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Un Giorno Perfetto, la recensione

Di Gabriele Niola

Un Giorno Perfetto Poster ItaliaRegia: Ferzan Ozpetek
Cast: Stefania Sandrelli, Valerio Mastandrea, Isabella Ferrari, Angela Finocchiaro
Durata: 105 minuti
Anno: 2008

Nonostante alcune buone prove in passato l’ultimo film di Ferzan Ozpetek non lascia scampo a qualsiasi tentativo di essere salvato. Un Giorno Perfetto è il melodrammone come non vorremmo mai vederne, cioè quello che presuppone che ci si commuoverà o si proverà empatia per un personaggio e una scena solo perchè “è opportuno che succeda”, solo perchè “la storia lo impone”.

Non si percepisce il minimo sforzo registico di creare una dimensione emotiva della storia, tutto è diretto come se dovesse davvero funzionare da solo, come se dovesse davvero comunicare la travolgente passione e la folle disperazione che i personaggi dichiarano solo con i soliti silenzi e i soliti gesti “colmi di significato”.

Tutto il buono del film viene appunto dalla trama, cioè dal libro da cui è tratto, che mira a dare un ritratto umano e partecipato a figure solitamente esecrate dai telegiornali, i protagonisti di quelle apparentemente inspiegabili tragedie di cronaca. Ecco la storia prova a spiegarle, mostrando come ci si possa arrivare anche rapidamente, anche in un giorno solo.
Peccato che la realizzazione dimentichi ogni possibile equilibrio per cercare a tutti i costi e nella maniera più semplice l’intensità e la prova d’attore (che come capita regolarmente quando la si cerca così tanto non arriva).

Meraviglia soprattutto la scrittura puerile e a tirar via (anche perchè è coinvolto Sandro Petraglia!) che non solo infarcisce i dialoghi di intense banalità ma si prende anche la briga di ritrarre i bambini nel modo in cui i grandi vorrebbero vederli: in balia di un dolce mondo di innocenza, privi di autocoscienza e privi di un proprio complesso mondo interiore.
Forse proprio le parti riguardanti i bambini sono il sintomo più forte del pessimo lavoro fatto sul film. Momenti di autentico imbarazzo per lo spettatore che desidera da un film la messa in dubbio dell’usuale percezione della realtà e non un suo ritratto ancor più naive.

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