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Un pomeriggio con Al e Bob

Di Gabriele Niola

Sfida Senza Regole - Righteous Kill Immagini del Film 46
Si chiamano affettuosamente Al e Bob tra di loro, uno è loquace e logorroico l’altro rimane fisso in un’espressione imperturbabile salvo qualche sporadica risata e risponde in poche frasi, uno è imbolsito e uno è magro e smunto, uno ride e scherza e l’altro fa solo qualche smorfia.
Al Pacino e Robert De Niro sono venuti a Roma a dare spettacolo con la loro sola presenza più che a promuovere Sfida Senza Regole e la presenza del regista John Avnet è talmente superflua da essere anche dimenticata non fosse per lo stesso Avnet che di tanto in tanto chiede la parola per dire qualcosa anche lui.
In una sala stracolma di persone (e non solo giornalisti) tutti fanno a gomitate per vedere le due leggende insieme in un evento che ha del mitico sullo schermo e figuriamoci dal vivo! Forse per questo le domande sono state più che altro su loro due e non sul film in sè.

Cosa significano oggi per voi parole come carriera e premi?
AL PACINO: Sarà un onore per me venire il 22 ottobre a prendere il premio che il Festival di Roma mi vuole dare. Ma sarà anche un’espressione della mia gratitudine per il supporto che il festival ha dato all’actor studio in questi anni e che ci crediate o meno non vedo l’ora. Mi hanno anche chiesto di portare dieci film.

ROBERT DE NIRO [che risponde curiosamente non in linea con quanto era stato chiesto]: Io e John Avnet lavoravamo al film nei suoi primi stadi e all’inizio ero previsto io più un giovane, ma durante alcune letture mi sono chiesto perchè dovesse essere un giovane e quando John mi ha chiesto a chi stavo pensando io ho proposto di prendere Al. Lui ha accettato subito ed è stato grande.

Qual è l’America che volevate rappresentare e interpretare in questo film?
JOHN AVNET: E’ un periodo buio in America e in molti sentono il fallimento del sistema di giustizia, molti sono frustrati e ancora di più sono spaventati. Il film ha un aspetto vigilantesco e in questo senso riflette le paure e contemporaneamente cosa sia essere un agente di polizia di New York. La realtà cittadina è veramente importante, anche in questo senso abbia scelto gli attori.

La scorsa settimana avete detto che Pacino aveva fatto questo film per dimostrare a tutti che era vivo e De Niro per dimostrarlo a se stesso, quanto è difficile trovare un buono script anche per voi?
AP: E’ bello essere vivi! E penso che in realtà fosse una battuta, o lo spero. Al massimo c’è una metafora perchè gli attori sono vivi solo quando recitano.
E’ vero comunque che ci sono difficoltà con gli script, sono 15 anni che vorremmo lavorare insieme e ciò che succede è che quando siamo vicini a farlo poi non ci riusciamo per problemi di agenda. Quest’opportunità ora è arrivata a fagiolo con Bob e New York.

RDN: volevamo lavorare insieme da tempo anche da prima di Heat e non è facile come non credo sarà facile fare un altro film insieme prima che passino altri 13 anni!

In questa esperienza c’è qualcosa che l’uno ha imparato dall’altro?
AP: ci siamo divertiti eravamo a proprio agio a vicenda e nessuno faceva cose sbagliate che è la cosa migliore per gli attori. Ci conosciamo bene e questo tipo di sensazione ha un forte impatto sul tutto anche ad un livello subliminale. E poi per John non c’è mai qualcosa di sbagliato in quello che fa un attore cosa che dovrebbe essere la regola.

JA: quando due come loro lavorano insieme si rispondono a vicenda a quello che fanno sia grazie agli anni di esperienza sia per quello che accade sul set e stare lì per me e per il resto della crew è stata un’esperienza incredibile, come vedere John Coltrane e Miles Davis suonare insieme.

RDN: No non è vero nulla!

Da il padrino ad oggi ci sono personaggi buoni e cattivi alo stesso tempo quanto questi personaggi l’hanno influenzata e quanto essi hanno influenzato il suo carattere?
AP: Beh credo più di quanto non vorrei sapere. Mi piace l’espressione chiaroscuri perchè la trovo nella maggior parte dei personaggi in cui mi imbatto nei libri e nella vita.
Inoltre nei film posso passare dai toni scuri a quelli chiari mentre nella vita devo stare solo nei toni chiari.

RDN: Io rispetto e ammiro Al e spesso negli anni ci siamo confrontati e aiutati su molte cose ed entrambi eravamo molto interessati in tante cose. Ma con il passare degli anni avrei preferito fare più film con lui perchè è stato meraviglioso lavorare con lui, cosa che non mi ha sorpreso e che mi piacerebbe ripetere.

AP: Il fatto è che alle volte l’effetto della carriera può rendere insicuro un giovane e fargli perdere contatto con la realtà. E’ stato bello avere qualcuno come Bob con cui parlare in quei periodi. Sentire l’appartenenza a una medesima situazione in certi momenti della propria vita.
Anche perchè poi questo ti aiuta ad affrontare le altre parti del successo che non sono facili da essere umano. Senti insomma di non essere solo con i tuoi problemi.

Due come voi, così riusciti che rapporti hanno con il cinema, che sfide mancano?
AP: E’ come pirandello, Sei personaggi in cerca d’autore. Come attore cerchi sempre un ruolo e finchè hai appetito per quello vai avanti. Io ho anche una grande passione per il teatro, vado sul palco come posso, mi carica per i film ma sono sempre in cerca di ruoli e per fortuna sono loro che vengono da me.
Ora però faccio anche cose che sono basate su idee che ho e quella è la mia preoccupazione maggiore. Amo l’idea che qualcosa possa sempre accadere in un film e posso capire perchè Welles si è innamorato del cinema dal teatro, il mistero che poteva esercitare su di lui.
E’ un peccato che continuiamo a fare film come si facevano prima sperimentando poco e esplorando poco.

RDN: Alle volte arrivano dei ruoli e li fai e va benissimo ma mi piace sviluppare cose nel corso degli anni, Al lo fa a teatro e io pure a modo mio cerco di lavorare su delle cose: cerchi un buon regista e cerchi di fare cose buone. Non sempre tutto va bene e vorrei averlo fatto più spesso perchè poi rimandi al futuro e alla fine il futuro arriva e non sei pronto.

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