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La Mummia – La Tomba Dell’Imperatore Dragone, la recensione

Di Gabriele Niola

La Mummia - La tomba dell'imperatore dragone Teaser Poster ItaliaRegia: Rob Cohen
Cast: Brendan James Fraser, Maria Elaine Bello, Jet Li, Michelle Yeoh
Durata: 112 minuti
Anno: 2008

La Mummia 3 (premetto che non ho visto il 2) è Tomb Raider II, il videogioco non il film.
Non è scritto da nessuna parte e dunque deduco che non sia ufficiale ma nonostante la trama abbia molte diversità anche fondamentali l’impianto è esattamente il medesimo e soprattutto sono molto somiglianti alcune ambientazioni.
La cosa è curiosa perchè non è stato preso esattamente il plot ma sono stati rimescolati gli elementi cardinali della trama del gioco per farne una nuova (adattata alla saga) cercando di mantenerne il fascino vincente attraverso alcune suggestioni visive e alcuni elementi focali.

La cosa è evidente subito nella casa dei due avventurieri che per cimeli, costruzione e ambiente (Inghilterra) subito mi aveva ricordato quella di Lara Croft (il film era appena iniziato e non sospettavo minimamente ci potessero essere altri punti in comune con il gioco), dopodichè la storia si snoda attorno alla muraglia cinese, coinvolgendo un pugnale come oggetto magico (cioè elemento della storia in grado di determinare lo scioglimento dell’intreccio e il raggiungimento dell’obiettivo finale), i guerrieri di Xi’an e poi si va in aereo (un modello quasi uguale a quello del gioco) sull’Himalaya e c’è un drago.
Tutti elementi presenti nel gioco e mostrati secondo le medesime direttive. Non che ci sia nulla di male, anzi. L’idea di rielaborare gli elementi vincenti di un racconto per un medium e farne uno nuovo su un altro è assolutamente affascinante.

Peccato poi che nonostante la continua azione e nonostante Jet Li io ad un certo punto stessi per avere un colpo di sonno e mai mi era capitato vedendo un film d’avventura, per di più durante una sequenza d’azione.

Per gli amanti delle polemiche geopolitcocinematografiche il film è abbastanza sottilmente anticinese (nonostante la presenza di Jet Li e Michelle Yeoh), lo si vede dalla prospettiva unilaterale con la quale è mostrato il contrasto tra cultura occidentale e cultura orientale. Si tratta del medesimo principio “uno dei nostri vale 100 dei vostri ed è anche più carismatico” che guidava anche i film antisovietici della guerra fredda. E poi soprattutto è evidente dal fatto che la ragazza asiatica incaricata di essere la bella del film non ha dei tratti rigorosamente cinesi ma molto occidentalizzati.

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