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Marc Forster: “Il mio Bond? Un piccolo film artistico d’azione”

Di Gabriele Niola

Quantum of Solace 007 Daniel Craig James Bond Marc Foster Olga Kurylenko Camille Mathieu Amalric Dominic Greene
L’impressione che tutta la lunga chiacchierata con Marc Forster ha dato è che si tratti di un piccolo uomo in un grande mondo. Contrariamente a quanto emerso dalle risposte di Daniel Craig qui si tratta di un regista abituato ad opere secche e compatte, indipendenti ed autoriali, coinvolto nel più grande franchise che ci possa essere. Un uomo che accetta la sfida di fare il suo primo film d’azione e farlo nella maniera più grandiosa.
Eppure è lui stesso a ricordare più volte che gli è stata lasciata molto la mano libera anche in fase di scrittura e il risultato alla fine è un film che per certi versi lui considera “autoriale”.

Quantum Of Solace quanto si differenzia stilisticamente da Casino Royale?

Fare un film di 007 è come sottostare ad un regime dittatoriale che censura tutto e spesso proprio in quella condizione emerge una grande creatività. Anche per questo ho voluto tutta la mia crew abituale.
L’unica cosa che veramente ho preso da Casino Royale è lo stato emozionale di Bond, per il resto è tutto il mio modo di vedere il film, specialmente dal punto di vista estetico, non sarei neanche stato in grado di copiare.
Ho approcciato il film come se fosse un vero film d’arte, un film che nonostante tutta l’azione e il merchandising ha davvero la possibilità di portare avanti sostanzialmente il personaggio. Il mio approccio in questo senso non è stato da episodio di un grande franchise, ma da piccolo film indipendente
“.

Ha pensato ad eguagliare la spettacolarità delle sequenze di Casino Royale?

No davvero. Anche perchè la sequenza iniziale di quel film è spettacolare e non volevo mettermi in gara dal quel punto di vista.
Ci sono molte sequenze di azione alcune anche molto coinvolgenti ma non ho guardato a Casino Royale come un avversario. Il mio è un film di un’ora e quaranta minuti, veramente compatto
“.

Ci sarà humor?

Si ci sarà. La trovo una cosa molto importante in un film di James Bond non prendersi troppo sul serio ma sapere anche ridere di se stesso“.

Di chi è l’idea del titolo?
Quando sono arrivato nell’ufficio di Barbara Broccoli per la prima volta ho visto un gigantesco cartellone con il titolo e mi hanno chiesto che ne pensassi. A me piace.
Si basa tutto su una piccola storia di Fleming nella quale Bond parla con un governatore e gli spiega cosa sia per lui il punto di soddisfazione
[Quantum Of Solace in inglese ndb] in una relazione come quella con sua moglie. E il film è tutto su quello“.

Ci sarà la classica sequenza d’azione iniziale?

Si decisamente

Qual è la parte drammatica che più ti ha interessato?

Mi sembrava che da Al Servizio Segreto di Sua Maestà non avevamo più visto una vera vulnerabilità in James Bond. Il personaggio di 007 non va troppo spiegato perchè il mistero è parte del suo fascino, ma dall’altra parte devi dare un po’ di soddisfazione al pubblico spiegandogli sempre un po’ di più dell’uomo.
Anche per questo motivo ho creato il personaggio di Camille
[Olga Kurlyenko] che è lo specchio di Bond, il suo opposto, e dai suoi istinti di vendetta possiamo capire quelli di James Bond.
Lei si esprime come Bond non farebbe mai perchè è una donna e perchè è diversa e alle volte si ha proprio l’impressione da quello che dice e che fa che Bond vorrebbe replicare o aderire a quello che dice ma non lo fa perchè non è il suo stile e non si espone così tanto
“.

Anche il prossimo film della serie sarà diretto da te?

Me l’hanno offerto ma nonostante sia stata una grandissima esperienza per me al momento non voglio fare un altro grande blockbuster, preferisco tornare a qualcosa di più piccolo“.

E’ il tuo primo film d’azione, avevi mai avuto il desiderio di farne uno?

