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Jean Claude Van Damme, l’Asia in America

Jean Claude Van Damme, l’Asia in America

Di Gabriele Niola


Dopo Chuck Norris il nome più noto del cinema di arti marziali americano è probabilmente un non-americano, cioè il belga Jean Claude Van Damme, autentico campione di arti marziali arrivato in America per fare soldi con il cinema e subito distintosi per la sua atleticità.

L’importanza di Van Damme, ancora una volta, è tutta nel suo fisico, potente ma anche atletico. Oltre ad essere stato realmente un campione di arti marziali ha fatto anche 5 anni di balletto che ricorda come terribili: “Se puoi sopravvivere ad un allenamento di balletto puoi sopravvivere a qualsiasi tipo di allenamento“.
Si tratta della prima figura “ibrida” del mondo della arti marziali. Prima di lui il mondo di chi praticava o fingeva di praticare kung fu nei film si divideva in veri lottatori e finti lottatori. Van Damme è il primo ad avere una preparazione di ballo, cosa che si troverà sempre di più andando avanti.
Tra le prime opere a cui prende parte ci sono film di danza come Breakin’ e nonostante nei film che interpreterà poi non avrà bisogno di ballare ma di menare, la preparazione da balletto gli conferisce un modo di stare sulla scena differente e ovviamente un differente rapporto con l’armonia dei movimenti. Se infatti le arti marziali sono note per l’importanza che danno all’armonia del gesto, il balletto incrementa ancora di più tale tendenza.

Rispetto a Chuck Norris, che portava sostanzialmente il suo roundhouse kick in giro per diversi set, Van Damme fa veri film di arti marziali incentrati sulle dinamiche classiche (sfida, sconfitta, allenamento, vittoria). Il suo è cinema puro di serie B e i primi ruoli sono tutti da cattivo (come quello celebre in Kickboxers) ma nonostante questo la sua notorietà sale in breve alle stelle e già con Senza Esclusione di Colpi è cult.

Come tutti i migliori del proprio genere nei suoi film Van Damme mostra le estensioni (im)possibili del proprio corpo. Celebri sono i suoi calci girati e le spaccate senza precedenti.
Concentrando tali parti solitamente nelle sequenze di allenamento realizza un campionario straordinario di atti fisici estremi, trovando in tal modo (e nella contaminazione con personaggi, storie e ambientazioni asiatiche) forse la miglior strada per un cinema di arti marziali statunitense.

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