti attori straordinari con i quali ho lavorato proprio come volevo io. E poi sarebbe ora di abolire la distinzione fra regista uomo e regista donna. Quello che mi interessava veramente fare era una sorta di film sperimentale, senza una trama precisa, che seguisse questa unità speciale permettendo allo spettatore di sentirsi quasi parte di loro. Di questi volontari dall’alto quoziente di intelligenza, ai quali nessuno spiega che tipo di bomba si troveranno di fronte. Hanno un minuto per scegliere tra la vita e la morte.

 

Cosa ne pensa lei del conflitto in Iraq?
Io sono assolutamente contraria, anzi sono contraria ad ogni guerra. E spero tanto in Barack Obama, solo con lui potremo assistere al ritiro delle truppe. The Hurt Locker non è un film pro o contro la guerra, anche se è ben evidente la futilità di occupare una nazione che non vuole essere occupata. Questo è reso evidente dalla quotidianità che vivono i soldati e che viene raccontata nel film. Ma più che i soldati mi interessano gli esseri umani, quelli che non si vedono nei notiziari della Cnn. Sono i loro desideri, la loro vita, il loro presente, passato e futuro che volevo affrontare con questo film.

La guerra in Iraq va avanti da anni ormai. Ma, di questi tempi, sembra che gli americani abbiano cambiato opinione al riguardo… 
Sono certa che i tempi siano cambiati e in meglio, vedo molta più curiosità al momento riguardo all’argomento. La gente ha meno paura di sapere la verità, anzi vuole conoscere i fatti, essere messa al corrente di quello che sta accadendo in quel Paese. Ho parlato della paura in senso positivo perché ti mette di fronte a delle scelte radicali. In senso assolutamente negativo posso invece dire che la paura è sempre stata usata, in particolare dall’amministrazione Bush, per tenere la gente all’oscuro di quello che stava avvenendo veramente. Con l’antica ma sempre, purtroppo, funzionante paura dell’altro hanno spacciato questo conflitto – ancora in corso – per quello che non è. E non è mai stato.

Vi ricordiamo che Hurt Locker, arriverà in Italia dal 3 ottobre distributo da Videa C.D.E./Warner Bros.

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