Si l’avevo sempre desiderato ed essendo la prima volta per me ho collaborato molto da vicino con il regista di seconda unità che ha fatto due sequenze per me.
In più era anche la prima volta che giravo in così tante nazioni diverse, eppure è andato tutto davvero liscio. La macchina produttiva dietro un film di 007 è veramente perfetta.
Nel mio film precedente
[Il Cacciatore di Aquiloni] ho avuto tantissime difficoltà economiche, qui invece è stato l’esatto contrario, è stato tutto facilissimo. Ho potuto realizzare in pieno la mia visione del film“.

Per questo ti sei fidato del regista di seconda unità?

Le sequenze che Dan Bradley ha girato per me sono state sostanzialmente due.
Una è quella del gioco del gatto con il topo in aria, la sequenza degli aeroplani in Messico, mentre io giravo gli interni della stessa nei Pinewood Studios. Io sono un maniaco del controllo percui avevamo discusso fino allo sfinimento tutti i dettagli di quelle scene. Certo si tratta pur sempre di sequenze aeree, cioè difficili da preordinare interamente, in fondo sei sempre in aria… Percui ci siamo messi daccordo in sostanza sull’obiettivo cui volevamo arrivare e lui è riuscito a darmi esattamente quello che volevo.

L’altra invece è quella dell’inseguimento con le macchine che abbiamo pianificato più nel dettaglio anche se gli inseguimenti sono la sua specialità e quindi mi sono anche fidato molto.
E’ stata la prima volta che ho lavorato con un regista di seconda unità ma è andato davvero tutto benissimo
“.

Ma oltre al regista di seconda unità hai portato anche molti altri tuoi collaboratori abituali, ha anche voluto cambiare il designer per la sequenza dei titoli di testa, questo ha dato vita ad un film di Bond diverso dal solito?

Ho detto subito alla produzione che per me sarebbe stato molto importante avere i miei collaboratori abituali.
Ho portato con me i ragazzi di NK12 perchè avevano fatto un lavoro straordinario sui titoli di coda di Vero Come la Finzione e volevo di nuovo lavorare con loro, credo che questo tipo di dimensione grafica sia molto importante in un film di James Bond
“.

C’è stata grande discussione con Paul Haggis [lo sceneggiatore]?

Abbiamo parlato molto prima di cominciare a scrivere, poi io sono andato a fare i sopralluoghi e gli ho spiegato che tipo di film volevo fare, siamo andati veramente nel dettaglio. Dopodichè Paul ha scritto la sceneggiatura, ad un certo punto però è stato preso prima dalla promozione del suo film [Nella Valle di Elah] e poi dallo sciopero, quindi lo script è stato alla fine una bozza che io e Daniel abbiamo portato a termine“.

Dove sono finiti i gadget e i grandi cattivi dei classici film di 007?

Credo che i gadget abbiano perso gran parte del loro potere affabulatorio, ad oggi tutti quanti ne abbiamo in gran quantità…
In più penso poi che il mondo oggi sia molto più complicato di quanto non fosse all’epoca della guerra fredda in cui era chiaro chi stesse da una parte e chi dall’altra e quindi era anche più semplice proporre figure unilaterali, interamente buone o cattive.
Oggi è più difficile discernere chi sia il buono dal cattivo e ogni personaggio ha diverse sfumature al suo interno. Le stesse agenzie segrete sono sotto indagine a loro volta.
Per questo credo non sia più possibile fare dei grandi cattivi con grandi piani per conquistare il mondo
“.

La forza di Casino Royale non era solo la grande azione ma soprattutto i dialoghi eccezionali tra James Bond e Vesper Green. Ha cercato di replicare questo mix?

Decisamente non ho mai voluto fare un film che fosse tutto azione e proprio per questo ho voluto dare più importanza e risalto al personaggio di M. La sua relazione con Bond è molto interessante“.

In Quantum Of Solace vedremo la SPECTRE o qualche organizzazione simile?

Si, c’è un organizzazione che può ricordare la Spectre e si chiama proprio Quantum

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