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La Terra Degli Uomini Rossi – Birdwatchers, la recensione

La Terra Degli Uomini Rossi – Birdwatchers, la recensione

Di Gabriele Niola

La Terra degli Uomini Rossi - Birdwatchers Poster Italia 01Regia: Marco Bechis
Cast: Claudio Santamaria, Chiara Caselli, Ambrósio Vilhava, Abrísio da Silva Pedro
Durata: 108 minuti
Anno: 2008

Reduce dalle molte lodi veneziane esce subito da noi La Terra Degli Uomini Rossi, l’ultimo film di Marco Bechis, come al solito realizzato in Sudamerica.
“Poteva essere tranquillamente un western” si è detto di questa storia di frontiere/proprietà e riappropriazioni di terra, ma poteva anche essere un film tenuto in un incredibile e complicatissimo equilibrio (gli indio hanno tutte le ragioni del mondo a rivolere le loro terre e insieme ad esse la propria identità ma del resto anche i fazenderi non possono regalare la propria terra e i propri animali di punto in bianco subendo silenziosamente l’invasione) invece Bechis sceglie di stare dalla parte degli uomini rossi (si pensi anche solo al titolo), ritraendo anche con un po’ di manicheismo i “bianchi”.

Dotato di alcune intuizioni veramente forti (la scena dell’indio che in risposta al fazendero mangia la terra, quella dell’amore nel fiume tempestato da pioggerellina e quella straordinaria del piccolo sciamano che con un solo gesto diventa nero come la notte) La Terra Degli Uomini Rossi fa la scelta vincente di puntare sulle immagini più che sui dialoghi (scarni e a tratti un po’ banali) giocando chiaramente tutto quanto sul contrasto cromatico tra i rossi della terra e il rosso della pelle rispetto ai colori più freddi dei fazenderi.

Marco Bechis non è come i birdwatchers del titolo (la moglie del fazendero e i suoi amici) che guardano la natura da lontano, ma vuole essere come gli indio che la natura la vivono, la subiscono, la uccidono e la mangiano.

La cosa migliore tuttavia sembra la ricerca di un modo di mettere in scena diverso dal solito. L’architettura della storia in fondo non è nulla di radicale (un gruppo indigente occupa un terreno, i più ricchi se la prendono, cercano un rimedio legale, non trovandolo si fanno giustizia e scatta una guerra, di sfondo amori giovanili e sesso maturo) ma è mostrata con moltissima intelligenza e originalità prendendo la parte degli indio, dando solo la “loro visione” della realtà principalmente attraverso soluzioni cinematografiche, non con le parole ma con le immagini e con il montaggio.

Lo si vede chiaramente nella rappresentazione di un mondo dove gli spiriti malvagi in cui credono i nativi esistono davvero, dove la magia compie il suo rito (vedi l’impiccagione finale non riuscita o le mucche morte) e dove si comprendono solo le azioni degli indio (non viene spiegato come mai il procuratore non cacci i nativi che occupano abusivamente la terra del fazendero) o nelle inquadrature riservate al punto di vista indio (per fare solo un esempio eclatante nella citata scena dell’indio che mangia la terra in quel momento molto importante ad essere inquadrato non è lui che compie l’atto ma il suo punto di vista cioè i bianchi che guardano).

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